venerdì 27 dicembre 2019

LA GELOSIA

La gelosia nasce soprattutto dall’umiliazione che ciascuno di noi ha subito nei primi anni della propria vita quando è stato messo in ginocchio, piangente, di fronte a una qualsiasi immagine dell’autorità. Questa stessa immagine-fantasma è l’antagonista occulto che ci accompagna, angelo custode all’aspetto di Frankestein, pronto a rinnovare la sua impresa spezzandoci nuovamente nell’umiliazione; ed ha come alleato la parte di noi che, per avere già acconsentito, sa di poter cedere nuovamente. In questo senso la vera paura celata dalla gelosia è quella del tradimento di noi stessi, non già di quello altrui. Ancora, essa nasce dall’immagine culturale, patriarcale e cristiana in particolare, della donna come proprietà da difendere e della sua (per il tutto una parte) vulva come ricettacolo passivo. In questa logica noi raffiguriamo noi stessi come i soli autorizzati allo stupro: dagli altri temiamo lo stesso stupro che noi immaginiamo di poter compiere legalmente.
Così ancora una volta si umiliano il corpo e l’amore, e si rinnega prima di tutto in sé e poi negli altri il fuoco che accende di vita il corpo e gli dona tutta la grazia della divinità.
Nella visione pornografica cristiana dello stupro e del sesso, inteso come peccato e cosa immonda, sta la chiave della nostra avarizia prima di tutto nei nostri confronti e poi in quelli degli altri.
Insomma, la gelosia umilia chi è geloso doppiamente: prima di tutto perché lo inginocchia di fronte ad un fantasma del passato, ripetendo così una esperienza traumatica infantile; e poi perché avvilisce l’oggetto d’amore così che, tradito l’amore, si trasformerà in oggetto disprezzo.

lunedì 23 dicembre 2019

IL PENSIERO-SUONO


Non vi è dunque né materializzazione dei pensieri, né spiritualizzazione dei suoni, ma si tratta del fatto per cui il pensiero-suono implica divisioni e per cui la lingua elabora le sue unità costituendosi tra due masse amorfe. Ogni lingua crea dunque il proprio repertorio di significati articolando arbitrariamente la massa di per sé amorfa del pensiero. In questo senso il significato è linguisticamente autonomo: non esistono significati prima, al di fuori o indipendentemente dalla lingua; il significato nasce all'interno del sistema linguistico ed è un'entità tutta linguistica. 
Il ruolo caratteristico della lingua di fronte al pensiero non è creare un mezzo fisico materiale per l'espressione delle idee, ma servire da intermediario tra pensiero e suono in condizioni tali che la loro unione sbocchi necessariamente in delimitazioni reciproche di unità. Il pensiero, caotico per sua natura, è forzato a precisarsi decomponendosi.  

domenica 15 dicembre 2019

VOLUNTEERS – Jefferson Airplane

Woodstock 1969, quando i Jefferson Airplane si presentano sul palco, Grace Slick dichiara che se fino a quel momento ci sono stati gruppi “duri”, ora c’è un nuovo genere. Poi mentre il gruppo attacca Volunteers, annuncia come super ospite il pianista Nicky Hopkins. Purtroppo questo brano scatenato e rivoluzionario sarà sfumato nel film, sicuramente per motivi di censura. La multinazionale Warner Bross non ama certo sentir cantare: 
"Guardate cosa sta accadendo fuori nella strada:
è la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Hey sto danzando giù nella strada,
è la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Non è sorprendente tutta la gente che incontro?
E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Una generazione è invecchiata
una generazione ha trovato la sua anima.
Questa generazione non ha mete da raggiungere:
raccogliete il grido.
Hey, adesso è il momento per voi e per me.
E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Su, venite, stiamo marciando verso il mare,
è la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Chi vi spazzerà via?
Saremo noi. E chi siamo noi?
Siamo i volontari d’Amerika,
i volontari d’Amerika,
i volontari d’Amerika!"
Grandi dinosauri del paleolitico californiano, i Jefferson Airplane (diventati Starship con il progresso tecnologico) volano da oltre venticinque anni nei cieli di San Francisco; in gioventù erano il complesso più audace del movimento psichedelico, del radicalismo hippie, dell'utopismo ecologico. A fondare il gruppo è nel 1965 Marty Balin. Entrato in società con amici nell'acquisto di un locale, il Drinking Gourd, ha l'intuizione di rinnovarlo sulle basi del nuovo rock emergente: lo ribattezza dunque Matrix e si mette a organizzare una house hand in quel posto, cercando musicisti che accompagnino lui, cantante. In breve trova i chitarristi Paul Kantner e Jorma Kaukonen, la cantante Signe Tole Anderson, il contrabbassista Bob Harvey e il batterista Jerry Peloquin: prendono nome Jefferson Airplane e sfoggiano un repertorio modellato sul folk rock
appena nato, con echi della tradizione americana combinati con la  musica di Beatles, Byrds e Dylan. Le esibizioni al Matrix suscitano scalpore e una potente major come la Rca è pronta a ingaggiare il complesso fin dall'autunno 1965, portandolo in studio qualche mese più tardi per il long playing d'esordio Takes off 1966, molto
ingenuo e derivativo: la formazione di queste prime sessions è già  cambiata rispetto agli esordi, con il batterista Skip Spence al posto di Peloquin e bassista Jack Casady invece  di Harvey. Il 1967 è l'anno d'oro della scena di San Francisco, che vive giorni esaltanti nel nome della nuova musica ispirata da droghe. pace e amore. I Jefferson sono alla testa del nuovo movimento, con una formazione ancora una volta rivoluzionata ma finalmente stabile: non ci sono più Skip Spence e  Signe Anderson, ma il nuovo batterista Spencer Dryden e la cantante Grace Slick, già celebre nell'ambiente cittadino come leader della Great Society. Proprio la Slick, con la sua personalità e il fascino prepotente, conferisce al gruppo quel plus che faceva difetto: energia, grande presenza scenica ma anche due canzoni vincenti come Somebody To Love e White Rabbit. Scritti a suo tempo con il primo marito Jerry Slick, quei brani diventeranno la chiave di volta dei nuovi Jefferson e i pezzi forti del loro secondo long playing, Surrealistic Pillow, colonna sonora dell'estate più bella di San Francisco, quella del 1967. L'album fa uscire il complesso dal bozzolo e lo impone clamorosamente in testa alle classifiche  statunitensi: la musica ha perso la timidezza degli esordi e traccia fantastici disegni di folk rock psichedelico, come dimostrano anche i pezzi di Marty Balin, principale autore del gruppo. Il successo ottenuto dal long playing e la fama acquisita nel corso di  leggendarie esibizioni ancora al Matrix, al Fillmore Auditorium e al festival di Monterey spingono i Jefferson a insistere sulla via della
sperimentazione psichedelica e a  “cogliere l'attimo fuggente” della civiltà di San Francisco in un disco audace e free form come After Bathing At Baxter's, uscito nel novembre 1967. Quelle del disco smettono di essere semplici canzoni ma diventano lunghe suite lunatiche con spazio all'improvvisazione, come dimostra soprattutto il deliquio chitarristico di Kaukonen in Spare Chaynge e il gusto rumoristico a "collage" che deve qualcosa alle Mothers Of Invention; tra i brani, un omaggio all'adunata hippie dello Human Be-In, Saturday Afternoon, e una delle più incantevoli fiabe Slickiane, Martha. Echi di quel mondo in fermento si colgono ancora con un tono però più  tranquillo, sul successivo Crown Of Creation del 1968; alla tempesta sonora di House At Pooneil Corners fanno riscontro deliziose ballate come Lather (da una poesia di James Joyce) e Triad (vietatissima canzone sull'amore libero, di David Crosby). Con quelle opere e un'attività in concerto sempre intensa, testimoniata dal live Bless Its Pointed Little Head del 1969. Il successo non ha intaccato il loro gusto polemico e la voglia di prese di posizione radicali. Lo dimostra nell'estate 1969 un album crudo come Volunteers, violenta satira antimilitarista in linea con la protesta studentesca nei campus e con il movimento delle «pantere bianche» di Jerry Rubin.

mercoledì 4 dicembre 2019

7:19 di Jorge Michel Grau

Città del Messico, 19 settembre 1985. Primo mattino, in un edificio governativo: tutti i dipendenti vengono convocati per una riunione straordinaria. Mentre prendono posto, improvvisamente un violento terremoto li seppellisce sotto nove strati di cemento e lamiere contorte. Bloccati tra le macerie del palazzo, i pochi sopravvissuti, tra cui Martin, il guardiano notturno, e Fernando, alto funzionario dello stato, sono lasciati soli nell’oscurità, aggrappati alle loro vite e in disperata attesa di aiuto.
Brividi e nostalgia accompagnano i miei ricordi. Non è tanto il terremoto in sé, gli oggetti che rimbalzano, o le vertigini. Non sono nemmeno la paura o l’ansia che mi sono rimaste. Mio padre stava portando me e mio fratello in macchina, lungo la Havre Avenue a Città del Messico, quando improvvisamente decine di edifici sono crollati come i giocattoli di carta, in un attimo. Mi sono rimasti impressi gli odori. Ricordo l’odore di gas che fuoriusciva dai tubi in frantumi sotto centinaia di tonnellate di macerie. Mi ricordo l’odore della morte che sentivo nel naso. È accaduto di mattina molto presto. Ricordo quell’odore che mi ha insegnato cosa fosse la morte. C’è un detto nel mio paese, una battuta che ha un fondo di verità, si dice che hai già qualcosa da raccontare ai tuoi nipoti. E sì, questo è quello che voglio dire loro: erano le 7:19 del 19 settembre 1985. Io avevo dodici anni. Un terremoto distrusse gran parte di Città del Messico, lasciando migliaia di persone sepolte sotto le macerie e altre migliaia senza più niente. Così la catastrofe ha raggiunto il Messico. La più grande tragedia ha colpito un paese che non era pronto a farle fronte.
Jorge Michel Grau è nato in Messico, diplomato in regia al Centro de Capacitación Cinematográfica, inizia la sua carriera producendo documentari culturali e programmi educativi. Nel 2004 si specializza alla Escola Superior de Cinema y Audivisuals de Catalunya di Barcellona e in seguito studia regia teatrale alla Escuela de Teatro de la Universidad Nacional. Tra il 2003 e il 2007 gira numerosi cortometraggi tra cui Mi hermano e Kaliman, mentre nel 2010 gira il suo primo lungometraggio, Somos lo que hay, selezionato per la sezione Quinzaine des Réalisateurs a Cannes e premiato ai Festival di Chicago, Montreal e Austin. Grau è anche docente di produzione cinematografica per la facoltà di Scienze Sociali dell’Università nazionale autonoma del Messico.

giovedì 28 novembre 2019

Il Potere della Memoria

La produzione di documenti che devono fornire lo stock e la base della memoria collettiva e il risultato di scelte e manipolazioni destinate ad imporre al futuro una visione orientata dal passato. Il documento non è innocente, esso serve ad avvertire, esso deforma quanto informa, impone un punto di vista durevole, è un documento/monumento.
Da ultimo, gli psicologi e gli psicanalisti hanno insistito, sia a proposito del ricordo, sia a proposito dell'oblio, sulle manipolazioni, consce o inconsce, esercitate sulla memoria individuale dall'interesse, dall'affettività, dall'inibizione, dalla censura.
Analogamente, la memoria collettiva ha costituito un'importante posta in gioco nella lotta per il potere condotta dalle forze sociali. Impadronirsi della memoria e dell'oblio è una delle massime preoccupazioni delle classi, dei gruppi, degli individui che hanno dominato e dominano le società storiche. Gli oblii, i silenzi della storia sono rivelatori di questi meccanismi di manipolazione della memoria collettiva. 
Il potere sulla memoria ha dato origine ad aspre lotte sociali e politiche e a continui sforzi da parte dello Stato per accaparrare la memoria collettiva.

martedì 19 novembre 2019

Il mondo alla rovescia (Diggers)

Nel 1649
Sulla collina di St George
Una banda di straccioni che chiamavano Zappatori
Giunse a manifestare la volontà del popolo.
Sfidarono i proprietari terrieri
Sfidarono le leggi
Erano i diseredati
Che reclamavano ciò che spettava loro.
Veniamo in pace, dicevano
Per zappare e seminare.
Veniamo a lavorare la terra insieme
E a far fiorire le lande incolte.
A questa terra divisa
Restituiremo l’integrità
Affinché possa essere
Un tesoro comune, per tutti.
Il peccato della proprietà
Noi disprezziamo.
Nessuno ha diritto di comprare e vendere
La terra per profitto personale.
Con il furto e l’assassinio
Si sono impadroniti delle terre.
Ora ovunque i muri
Si ergono al loro comando.
Fanno le leggi
Per incatenarci meglio.
I preti ci abbagliano con il paradiso
O ci condannano all’inferno.
Non adoreremo
Il Dio che servono.
Il Dio dell’avidità che nutre i ricchi
Mentre i poveri muoiono di fame.
Lavoriamo, mangiamo insieme
Non abbiamo bisogno di spade.
Non ci inchineremo ai padroni
Né pagheremo il fitto ai signori.
Siamo uomini liberi
Anche se siamo poveri.
Zappatori tutti, ribellatevi, per la gloria
Ribellatevi ora!
Dai possidenti
Giunsero gli ordini.
Mandarono i mercenari e i soldati
Per spazzare via gli Zappatori
Demolire le loro case
Distruggere il loro granturco.
Vennero dispersi,
Soltanto la visione perdura.
Poveri, fatevi coraggio.
Ricchi, fate attenzione.
La terra è stata fatta tesoro comune
Perché tutti la condividano
Tutto in comune
Un solo popolo
Veniamo in pace.
E giunse l’ordine di falciarli via tutti.
"Ho scritto questa canzone nel 1974...E' la storia della Comune dei Diggers del 1649 e della loro visione della terra come 'tesoro in comune'. È diventata una specie di inno per diversi gruppi radicali, specialmente da quando Billy Bragg la ha incisa [1985], e non è adattata da nessun'altra canzone. Il titolo è tratto dal libro di Christopher Hill sulla Rivoluzione Inglese." (Leon Rosselson)
Nonostante le affermazioni di Leon Rosselson, di questa canzone di epoca moderna, è quantomeno probabile che, almeno nello spirito, essa si ispiri o abbia reminiscenze da The Diggers’ Song (o Levellers and Diggers) composta da Gerrard Winstanley, leader del movimento egualitario dei Diggers.
Diggers (in italiano: zappatori o scavatori) è il nome con cui sono conosciuti alcuni gruppi di cristiani protestanti e ruralisti che, ai tempi della rivoluzione inglese, si unirono per lavorare le terre comuni secondo principi comunitari. In Inghilterra nacquero diverse comunità di diggers, la più nota delle quali è quella del Surrey, nata a Saint George's Hill e poi trasferita a Little Heath (entrambe le località si trovano nei pressi di Cobham), che ebbe come principale portavoce Gerrard Winstanley. Il termine Diggers, che significa "zappatori", deriva da un passo della Bibbia contenuto negli Atti degli Apostoli, in cui questi ultimi suggeriscono la pratica di un determinato stile di vita basato sulla fede in Cristo e sul comunitarismo. Cercarono inoltre di riformare l'ordine costituito con i loro principi egualitaristici e con la creazione di piccole e rurali comunità di fedeli. Insieme ai Livellatori, i Diggers furono tra i gruppi di dissenzienti inglesi durante la dittatura di Oliver Cromwell.

giovedì 14 novembre 2019

DEAR MR: FANTASY - Traffic

Dear Mr. Fantasy"batteria solida e quadrata, riff di chitarra e armonica a ricamo, grandissima prestazione bluesy di Stevie. Una cavalcata acida di British blues divenuta simbolo del primo periodo del gruppo. Mason è magico con la chitarra. 
Caro Mister Fantasia suonaci un motivo
qualcosa che ci renda felici
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza
Canta una canzone, suona la chitarra
rendila vivace

Tu sei quello che può farci ridere tutti quanti
ma facendolo ci fai scoppiare in lacrime
Per favore, non rattristarti, se fosse un'idea che ti eri fatto
Noi non abbiamo saputo nulla di te per tutti questi anni

Caro Mister Fantasia suonaci un motivo
qualcosa che ci renda felici
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza
Canta una canzone, suona la chitarra
rendila vivace

Enfant prodige del beat inglese con lo Spencer Davis Group, il tastierista e cantante Stevie Winwood non ha ancora 20 anni quando fonda i Traffic, contribuendo con brillanti idee alla nuova stagione psico-progressive della scena britannica. Con lui sono il cantante e chitarrista Dave Mason, già roadie con il Davis Group, il batterista ex Deep Feeling ed Hellions Jim Capaldi e il sassofonista e flautista Chris Wood, proveniente dai Locomotive e dai Sounds Of Blue. I quattro si uniscono nella primavera del 1967 e vanno in ritiro in una fattoria del Bethshire a registrare i Ioro primi pezzi, pubblicati dalla Island nel corso del 1967. In repertorio due 45 giri di pura psichedelia (Paper Sun e la fiabesca Hole In My Shoe), un contributo easy alla colonna sonora del film Here We Go 'Round The Mulberry Bush e un album, che esce in Gran Bretagna come Dear Mr. Fantasy e negli Stati Uniti, con un pezzo in più, come Heaven Is In Your Mind (United Artists). Lo stile  un pop rock elegante, che accanto agli slanci blues tipici di Winwood conosce libere aperture strumentali con gusto jazz (Smiling Phases) e anche abbandoni romantici (No Face, No Name, No Number), pezzo forte è la trascinante Dear Mr. Fantasy, da cui trarrà spunto Paul McCanney qualche mese più tardi per la coda strumentale di Hey Jude. II gruppo compare come ospite d'onore nel "Magical Mystery Tour" dei Beatles.

mercoledì 6 novembre 2019

JOHNNY GUITAR di Nicholas Ray

Johnny Guitar, già galeotto e pistolero, lavora nel saloon della sua ex amante Vienna. Una grossa società che vuole impossessarsi del locale cerca di scacciarne la proprietaria, mentre la popolazione del luogo, aizzata dalla perfida e intrigante Emma, vuole addirittura linciarla, ritenendola responsabile d'una rapina. Vienna, con l'aiuto di Johnny, esce vittoriosa dalla lotta dopo aver perso il saloon in un incendio appiccato dai suoi nemici.
"Questo film ha un certo peso, sotto molti punti di vista. Siamo partiti da un romanzo di nessun valore. Yordan e io abbiamo lavorato come dannati alla sceneggiatura per cercate di dare importanza al fattore tempo. E mi sarebbe piaciuto che le nostre idee sui veri momenti che si nascondono dietro una emozione legittima fossero state espresse ancor più chiaramente". 
(Nicholas Ray, citato in G. Sadoul “Il cinema”, Sansoni, Firenze 1968) 
"Possiamo dire che il cowboy solitario abbia cominciato a cavalcare sulle pianure del West con il cavaliere della valle solitaria di George Stevens, John Farrow e  Nicholas Ray, autori rispettivamente di Hondo e Johnny Guitar, furono i primi volgarizzatori del nuovo personaggio che doveva avere tanta fortuna negli anni successivi. Il cowboy solitario è il frutto della crisi hollywoodiana. Il western aveva bisogno di nuovi eroi ma non poteva ricorrere a quelli vecchio stile perché nuove esigenze del pubblico e nuovi criteri di produzione impedivano la rinascita dei “serial” o comunque dell'eroe fisso. Occorreva trovare un modello nel quale potessero calarsi di volta in volta i grandi divi: uno scafandro anonimo da immergere in qualsiasi avventura e situazione"
(J.L. Rieupeyraut e André Bazin, “Il Western”, Cappelli, Bologna 1957)

mercoledì 30 ottobre 2019

PETIZIONE DI UN LADRO A UN RE VICINO di Pierre François Lacenaire

Sire, di grazia, statemi a sentire:
Sire, io vengo dalla prigione
Io sono ladro, voi siete re
agiamo allo stesso modo, manco fossimo fratelli
Le persone per bene mi fanno orrore
Io ho il cuore duro e l’animo vile
Sono senza pietà, senza onore
Ah, fatemi sindaco d’una città.

Bene! Già mi ci vedo, come sindaco:
ma, sire, è ben poco io penso
L’appetito mi vien mangiando
Andiamo sire, un po’ d’indulgenza
Sono astioso come un cane ringhioso.
Ho la malizia d’un vecchio scimmione
In Francia io varrei un Gisquet
Fatemi prefetto di polizia.

Grand Dio! Altro che se sono un buon prefetto!
Ogni prigione è troppo piccola
questo mestiere pertanto non è fatto
io lo sento bene, per dar merito a me.
io so ingoiare un budget
so fare imbrogli in un registro
firmerò “Suddito vostro”
Ah, fatemi ministro!

Sire, che vostra maestà
non pigli collera
io conto sulla vostra bontà
perché la mia richiesta è temeraria
io sono ipocrita e villano
la mia dolcezza non è che una gramigna
io ho fatto….impiccare mio cugino
Sire, datemi il posto vostro!

giovedì 24 ottobre 2019

Una consapevolezza che strappa l’essere al sembrare

Il processo rivoluzionario non potrà avere mai più i tratti esclusivi della guerra civile, i tratti della Comune di Parigi o della Mackhnovicina. Ma è sempre più probabile che la produzione «in vitro» della guerra civile, lo spettacolo speciale pirotecnico e sensazionale del terrorismo teleguidato, ottenga un relativo successo, e di conseguenza un relativo coinvolgimento di una parte del proletariato rivoluzionario nella sua pratica alienata. E proprio attraverso l’esperienza vissuta di questa alienazione, apparirà sempre più chiaro il necessario passaggio alla fase ultimativa del processo: la disgregazione attivamente perseguita, la liquidazione «armata (con tutte le anni necessarie) dell’universo concreto in cui il capitale assolutamente dominante realizza la propria valorizzazione. La vera guerra civile si scatena a partire dall’interno di ogni essere: nella maturazione accelerata «di una consapevolezza che strappa l’essere al sembrare, il vero all’apparente, la realtà in processo alla rappresentazione in dissolvimento, una consapevolezza che rifiutando insieme l’essenza selvaggia della guerra e l’essenza mortifera della «civiltà» superi entrambe nell’affermazione «incivile» della propria assoluta estraneità al mondo delle apparenze, e che lo combatte per liquidarlo concretamente una volta per sempre. La lotta sarà armata, perché si seppelliscano per sempre gli strumenti di morte. Distinguere i rivoluzionari armati dai sicari della falsa guerra sembrerà talvolta difficile, ma lo sembrerà soltanto, e non alla dialettica radicale: il corpo proletario della specie si è riconosciuto istantaneamente nei fatti di Detroit, di Danzica, di Stettino, e altrettanto istantaneamente si riconoscerà nei tratti inconfondibili delle insurrezioni vitali.

martedì 15 ottobre 2019

THE HOUSE OF THE RISING SUN - The Animals

Nel 1964 la musica inglese invade gli Stati Uniti. I Beatles piazzano sei diversi 45 giri al numero 1. Sono primi anche Petr e Gordon, Manfred Mann e gli Animals con The House of The Rising Sun. È una canzone folk tradizionale di un autore sconosciuto. Eric Burdon già a 10 anni era rimasto colpito dalla versione di Josh White. Sono già nati gli Animals a Newcastle quando ascolta e apprezza una versione di Bob Dylan. Chiede allora ad Allan Price di riarrangiarla. Il risultato è sorprendente: dopo l’iniziale arpeggio di chitarra, l’organo di Price accompagna magnificamente la voce sempre più struggente di Eric. Si tratta della prima registrazione in studio, ma il brano dura più di 4 minuti. Troppo per la Columbia, che decide di far debuttare il gruppo con Baby Let Me Take You Home, 21° in classifica Poi, finalmente, la casa discografica decide per The House of The Rising Sun. È primo in patria, negli Stati Uniti e in tanti paesi nel mondo. In Italia viene incisa come "la casa del sole”, da Marcellos Ferial, Cousins, Guidone, Luigi Chiocca, Fausto Billi, Riki Maiocchi. Eric Burdon per IO anni, il periodo di crisi seguito  alla morte del suo amico Jimi Hendrix, si rifiuterà di cantarla nonostante le richieste del pubblico. "Poi, una sera finito il concerto ero già nel mio camerino, la gente non andava via. Ho sentito il chitarrista che ha attaccato con l'arpeggio un boato immenso. Sono corso sul palco furioso con lui, ma sono stato rapito dall’energia, portato al microfono e, senza rendermene conto ho ricominciato a cantarla. Ho capito che sarà per sempre nella mia vita".
House Of The Rising Sun

C'è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo,
e Dio, so di essere uno di loro

mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d'azzardo
giù a New Orleans

ora l'unica cosa di cui ha bisogno un giocatore d'azzardo
è una valigia e un bagagliaio
e l'unica volta che è soddisfatto
è quando è completamente ubriaco

[Assolo d'organo]

oh mamma dì ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
passate la vostra vita nel peccato e nella miseria
nella casa del sole nascente

beh, ho un piede sulla banchinae l'altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
per mettere quella palla al piede

beh, c'è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo,
e Dio, so di essere uno di loro
Probabilmente il più grande gruppo di R&B bianco dei primi anni Sessanta, comunque uno dei più influenti sulla scena britannica. Originari di Newcastle, gli Animals derivano da una formazione attiva già dalla fine degli anni Cinquanta, i Kansas City Five, il cui nucleo era costituito dal pianista Alan Price (County Durham,  1942), dal batterista John Steele (Gateshead, 1941) e dal cantante Eric Burdon (Newcastle, 1941), in origine trombonista. Nel 1962 Price abbandona il gruppo e va a raggiungere i rivali Kontours, dove trova il bassista  Bryan 'Chas' Chandler (Newcastle, 1948); anche Burdon lascia e per un po' si muove senza fortuna a Londra. La storia riprende a Newcastle all'inizio del 1963 con un nuovo complesso, l'Alan Price Combo, dove sono il leader, Burdon, Steele e Chandler; dopo un abortito tentativo con una sezione fiati, i quattro prendono con sé il chitarrista Hilton Valentine (Worth Shields, 1943), ex Wild Cats, e si ribattezzano Animals. Ingaggiati dal manager Mike Jeffries, gli Animals si distinguono con una serie di belle esibizioni al Crawdaddy Club di Londra e al Club A Go-Go di Newcastle, accompagnando anche l'armonicista blues Sonny Boy Williamson prima di esordire su disco con la cura del produttore Mickie Most. I primi due singoli sono adattamenti di brani tradizionali americani, entrambi già ripresi da Bob Dylan (e da Josh White); ma se Baby Let Me Take You Home arriva solo al 21 posto delle charts britanniche, House Of The Rising Sun si spinge al numero 1 e impone la sigla Animals in tutta Europa e anche negli Stati Uniti. 




sabato 5 ottobre 2019

L'ANNO SCORSO A MARIENBAD di Alain Resnais

In un palazzo (che può essere albergo, casa di cura o altro) immenso, barocco, uno sconosciuto (“X”) fa credere a una giovane donna (“A”) di averla già incontrata tempo prima a Marienbad, o altrove. Verità? follia? errore di persona? immaginazione? Comunque sia, la donna, già legata a un altro uomo (“M”), viene irretita dalla loquela dello sconosciuto e, alla fine, dopo un ultimo tentativo di resistergli, pane con lui (ma 
parte davvero?) verso qualcosa di ignoto: l'amore? la  poesia? la libertà? la  morte?
(L'anno scorso a Marienbad) non pretende di sopprimere radicalmente ogni intrigo, ma piuttosto di servirsene con tale disinvoltura da edificare altra cosa: un racconto cinematografico. Vi si  possono dunque reperire temi psicologici più o meno consacrati come la persuasione per mezzo della parola, la paura davanti all'elemento sconosciuto, la violazione come unione rituale  ecc.. Infine vi si fa grande uso di elementi classici del nostro mondo mentale moderno: la ripresentazione di serie non casuali, la realtà materializzata dell'immaginario, attualismo del passato o del futuro e una combinazione dei tempi in generale. L'anno scorso a Marienbad non è il solo tentativo di questo genere. I suoi autori si sentono al contrario incoraggiati nel loro rigore dalla certezza che essi lavorano sulla strada verso la quale si avvia più o meno inconsciamente tutto il cinema  contemporaneo. 
(Alain Resnais, “ L'Unità”, 10 gennaio 1961) 
Che cosa fanno [i personaggi] quando sono altrove? Si sarebbe tentati di rispondere: nulla! Altrove, essi non esistono. Quanto al passato che il protagonista introduce di forza in questo mondo chiuso e vuoto, si ha l'impressione che egli lo inventi man mano che parla, qui e subito. Non esiste un anno scorso, e Marienbad non esiste più su alcuna carta geografica. Questo passato non ha alcuna realtà al di fuori dell'istante in cui è evocato con tanta forza. Senza dubbio il cinema è un mezzo d'espressione predestinato per questo genere di trama. La caratteristica essenziale dell’immagine è la sua presenza. Mentre la letteratura dispone di tutta una gamma di tempi grammaticali si può dire che, nell'immagine, i verbi sono sempre al presente: con ogni evidenza, ciò che si vede sullo schermo sta accadendo in quel momento. 
(Alain Robbe-Grillet, “L'année dernière à Marienbad”, Les editions Minuit, Parigi 1961)  

mercoledì 25 settembre 2019

QUELLE COME ME di Alda Merini

Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive...
Quelle come me donano l'Anima,
perché un'anima da sola è come
una goccia d'acqua nel deserto...
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta...
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro...
Quelle come me cercano un senso all'esistere e,
quando lo trovano, tentano d'insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo...
Quelle come me quando amano, amano per sempre...
e quando smettono d'amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita...
Quelle come me inseguono un sogno...
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero...
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell'anima...
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo...
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime...
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla...
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole...
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza...
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero...
Quelle come me sono quelle che,
nell'autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto...

mercoledì 18 settembre 2019

MELA DELLE SPINE

Oltre «mela spinosa» un nome popolare con cui viene chiamata la Datura, negli Stati Uniti è nota come «Jamestown Weed» più comunemente detta «Jimsonweed» e si riferisce soltanto alle specie orientali Datura stramonium. Il nome proviene da un incidente avvenuto nel diciassettesimo secolo, quando alcuni soldati Inglesi vennero coinvolti in una battaglia a Jamestonw, Virginia, contro una ribellione guidata dal luogotenente Bacon. Robert Beverly (circa 1673-1722), nella sua History and Present State of Virginia (1705) descrive ciò che era accaduto: “La James Town Weed (che assomiglia alla Mela Spinosa del Perù con la quale l’avevo scambiata) è considerata nel nostro mondo uno dei maggiori rinfrescanti. Poiché è una delle prime piante della stagione, viene raccolta quando è ancora giovane per farne un’Insalata bollita, la qual cosa venne fatta da alcuni soldati inviati colà per sedare la rivolta di Bacon; e parecchi di loro ne mangiarono in abbondanza, e il risultato del suo effetto fu una simpatica commedia; per parecchi giorni essi erano in preda a una specie di naturale follia. Uno di essi soffiava su una piuma facendola volteggiare per aria mentre un altro gli lanciava delle freccette con una notevole furia, e un altro ancora se ne stava completamente nudo seduto in un angolo, come una scimmia, sogghignando e facendo gran smorfie davanti a tutti; un quarto lo baciava appassionatamente dando gran manate ai compagni sorridendo beffardamente davanti a tutti, con un contegno ancora più beffardo di quello di un buffone olandese. Per via di questo loro stato vennero rinchiusi per evitare che nella loro follia si uccidessero, nonostante ciò tutte le loro azioni sembravano frutto dell’Innocenza e di bontà. Non erano molto puliti, e se non vi avessimo prestato la nostra attenzione si sarebbero rotolati nei loro escrementi. Dopo aver fatto un migliaio di giochetti infantili, e dopo undici giorni, ritornarono in sé. Non ricordavano nulla di quanto fosse loro accaduto.” I soldati affermavano di aver raccolto la Datura stramonium credendo che fosse un’erba atta a insaporire i cibi, ma è molto probabile che essi in effetti fossero stati messi al corrente del suo effetto inebriante dagli abitanti della Virginia, che usavano la Datura nei riti di iniziazione dei ragazzi.

martedì 10 settembre 2019

BORN TO BE WILD – Steppenwolf

Born to Be Wild è secondo nella classifica d’oltre oceano. Il ritmo è incessante e pulsante, la chitarra di John Kay distorta e sbriciolata: diventerà la bandiera degli Steppenwolf e di un’intera generazione. Inserito, l’anno successivo, all’inizio del film cult Easy Rder, mentre Peter Fonda e Dennis Hopper viaggiano sui chopper, sarà la perfetta colonna sonora del racconto di un duro scontro generazionale in atto negli Stati Uniti. I motociclisti lo sceglieranno come inno. 

Fai correre il motore
a testa bassa sull’autostrada
cercando l’avventura
e tutto ciò che capita sulla tua strada
sì cara, fai che succeda
prendi il mondo in un abbraccio d’amore
fai fuoco con le tue pistole contemporaneamente
ed esplodi nello spazio
Mi piacciono il fumo e il lampo
il rombare del metallo pesante
gareggiando col vento
e sentendo che sono sotto
sì cara, fai che succeda
prendi il mondo in un abbraccio d’amore
fai fuoco con le tue pistole contemporaneamente
ed esplodi in cielo
come un vero figlio della natura
siamo nati, nati per essere selvaggi
possiamo scalare così in alto
non voglio morire mai
Nato per essere selvaggio
Nato per essere selvaggio
Steppenwolf, leggendaria band di hard psichedelico e una delle storiche formazioni della scena californiana. Gli Steppenwolf hanno una lunga e travagliata gestazione, avviata intorno alla metà degli anni Sessanta in Canada. Lì risiede, dal 1958 John Kay, fuggito con la famiglia dalla Germania Orientale. Nel 1967 John Kay si unisce agli Sparrows, una band formata dai fratelli Jerry e Dennis Edmonton e Nick St. Nicholas, per una serie di session edite  due anni più tardi sull’album John Kay & The Sparrows. Alla fine dell’anno il gruppo  si trasferisce in California, via New York, e lì si tuffa nei disorsini studenteschi del Sunset Strip, a Los Angeles, guadagnandosi subito la cittadinanza ordinaria. Gli Steppenwolf nascono nel 1968 con John Kay chitarra e voce, Jerry Edmonton batteria, Goldie McJohn tastiere e Michael Monarch chitarra. Il primo 33 giri SteppenWolf sale subito al sesto posto della classifica USA, in scia agli hit di Born to be Wild e The Pusher, canzoni che diventeranno due tra i più famosi inni della generazione ribelle degli anni Sessanta.   






mercoledì 4 settembre 2019

SCIUSCIÀ di Vittorio De Sica


La  guerra da poco conclusa ha distrutto le famiglie di due ragazzi romani, Giuseppe e Pasquale, che vivono facendo gli “sciuscià” (cioè i lustrascarpe per i soldati americani: dall'inglese shoe-shine) nelle vie della capitale. Con i soldi così guadagnati, essi realizzano il sogno di possedere un cavallo bianco, ma vengono messi in carcere perché invischiati senza colpa in un losco affare. Nella casa di correzione la loro amicizia è compromessa dalla soggezione a un mondo dominato da adulti autoritari, infidi, egoisti: Giuseppe evade e corre a prendere il cavallo. Pasquale Io insegue e ne provoca la morte. 
Erano i giorni che sapete, e ne avevo già visto abbastanza per sentirmi profondamente turbato, sconvolto: le donne che andavano  in camionetta con i soldati, gli uomini e i ragazzini che si buttavano a terra per afferrare le sigarette e le caramelle. Agli  adulti pensavo  meno che ai bambini: e pensavo: “adesso si che i bambini ci guardano!”. Erano loro a darmi il senso, la misura  della distruzione  morale del paese: gli sciuscià. 
(Vittorio De Sica, in “Tempo” n. 50, 16 dicembre 1954) 
Secondo un deputato, i nostri film  dovrebbero sempre finire lietamente. ci ha consigliato di chiudere lietamente tutte le nostre storie. S'incassa di più, dice. Il deputato crede che gli scrittori e i registi italiani premeditano storie tristi a ogni costo? La vita i bella, egli grida dai  banchi di Montecitorio. Quando sarà ministro mi farà arrestare perché ho concluso il soggetto di Sciuscià con una morte.   Ah, vogliono uscire indisturbati dal cinema, si accontentano di simulacri e gli uomini vivi li seppelliscono con un lampo della loro mente per non udirne i lamenti. 
(Cesare Zavattini, in “Rinascita” n. 3, marzo 1949) 



martedì 13 agosto 2019

Ricordando George Hilton

George Hilton, il cui vero nome era Jorge Hill Acosta y Lara era nato Montevideo in Uruguay 85 anni fa. Dopo gli inizi in radio, nella metà degli anni '50 si trasferisce in Argentina e appare in diversi fotoromanzi e film nazionali. . Nel 1963 era giunto in Italia seguendo l'esempio di altri attori sudamericani come Jorge Rigaud e Alberto de Mendoza, attirati dalla fiorente industria cinematografica romana. Dopo aver anglicizzato il suo nome in George, ottiene il ruolo principale in una pellicola di pirati: Il corsaro nero nell'isola del tesoro (1965) e interpreta, nello stesso anno, un emulo di 007 nel film comico Due mafiosi contro Goldginger con Franco e Ciccio. Viene lanciato nel genere western dal regista Lucio Fulci col film Le colt cantarono la morte e fu... tempo di massacro (1966), al fianco di Franco Nero ed in breve diviene un'icona nel genere. L'anno seguente partecipa infatti a ben sette produzioni del filone, alimentando la sua fama a livello internazionale ed ottenendo buon seguito soprattutto in Spagna. Diventa una delle maggiori star del cinema italiano assieme a Terence Hill, Franco Nero e Giuliano Gemma. I suo personaggi più famosi sono probabilmente quello del pistolero del west Alleluja, creato insieme al regista Giuliano Carnimeo e quello di Tresette. A partire dai primi anni '70 George Hilton, oltre ai western interpreta film di guerra, i thriller e gli horror di culto.
Le Colt cantarono e fu… tempo di massacro di Lucio Fulci
Tom Corbett, al disperato richiamo d'un vecchio amico di famiglia, Carradine, torna nel paese che lasciò fin da piccolo e trova il fratello Slim abbrutito dall'alcool, la fattoria della sua famiglia ed ogni attività commerciale nelle mani di Scott, un brutale signorotto circondato da un esercito di sicari. Appena giunto Tom tenta invano di avere spiegazioni su quel che è accaduto da Slim, che tace ostinatamente, poi da Carradine, che viene sterminato con la famiglia, e infine dalla vecchia nutrice, che è uccisa sotto i suoi occhi. Presentatosi audacemente nel ranch di Scott, nel pieno di una festa, è brutalmente percosso e frustato dal sanguinario figlio di lui, Junior. Irato per la sequela incredibile di efferatezze, Slim si scuote dalla sua apatia e si pone decisamente al fianco di Tom, rivelandogli che egli è, in realtà, figlio della prima moglie di Scott il quale, tra l'altro, ha assassinato il loro padre. L'inattesa rivelazione non distoglie Tom dai suoi propositi di vendetta. Morto Scott per mano di suo figlio Junior, i due fratellastri, uniti, compiono una totale strage degli uomini al soldo degli Scott. L'ultimo a morire sarà il sadico Junior.

Il tempo degli avvoltoi di Nando Cicero
Kitosh, giovane cowboy alle dipendenze di Don Jaime Mendoza, viene fatto picchiare a sangue dal suo padrone, poiché aveva osato corteggiare sua moglie. Pieno di rancore e di odio, Kitosh lascia il ranch e inizia la vita del fuorilegge, unendosi a un famigerato bandito, Tracy il Nero. Quando Tracy propone di compiere un'azione criminosa ai danni di Don Jaime, Kitosh, desideroso di vendicarsi sul suo ex padrone, accetta senza esitare. I due rapiscono la moglie di Don Jaime e chiedono una forte somma per il riscatto. Pur di riavere sana e salva la moglie, Don Jaime accetta di sacrificare tutto il denaro di cui è in possesso e si reca personalmente a consegnarlo ai due fuorilegge. A questo punto Tracy, approfittando della buona fede di Kitosh lo disarma e si accinge ad ucciderlo, insieme a Don Jaime e alla moglie, per fuggirsene indisturbato con tutto il denaro. Kitosh affronta Tracy e benché ferito riesce ad avere la meglio sul rivale uccidendolo. Restituito a Don Jaime il denaro del riscatto, il giovane si allontana, deciso a ricostruirsi una nuova vita.

Vado… l’ammazzo e torno di Enzo G. Castellari
Il convoglio ferroviario addetto al trasporto dell'oro della "Southern Bank" è attaccato dalla banda del celebre fuorilegge Monetero. Lo Straniero, un cacciatore di taglie da tempo all'inseguimento di Monetero, assiste non visto all'assalto senza intervenire e può così notare che, mentre il capobanda tiene a bada la scorta del convoglio, Pajondo, suo luogotenente, si è impadronito del bottino. Evidentemente esiste un appuntamento tra i due fuorilegge per spartirsi il ricavato del colpo. Terminata l'azione banditesca, infatti, Monetero si lancia sulle tracce di Pajondo, sempre pedinato dallo Straniero. Pajondo, inseguito dalle guardie, viene ucciso prima di poter rivelare a Monetero il nascondiglio dell'oro: unica indicazione del nascondiglio è un medaglione che Pajondo ha lasciato, prima di morire, al suo capo. Quando Monetero cade prigioniero delle guardie, lo Straniero riesce a liberarlo, ricevendo in cambio del suo aiuto la metà del medaglione. Durante la fuga, Monetero perde però la propria metà del medaglione che cade nelle mani di Clayton, un funzionario della "Southern Bank", anch'egli desideroso di impossessarsi dell'oro rubato.

Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri
Marcel e Deborah sono in viaggio di nozze a Ginevra: tutto sembra andare per il meglio, ma un giorno incontrano il loro vecchio amico Philip, che attribuisce loro la colpa del suicidio della fidanzata Susan. Da quel momento in poi, i due sposini sono perseguitati da Philip, che li incalza con messaggi di vendetta. Per affrontare il terrore, Deborah inizia ad assumere barbiturici. Una sera, l'ex amico penetra nella stanza da letto e tenta di uccidere la donna nel sonno: Marcel interviene, innescando una spirale di eventi drammatici che trascinano la coppia nel baratro

La battaglia di El Alamein, di Giorgio Ferroni 
Nell'estate del 1942, le truppe di Rommel avanzano in Africa, costringendo alla ritirata l'ottava armata britannica. Il generale Montgomery decide di attendere il momento favorevole per la controffensiva. Giunta l'ora, gli inglesi sferrano l'attacco. Il generale Rommel, tornato alla testa dell'"Africa Korps", dopo un assurdo ordine di abbandonare il comando impartitogli da Hitler, giudica miglior partito ritirarsi, ordinando alla divisione italiana Folgore di ritardare ad ogni costo l'avanzata britannica. Il tenente Giorgio Borri posto alla difesa di un importante caposaldo, è imbevuto di retorica fascista e crede ciecamente nella guerra. L'avventatezza con cui durante un'azione del nemico ha provocato la morte di alcuni dei suoi uomini, ha generato verso di lui tra i soldati un astio profondo, appena temperato dalla simpatia che suscita invece suo fratello Claudio, maresciallo dei bersaglieri.

Testa t'ammazzo, croce... sei morto. Mi chiamano Alleluja di Giuliano Carnimeo
In Messico, durante l'impero di Massimiliano, il pistolero Alleluja riceve l'incarico dal generale rivoluzionario Ramirez di impadronirsi di una borsa di gioielli che l'imperatore sta inviando negli Stati Uniti per ottenere in cambio delle armi. Alleluja si prepara ad agire non tanto per la ricompensa, quanto perché ha intenzione di tenere per sé l'oro. Sulla sua strada incontra, però, numerosi concorrenti: Krantz, un losco trafficante di armi, un sedicente principe russo, e una suora, che in realtà è un agente del servizio segreto degli Stati Uniti. Le circostanze inducono Alleluja ad allearsi con il russo e la suora per fronteggiare le iniziative di Krantz. Dopo un violento scontro con questi, Alleluja e il russo si spartiscono equamente i gioielli, mentre la suora, la cui missione consisteva nell'individuare e stroncare i canali del traffico di armi, riceve dal governo degli Stati Uniti un'importante decorazione.

Tutti i colori del buio di Sergio Martino
Londra. Jane è perseguitata da incubi in cui rivive un suo violento trauma dell’infanzia. Reduce da un recente incidente automobilistico che le ha provocato un aborto, la donna è accudita dal compagno Richard ma non riesce a ritrovare un vero equilibrio. Su consiglio di sua sorella Barbara tenta la strada della psicoterapia, ma intanto uno sconosciuto dagli occhi di ghiaccio inizia a perseguitarla negli incubi e nella realtà. Dopo aver partecipato a una messa nera su consiglio di una vicina di casa, Jane si illude di aver risolto i propri problemi, ma presto incubi e ossessioni riprendono il sopravvento e a poco a poco per la donna diventa sempre più difficile distinguere realtà, sogno e delirio a occhi aperti…

Lo chiamavano Tresette… giocava sempre con il morto di Giuliano Carnimeo
Tresette, fenomenale quanto pacifico pistolero, arriva a "Mela Bacata" dove viene a sapere che cercano un uomo coraggioso per trasportare un milione di dollari in oro attraverso una valle infestata dai banditi. Insieme al falso sceriffo Bamby, una sua vecchia conoscenza, accetta di trasportare lui l'oro a Dallas. Camuffando la diligenza come un carrozzone da venditore ambulante riesce sempre a sfuggire agli agguati dei banditi, anche se non sempre senza sporcarsi le mani...

Torino violenta di Carlo Ausino
Delinquenti francesi e mafiosi nostrani irretiscono modelle e studentesse, le drogano, le violentano, poi, ricattandole con foto scottanti, le avviano alla prostituzione. Contro l'infame traffico combattono il commissario Moretti e un misterioso "giustiziere" notturno dalla pistola infallibile, le cui "esecuzioni" provocano una sanguinosa lotta tra il clan dei francesi e i mafiosi. In realtà, Moretti e il "giustiziere" sono la stessa persona. Quando si vedrà scoperto da un collega, il commissario tenterà di eliminare il pericoloso testimone, ma sarà lui, invece, ad essere colpito a morte.