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martedì 15 febbraio 2022

Alchimia Vegetale

 

“La natura non dà alla luce le cose compiute, bensì tocca all'uomo compierle. L'alchimia è tale  compimento.  L'alchimista è il fornaio, poiché cuoce il pane, il vendemmiatore, perché produce il vino, il tessitore, perché tesse la tela.”  (Paracelso, Paragranum,  1530)

L'arte di guarire era uno degli obiettivi Fondamentali dell'alchimia ben prima di Paracelso (1493-1541), storicamente considerato il fondatore della iatrochimica :dal greco iatros, medico) farmaceutica. Poiché il processo alchimistico è orientato verso lo sviluppo organico, Newton ha descritto l'alchimia come ((chimica vegetale», in opposizione alla chimica meccanica  studiata in laboratorio. 

Aurora consurgens, inizio XVI sec.
Il più dotto di tutti i filosofi porge alla “madre  alchimia” un mazzo di erbe medicinali, con cui curare il suo corpo malato. Mentre il capo dorato e il seno argenteo (qui coperto per volontà di un censore) hanno  già raggiunto la perfezione, la parte inferiore del suo corpo si trova ancora in una condizione  impura e velenosa.  Le sue cosce sono  gonfie per l'idropisia, e i piedi colpiti dalla gotta. 



lunedì 15 febbraio 2021

LA SFERICITÀ DELLA TERRA

Johannes de Sacro bosco, Sphaera  Mundi, Anversa, 1573

Dietro l'appellativo latinizzato di Sacro Bosco si cela il nome di John of Holywood, religioso inglese autore del manuale di astronomia  intitolato Sphaera  Mundi che, pubblicato nel 1220, si impose come una delle opere più diffuse dell'epoca. Qui egli illustra la visione tolemaica del cosmo e fornisce diverse prove della sfericità della Terra e delle orbite dei pianeti, oltre a spiegazioni sulle eclissi di Sole e di Luna. 

Che la Terra non potesse essere piatta lo dimostrava il sol fatto che il giorno e la notte cominciassero in modo diverso. Non poteva essere nemmeno concava, altrimenti a ovest il Sole sarebbe sorto più presto che a est. Poiché era anche escluso che potesse essere quadrata, rimaneva da considerare soltanto la forma sferica. 













Elementa Astronomica Basilea 1655 







mercoledì 26 febbraio 2020

L'UOVO COSMICO

Nei quattro globi in via di separazione sono iscritti i nomi delle Zoas, le bestie apocalittiche che rappresentano le forze fondamentali dell'universo. Urthona/Los l'immaginazione, Luvah la passione, Urizen la ragione e Tharmas il corpo. 
«li mondo a forma d'uovo di Los», che si inarca nel punto del vortice del caos, costituisce l'illusorio spazio tridimensionale racchiuso tra i due confini della opacità (Satana) e della condensazione materiale (Adamo). Essi impediscono all'uomo di vedere le cose che Blake definisce reali, cioè eterne e infinite. 

Una  visione del cosmo  di Hildegard von  Bingen 
«Poi vidi un'immagine gigantesca, circolare e vaga. Si restringeva in cima come un uovo [...]. Lo strato più 
esterno tutt'attorno era fuoco chiaro (Empireo). Appena sotto v'era una scorza oscura. Nel fuoco chiaro 
fluttuava una rossa palla di fuoco scintillante (il Sole).» Sotto la scorza oscura la  santa vede la sfera dell'etere con la Luna e le stelle e ancora più sotto una zona nebbiosa, che lei chiama «scorza bianca»  o «acque superiori». 

La nascita del mondo degli elementi tra la sfera della luce celeste e il caotico mondo inferiore. Così Johann J. Becher (1635-1682)  descrive l'interazione degli elementi: «La terra s'ingrossa e attira a sé, l'acqua si apre e purifica, l'aria liquefà e asciuga, il fuoco separa e riempie.. L'incisione su rame si ispira a illustrazioni del Mundus  subterraneus  di Kircher (2 voll., Amsterdam. 1665,1678;  cfr. p.179). Queste presentano un fuoco  centrale sotterraneo in rapporto diretto con vulcani e acque sotterranee che alimentano  i mari sulla Terra. 

sabato 20 luglio 2019

L’Aurora e i suoi colori

“L'aurora è il termine medio tra giorno e notte, e risplende con due colori: rosso e citrino (giallo). Allo stesso modo, quest'arte genera il citrino e il rosso, come termini medi tra il nero e il bianco.” L'aurora è “il termine della notte e il principio del giorno, nonché madre del Sole. Al culmine del suo rosseggiare, inoltre, l'aurora è il termine dell'oscurità e la cacciata della notte.” (Aurora consurgens) il rosso
porpora è l'indistruttibile zolfo, il fuoco del lapis. Nella teoria dei colori di Goethe, il porpora rappresenta il grado più alto nell'ambito dei fenomeni cromatici, mentre “chi conosce la genesi prismatica del porpora, non si stupirà se affermiamo che questo colore contiene tutti gli altri”.

venerdì 17 maggio 2019

Esposizione sintetica del sistema di Böhme

Il cerchio più esterno «è il grande mistero dell'Abgrund (abisso), perché l'Essere divino si è autogenerato nelle profondità (Byss) riflettendosi nello  specchio della sapienza (Sophia)». Questo parto divino mediante autoriflessione del nulla originario è la pietra angolare della triade dialettica della Creazione. 
Il nome  divino di ADONAI  (sfera superiore) «allude all'apertura o al movimento  spontaneo   dell'Unità eterna». Comprende  sei forze seminali in potenza. Nella S situata al centro si nasconde il mistero dell'androginia divina, ma essa simboleggia  anche Sophia  e il Figlio della vergine. 
Nell'inspirazione ed espirazione divine  il trisillabo del Tetragramma  JE-HO-VA,   come eterno  susseguirsi di diastole e sistole, solve e coagula, genera, a mo' di primo contraccolpo, il principio pneumatico  del Padre in collera: il mondo delle tenebre. Quest'ultimo è caratterizzato da tre qualità: 
1. Forza centripeta, d'attrazione (Saturno). Da essa sgorgano asprezza, durezza e  freddo. 
2. La forza di repulsione della «pungente amarezza», detta anche «pungiglione  della sensibilità». Da essa nasce la mobilità mercuriale e la vita dei sensi. 
3. Dalla contrapposizione di attrazione e repulsione (1 e 2) ha origine il movimento  rotatorio della «ruota della paura» (Marte). 
4. A causa dell'attrito e della rotazione si genera, come quarta qualità, al duplice fuoco di luce e tenebre, un lampo o «schrack». Da quest'ultimo  sorge, come terzo principio, la natura bipolare formata dai quattro elementi  e da tutte le creature viventi. L'espirante  secondo principio del Figlio, che nasce dal chiaro fuoco dello Spirito, si fonda sulle seguenti qualità: 
5. Luce o amore, il vero spirito (Venere). 
6. Suono, tono,  timbro: il gioioso ribollire dei cinque sensi (Giove). 
7. II carattere di realtà, il «Mysterium magnum», o la sostanza propria del mondo  visibile (Luna-Sophia).

«Secondo Böhme, gli antichi saggi avevano dato il nome ai pianeti sulla base di queste sette qualità della natura, “hanno compreso ben altro non solo le sette stelle, bensì anche le sette qualità presenti nella generazione di tutti gli esseri. Non v’è cosa nell’essere di tutto ciò che è che non sia dotato di sette qualità, perché esse sono la ruota centrale, la causa dello zolfo, in cui Mercurio prepara la pozione per il supplizio della paura”. Tutte le sette qualità “si generano reciprocamente e contemporaneamente, nessuna è la prima, nessuna è l’ultima».
(D.A. Freher, in Works of J. Behmen, edizioni Law, 1764)

venerdì 7 novembre 2014

Jacob Bohme calzolaio

Nell'anno 1600 il calzolaio Jacob Bohme all'età di venticinque anni, stando alla testimonianza del suo discepolo e biografo Abraham von Franckenberg, fu colto dalla luce divina e, alla vista improvvisa di un recipiente di zinco (e del piacevole e amichevole suo riflesso) stringe il fondamento primo o, centro della natura occulta.
Lo stesso Bohme afferma di aver infranto, per un quarto d'ora, le porte dell'inferno. Ho riconosciuto e ho visto in me stesso tutti e tre i mondi e ho riconosciuto tutto ciò che è nel male e nel bene, e come l'uno abbia origine dall'altro. E ho visto che come in un caos la tutto giace, ma il suo sviluppo mi è rimasto oscuro. Egli riconosce che tutte le cose esistono nel sì e nel no, e questi non sono due cose distinte, bensì una cosa sola. E tolti questi due poli costantemente in conflitto, tutto era immerso nella notte, e le ore silenziose e immobili".
E soprattutto nell'incessante lotta delle sette qualità naturali, nel vorticare della ruota della paura, che la natura si manifesta. Bohme fu il primo a concepire la vita del cosmo come una guerra accanita, un movimento, un processo, un'eterna genesi.
Come il suo precursore, il pastore luterano Valentin Weigel (1533-1588), Bohme si rifà a una tradizione di ottica visionaria che si sviluppa da Agostino a Boezio fino a Ugo di San Vittore (1096-1141). Quest'ulyimo distingue tre piani della visione: in ordine d'importanza, l'occhio della carne, quello della ragione e quello della contemplazione mistica. Con l'occhio carnale, dice Bohme, nessuna conoscenza è possibile; è possibile, invece, con l'occhio che genera in me la vita. Bohme parla di penetrare con lo sguardo fino al fondo, al di sopra e al di là della natura.
La potente influenza esercitata da Bohme nelle direzioni più disparate ha fatto sì che egli fornisse utilissimi argomenti ad acerrimi nemici della visione newtoniana del mondo, quali Goethe e Blake, e insieme l'ispirazione che consentito a Newton di formulare la sua teoria sulla gravitazione e quella sul carattere della luce. Nell'opera di Bohme si trova anche, il primo Keplero, la visionaria intuizione delle orbite ellittiche dei pianeti, risultanti dalla polarità di due fuochi o centri.