Visualizzazione post con etichetta Aleksandr Dovzenko. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aleksandr Dovzenko. Mostra tutti i post

martedì 1 settembre 2015

LA TERRA di Aleksandr Dovzenko

In un villaggio dell'Ucraina il giovane contadino Vasyl tenta di organizzare una cooperativa agricola; i kulak, che temono per le loro proprietà, lo assassinano nel tentativo di impedire la collettivizzazione della terra. Gli altri giovani del komsomol del villaggio decidono di continuare l'opera di Vasyl cancellando i confini dei campi e seminando la terra della fattoria collettiva.

"Realizzai La Terra nello stabilimento cinematografico di Kiev. La gioia del buon risultato creativo fu brutalmente soffocata dal mostruoso infimo articolo di Demjan Bednyj, intitolato Filosofi, comparso sul giornale Izvestia. Ero così sconvolto da quel articolo, mi vergognavo talmente a passeggiare per le strade di Mosca, che letteralmente incanutii e invecchiai in pochi giorni. Per me fu un autentico trauma psichico"
(Aleksandr Dovzenko, (1939) in "Iskusstvo Kino", maggio 1958)

Nel film di Aleksandr Dovzenko la chiave del mordente sta in massima parte nella morte. Prorio questa, la più semplice di tutte. La morte mai considerata come un fine, un termine, polvere che torna polvere. Un sacrificio, ed essenziale, una parte del processo senza fine della vita sempre rinnovantesi... Panteismo? No. Adorazione della natura? Niente affatto. Chiara dialettica marxista: l'unione degli opposti. I film di Dovzenko sono pieni di morti. Nessun artista in nessun campo ha lacerato i cuori con maggior decisione. Ma nessuna morte in Dovzenko è stata mai futile.
(Slegfried Kracauer, "Film: ritorno alla realtà fisica", Il Saggiatore, Milano 1962) 

domenica 5 aprile 2015

ARSENALE di Aleksandr Dovzenko

Nell'arsenale di Kiev scoppia la rivolta contro la Rada ucraina: gli operai scendono in sciopero con grande preoccupazione dei padroni che tentano in ogni modo di sconfiggere le forze progressiste del movimento operaio. Lo scontro avviene e si rivela vittorioso per la feroce repressione, ma il simbolo dell'operaio crivellato dai colpi dell'arma da fuoco avanza minacciosamente.

"Non si può dipingere un grande quadro con un unico pennellino. Per usare un'immagine, la sceneggiatura dev'essere scritta con ambo le mani tenendo in una un pennellino per disegnare minuziosamente gli occhi e le ciglia, e nell'altra un grande pennello per dipingere a grandi colpi gli spazi immensi, le passioni, i movimenti di massa. più l'autore è capace di sintesi artistica, più cose può introdurre in un'unica sceneggiatura, armoniosamente coordinando le dimensioni dei pennelli e dell'azione, e il dialogo con le altre forme di utilizzazione della parola." (Aleksandr Dovzenko, 1955)

Il cinema sovietico degli ultimi anni ha inteso scoprire e presentare una ricca galleria di fisionomie di classe. Esempio classico in questo campo è la formidabile scena dell'Arsenale di Dovzenko in cui si rappresenta il silenzio premonitore che avvolge Kiev prima della rivolta. Con una serie di brevi scene, che colgono un movimento, una immagine, un profilo il film esplora tutti gli strati sociali. I volti rivelano la classe, impressa nelle fisionomie degli individui; non rivelano l'uomo nella classe sociale, ma la classe sociale nell'uomo. (Béla Balàzs, 1949)