Visualizzazione post con etichetta Luis Bunuel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luis Bunuel. Mostra tutti i post

martedì 8 marzo 2022

L’ANGELO STERMINATORE - Luis Bunuel


Io non pretendo di offrire una visione universale della realtà. Quando faccio un film mi limito solo ad essere sincero con me stesso, ad esporre la mia personale visione della realtà

Una ventina di persone che si sono riunite nella villa del ricco borghese Nobile, dopo la cena non riescono, a causa di una forza misteriosa, a uscire dal salone in cui si trovano. Il tempo passa, e la situazione diventa intollerabile. Pur cercando di conservare il decoro del loro rango sociale, tutti i presenti si rivelano meschini e ipocriti, perdendo la superficiale convenzionalità. Riusciti finalmente a liberarsi dall’incantesimo, si ritrovano in chiesa per un Te Deum di ringraziamento, ma la situazione di impossibilità di uscire si ripete.Il film inizia mostrandoci per due volte consecutive l’ingresso dei personaggi nella villa: uguali sono i loro gesti, uguali le parole di convenienza che si scambiano. La ripetizione rituale è lo strumento che la borghesia utilizza per esorcizzare la propria fine; essa cerca di sopravvivere e di far sopravvivere i propri valori ripetendo formule sempre uguali, fingendo che il tempo non passi e che il mondo non muti. Dopo aver passato vari giorni nella stanza, gli ospiti “prigionieri” si degradano fino a uno stadio animalesco, sembrano tutti cadaveri che si illudono di vivere e di perpetuare il proprio potere mantenendo in vita i pregiudizi, le superstizioni, il moralismo, le consolazioni mistificanti dell’ideologia conservatrice. Persa ormai ogni vitalità, la borghesia continua ad esercitare il suo dominio tramite un apparato (chiesa, esercito, polizia, scuola, amministrazione) che ha la sua ragion d’essere in leggi, regolamenti, dogmi, divieti, tabù, riti. La società è dunque ordinata secondo schemi liturgici, ed in forza di essi viene regolata la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. In Spagna (dove il film è ambientato) come in Italia, si è coltivato e si continua a coltivare il sentimento della colpa, del peccato. Il peccato e la sua espiazione: bisogna pagare, rassegnarsi, essere caritatevoli. Luis Bunuel non accetta una morale di questo tipo, e vuole costruirne un’altra di cui gli importano poco i limiti, ma che riposa fondamentalmente su un ritorno alla natura. L’uomo deve agire secondo i suoi istinti vitali, e soprattutto deve soddisfare i suoi desideri primari. Il mondo di Bunuel è innanzitutto quello dei desideri sessuali che bisogna appagare, la lotta per la sussistenza: mangiare, respirare, amare, sempre, sempre in presenza della morte.  

Credo che l'uomo debba lottare, lotta e lotterà sempre per questo fantasma chiamato libertà



giovedì 1 aprile 2021

NAZARIN – Luis Bunuel

Il prete Nazarin procede nella grande tradizione degli spagnoli pazzi avviata da Cervantes. La sua pazzia consiste nel prendere sul serio le grandi idee e le grandi parole, e nel cercare di vivere di conseguenza. Pazzo è colui che rifiuta di ammettere che la realtà è reale, anche  quando è soltanto un'atroce  caricatura di come  dovrebbe essere la realtà. Don Chisciotte vede la sua Dulcinea nella figlia di un contadino, e Nazarin riconosce l'immagine desolata dell' "uomo caduto" dietro le mostruose fattezze di Andara e Ujo; e l'eco dell'amore divino dietro la frenetica bellezza di Beatriz. Lungo  tutto il film noi seguiamo la "cura" del pazzo Nazarin, o meglio la sua tortura. Egli è respinto  da tutti coloro che incontra, i ricchi perché lo considerano un pericoloso antisociale, gli altri, le vittime, perché hanno bisogno di un genere di consolazione  diverso e più efficace nell'immediato. Le stesse donne che lo seguono (un misto tra Sancho Panza e Maria Maddalena) hanno nei suoi confronti sentimenti ambigui. Mentre l'ultima rivelazione gli giunge in prigione, dov'è costretto tra criminali e assassini: la "bontà" di Nazarin, esattamente come la "cattiveria" di El Sacrilego, è priva di  conseguenze pratiche in un mondo dove ciò che conta è soltanto l'efficacia. In questo senso, Nazarin è per Bunuel la storia della perdita di un'illusione: quella del Cristianesimo. Ma c'è dell'altro. Mentre l'immagine di Cristo si fa sempre più pallida nella coscienza di Nazarin, un'altra immagine si fa strada: quella dell'uomo. Gradualmente, Bunuel ci mostra attraverso una serie di episodi esemplari questa doppia evoluzione: la distruzione dell'illusione divina e la scoperta della realtà dell'uomo. Il soprannaturale cede il posto alla natura e al suo  potere. Una rivelazione che appare più forte in due momenti indimenticabili del film: quando Nazarin offre la sua "consolazione celeste"  alla moribonda innamorata, che risponde, fedele al suo  amore: «Cielo  no, Juan si»; e alla fine, quando Nazarin rifiuta dapprima l'elemosina, per poi accettarla, non come carità, ma come segno di amicizia. Così, Nazarin abbandona la sua solitudine: ha perso Dio, ma a trovato amore e fratellanza. 



sabato 4 luglio 2015

L'AGE D'OR di Luis Bunuel

Il film non ha un unico intreccio narrativo. Si apre con un documentario sugli scorpioni. Seguono poi immagini della vita di banditi maiorchini. La cerimonia di posa della prima pietra di Roma viene disturbata da un uomo che tenta di violentare una donna. Costui viene arrestato, si libera dei poliziotti e partecipa a un ricevimento dell'alta società durante il quale induce al suicidio un ministro, schiaffeggia la padrona di casa e amoreggia con sua figlia, la quale però preferisce un vecchio direttore d'orchestra. Dal castello delle "120 giornate di Sodoma" esce, sfinito, il protagonista del romanzo di Sade, il quale altri non è che Gesù Cristo.

La storia era una sequenza di morale e di estetica surrealista intorno a due figure principali, un uomo e una donna. Emerge l'eccitante conflitto di tutta la società umana fra il sentimento dell'amore e qualunque altro di ordine religioso, patriottico o umanitario; anche qui i personaggi e i paesaggi sono reali, però l'eroe è animato dall'egoismo, che rende desiderabili tutte le azioni, escludendo il controllo o altro sentimento. L'istinto sessuale e il sentimento della morte formano la sostanza del film. E' una pellicola romantica realizzata con tutta la frenesia del surrealismo.
(Luis Bunuel, in J.F. Aranda, "Luis Bunuel", Editorial Lumen, Barcellona 1969)

Ha studiato come un entomologo ciò che noi chiamiamo amore, per svelarne sotto l'ideologia, la mitologia, i luoghi comuni e la fraseologia, il totale e crudele macchinario del sesso. Mette in evidenza per noi i metabolismi ciechi, i veleni segreti, i riflessi meccanici, le secrezioni ghiandolari, lo stretto intrecciarsi di forze che nella vita uniscono l'amore e la morte. Una metempsicosi biochimica in cui l'individuo muore perché sopravviva la specie.
(Henry Miller, in "The New Review", Parigi 1931)