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giovedì 2 febbraio 2023

COME VIOLENTO SUI MONTI - Saffo

Come violento sui monti

Come violento sui monti

scuote le querce il vento,

così Amore ha travolto

l’anima mia, la ragione.

(Saffo, famosa poetessa, era originaria di Lesbo, isola dell’Egeo che si trova di fronte alla Troade. Nasce tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a. C a Ereso, ma visse la sua vita a Mitilene, il centro più importante dell’isola.) 


lunedì 5 dicembre 2022

LE FINESTRE - Costantinos Kavafis

In queste buie stanze dove passo

giornate soffocanti, io brancolo

in cerca di finestre. - Una se ne aprisse,

a mia consolazione - . Ma non ci sono finestre

o sarò io che non le so trovare.

Meglio così, forse. Può darsi

che la luce mi porti altro tormento.

E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero. 


lunedì 14 novembre 2022

L'ARTE DI ESSER VUOTA - Rupi Kaur

riversarmi dal ventre di mia madre 

è stato il mio primo atto di sparizione 

imparare  a rimpicciolire per una famiglia 

che vorrebbe  invisibili le figlie 

è stato il secondo 

l'arte d'esser vuota 

6  semplice 

credi  quando dicono 

che non  sei nulla 

ripetitelo 

come   un desiderio 

non  sono nulla 

non  sono nulla 

non  sono nulla 

così spesso 

che l'unica ragione per cui sai 

d'essere ancora viva è il 

gonfiarsi del tuo petto 

                                    

martedì 28 giugno 2022

IL CAMERATA di Jean Cocteau

Quel pugno di marmo era palla di neve,

e gli stellò il cuore,

stellò la blusa del vincitore,

stellò il vincitore nero che niente protegge.


Rimase stupefatto, in piedi,

nella garitta della sua solitudine,

gambe nude sotto il vischio, le noci d’oro, l’alloro,

stellato come la nera lavagna di scuola.


Così partono dal collegio sovente

i pugni che fanno sputare il sangue,

i pugni duri delle palle di neve,

che la bellezza dà, passando, al cuore.


giovedì 7 aprile 2022

BALLATA DI COLORO CHE SI AIUTANO DA SÈ di Bertolt Brecht

Siedono ancora qui fra i verdi

cespugli sulla spiaggia, fumando.

E già il loro cielo diviene

atrofizzato e pallido.


Forse hanno reso audaci

i loro cuori con l’acquavite?

Qui il nero della notte

contemplano, stupiti.


Bevono? Ridono ancora?

La risata sale come fumo

e pende, d’un tratto, folle,

la luna, rossa, dentro il cespuglio.


Diviene pallido il loro cielo?

Come tutto questo fu rapido!

Passato è il loro giorno

ed essi ancora rimangono?


Loro sghignazzano ancora,

- L’uomo si aiuta da sé? –

Ma li percuote un alito

dell’abetaia in sfacelo.


Soffiano i venti desolati,

e di loro è sazio il mondo.

E in silenzio li lascia soli

la sera nel bassofondo.


mercoledì 24 novembre 2021

LE MANI IN TASCA - Benjamin Péret

Nessuna esitazione e vedrete la linea della vita

Del pane tagliato in tutta la sua lunghezza

È una valle profonda dove scorre un fiume di latte acido

La cui corrente trasporta migliaia di ali

Che sbattono senza posa per provocare il furore delle acque

Ma no esse ridono come un fischio d’ammirazione

Indirizzato dai bassifondi di Chicago

Alla ragazza nuda che si contempla allo specchio

Che applaude fragorosamente

E un pesce volante erra intorno a lei

Criticandola

Il suo occhio destro concentra tutto il mare e il suo sale che brilla al sole

Mentre l’altro presagisce l’autunno

Ascolta i frutti maturi che cadono al suolo

Con un rumore di schiaffo immeritato

Che dirà la terra

E il tuo seno destro che figura un colpo di cannone

Sparato in onore delle anatre selvatiche

Che migrano nel tuo sangue

Mentre il tuo seno sinistro si ricorda

Del segnale di confine che per tanto tempo

Lo ha privato delle carezze del sole che sorgeva

Frusciante sotto il suo ombrello color dei due mondi

Dove si riparano bastimenti a quattro alberi

Lamenti a denti di sega sbreccata

E colpi d’occhio complici come casseforti aperte

Riempite dal soffio leggero

Degli enigmi risolti


lunedì 18 ottobre 2021

VOLUTTÀ - Massimo Bontempelli

Dormi, corpo, dormi

Che a difenderti ci penso io.

Mangia il sonno a mascelle piene.

Ninna, nanna, corpo mio.

Sdraiati nel fango si sta tanto bene.

Tu ci dormi come un dio.

Quest’è un mio braccio. E questo un osso.

Questo non capisco cos’è.

Questa mano dura e nera

è d’un vicino o mia di me?

Dov’è la testa?

non è la mia questa.

Eccola qui — la bocca — il naso.

Dormi, corpo, ci sei tutto.

Ah non sapevi — prima —

com’è bello grattarsi tutto

poi lasciarsi andare giù

caro corpo mio stanco e sporco

che sbragato nel fango dormi

il più bello de’ tuoi sonni.


giovedì 23 settembre 2021

LA PIOGGIA SUL FORMICAIO - Sante Notarnicola

Annaspò ancora un attimo

- non voleva morire -

ma la pioggia cadeva violenta


tutta una vita aveva

sgobbato alla tana

e quale fatica

traportare il cibo.


Un ultimo sforzo

poi si lasciò andare


ed  il tuono lontano

non permise di sentire

alcun rumore


sabato 19 giugno 2021

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE – Lewis Carrol


Nel meriggio dorato di sole 

Scivoliamo sul fiume indolenti, 

Mentre i remi, in mani inesperte, 

Da braccia di bimbi sospinti, 

Fingono invano  di tracciare un corso 

Tra i nostri sobbalzi esitanti 


Di bracciata in bracciata. Ah le crudeli 

Tre! Nel sognante dondolio 

Dell'acqua, in un tempo cosí magico, 

Richiedere il flebile brusio 

Di una storia. Ma resistere non riesce 

La voce sola al triplice ronzio 


Delle bimbe. L'editto è: — Si incominci! 

Cosí l'imperiosa Prima propone. 

— Ma  che ci sia nonsenso nella storia! 

In tono fermo Seconda già dispone, 

Mentre Terza  con voce impudente 

Interrompe ad ogni occasione. 


Poi, trascinata dalla fantasia, 

Ecco, la loro voce s'assottiglia, 

Mentre seguon la bimba  nel paese 

Di nuova straordinaria meraviglia, 

Dove parla cordiale con uccelli 

Ed animali. Ed al vero si assomiglia, 


E  ci credono un poco; ma la favola 

Già si esaurisce. Finisce la scorta 

Delle idee. L'aedo stanco cerca invano 

Di rimandar la storia ad altra volta. 

—  Il resto alla prossima puntata. 

—  Cioè adesso — Già si stringe la ritorta!

Bisogna  andare avanti! Cosf crebbe 

La  mirabile storia di Alice, 

Ogni  episodio estorto col ricatto 

E poi inserito nella sua cornice. 

L'approdo  serale della lieta ciurma 

Coincide  con la storia che finisce. 


Ecco, Alice! Con  gesto gentile 

Ricevi questa bambinesca   storia 

Ed offrila all'altare dell'infanzia 

Nel  cerchio mistico della memoria 

Come  fiori che il pellegrino ha colto 

Nella remota terra della  gloria.





giovedì 15 aprile 2021

DALL' ARRAMPICARSI SUGLI ALBERI - Bertolt Brecht

I. 

Quando  uscite dalla vostra acqua a sera 

— poiché dovete  essere nudi e la pelle morbida  — 

salite anche sui vostri grandi alberi 

alla brezza leggera. E il cielo deve essere smorto. 

Scegliete grossi alberi che a sera, neri 

e pigri, cullano le loro vette! 

E  attendete la notte nel loro fogliame 

e intorno la fronte  incubo e pipistrello! 

2. 

Le foglioline ispide nei cespugli graffiano 

la vostra schiena che  saldamente dovete 

rizzare tra i rami; cosí vi arrampicate 

con  un leggero  gemito piú in alto tra i rami. 

È tanto bello cullarsi sull'albero! 

Ma non  cullatevi con le ginocchia! 

Dovete  essere per l'albero  come la sua vetta 

da cento anni a sera: lei lo culla. 


lunedì 15 marzo 2021

I GATTI LO SAPRANNO - Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia

sui tuoi dolci selciati,

una pioggia leggera

come un alito o un passo.

Ancora la brezza e l’alba

fioriranno leggere

come sotto il tuo passo,

quando tu rientrerai.

Tra fiori e davanzali

i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,

ci saranno altre voci.

Sorriderai da sola.

I gatti lo sapranno.

Udrai parole antiche,

parole stanche e vane

come i costumi smessi

delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.

Risponderai parole ?

viso di primavera,

farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,

viso di primavera;

e la pioggia leggera,

l’alba color giacinto,

che dilaniano il cuore

di chi piu non ti spera,

sono il triste sorriso

che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,

altre voci e risvegli.

Soffriremo nell’alba,

viso di primavera.



giovedì 21 gennaio 2021

LA DISTRUZIONE - Charles Baudelaire

Accanto a me incessantemente s'agita 

il Demonio, e mi gira intorno come 

aria impalpabile; io l'ingoio e sento 

che mi brucia il polmone, e d'un eterno 

desiderio colpevole lo colma. 

A volte, conoscendo l'amor mio 

per l'Arte, mi si mostra sotto forma 

di donna seducente, e con speciosi 

pretesti, comportandosi da ipocrita, 

a filtri infami le mie labbra avvezza. 

In mezzo alle distese solitarie 

e profonde del tedio egli mi guida 

ansante e affranto di fatica, lungi 

dallo sguardo di Dio, e dentro agli occhi 

conturbati m'avventa vesti lorde, 

ferite aperte e tutto il sanguinoso 

triste apparato della Distruzione!


domenica 27 dicembre 2020

IL PRIMO GIORNO DELL'ANNO - PABLO NERUDA

Lo distinguiamo dagli altri

come se fosse un cavallino

diverso da tutti i cavalli.

Gli adorniamo la fronte

con un nastro,

gli posiamo sul collo sonagli colorati,

e a mezzanotte

lo andiamo a ricevere

come se fosse

un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia

al pane di ieri,

come un anello a tutti gli anelli…

La terra accoglierà questo giorno

dorato, grigio, celeste,

lo dispiegherà in colline

lo bagnerà con frecce

di trasparente pioggia

e poi lo avvolgerà

nell’ombra.

Eppure

piccola porta della speranza,

nuovo giorno dell’anno,

sebbene tu sia uguale agli altri

come i pani

a ogni altro pane,

ci prepariamo a viverti in altro modo,

ci prepariamo a mangiare, a fiorire,

a sperare.


lunedì 23 novembre 2020

UN POVERO VERGOGNOSO – Xavier Forneret

 
L'ha cavata 

Da una  tasca bucata, 

Sotto gli occhi l'ha messa 

L'ha guardata ben bene 

Dicendo:  «Infelice! »

L'ha soffiata 

Con  la bocca umettata; 

Aveva  quasi  paura 

Di un  tremendo pensiero 

Che  lo colse nel cuore. 

L'ha bagnata: 

Una  lacrima ghiacciata 

Che  per caso sgelò; 

La sua stanza è tarlata 

Ancor  Oli di un bazar. 

L'ha strofinata, 

Ma   non l'ha riscaldata; 

Non  sentendola  quasi 

Ché, contratta dal freddo, 

Gli  voltava la schiena. 

L'ha pesata 

Sull'aria appoggiata, 

Come  si pesa un'idea; 

Con  del filo di ferro 

L'ha poi misurata. 

L'ha sfiorata 

Con  la bocca aggrottata. 

Con  terrore improvviso 

Essa allora  gridò: 

Baciami, addio! 

L'ha baciata, 

E  poi l'ha incrociata 

Sull'orologio del corpo, 

Che  mal caricato 

suonava  cupo e sordo. 

L'ha palpata 

Con  mano ostinata 

A  farla morire.

-Si questo boccone

Nutrire mi può

L'ha tagliata 

Lavata 

Portata 

Rosolata, 

L'ha mangiata. 

Quando non era ancora grande, gli avevano detto: "Se hai fame, mangiati una mano".



mercoledì 21 ottobre 2020

SOSPESE - Pier Felice Castrale

Sospese – le nostalgie

come gocce d’acqua

distese malinconie invernali

quasi un rubare l’affetto

la mano abbandonata

in una stanza calda

fuori risse di venti e neve.

Tornare …

senza annegare nell’illusione 

d’un sogno lungo e rapido

treni per luoghi lontani

ritardi – e ancora attese

Tornare …

distrattamente la mano

lucida

il bracciolo della poltrona

Aspettare …

(Pier Felice Castrale 7 agosto 1955 – 14 dicembre 2010) è vissuto a Torino ed è stato poeta suo malgrado: “Non fu mai mia seria intenzione fare il poeta ma è successo, semplicemente perché questo è il modo più completo d’esprimersi


sabato 19 settembre 2020

Vi è un piacere nei boschi inesplorati- George Gordon Byron

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

e un’estasi nelle spiagge deserte,

vi è una compagnia che nessuno può turbare

presso il mare profondo,

e una musica nel suo ruggito;

non amo meno l’uomo ma di più la natura

dopo questi colloqui dove fuggo

da quel che sono o prima sono stato

per confondermi con l’universo e lì sentire

ciò che mai posso esprimere

né del tutto celare.

George Gordon Byron (1788-1824) fu il più influente tra i poeti romantici inglesi. La sua poesia, infatti, creò una moda, diffusasi rapidamente in tutta l'Europa, che fu considerata la quintessenza del romanticismo. Era una poesia che si proponeva di esprimere "il male del secolo", l'inquietudine, l'irrequietezza, la malinconia e lo spirito di ribellione contro qualsiasi ordine precostituito