venerdì 26 settembre 2014

CHARLEY PATTON

"Charley Patton era un pagliaccio armato di chitarra. Se la metteva in mezzo alle gambe, dietro la testa, la posava sul pavimento, senza mai smettere di suonarla!"
Così Sam Chatmon ricordava il suo fratellastro Charley Patton, forse il più grande tra i vecchi cantanti del Mississipi, e quello che esrcitò l'influenza maggiore; a volte fu chiamato fondatore del Delta blues.
Anche Howling Wolf si ricordava di Patton:
"Era un bravo ragazzo, ma gli piaceva bere, come a tutti gli altri musicisti. Era un gran bevitore. Non mi ricordo che fosse un giocatore, o che avesse altri vizi del genere... ma quanto al bere! Sapevo che suonava bene, sembrava un po' un Portoricano. Veniva dalla piantagione di Will Dockery, un posto fuori Ruleville... Si spostava qua o là in quella zona.
Suonava nelle piantagioni, o a casa di questo o di quello. Lo invitavano a cena: erano, se vuoi chiamarli così, i quattro salti in famiglia del sabato sera, una cosa del genere. Non c'erano locali come ci sono adesso, e il fine settimana si passava così, il più delle volte. Lui suonava in diversi posti, stasera qui e domani sera là, e avanti così".
Charley Patton suonava spesso la chitarra con la tecnica dello slide, passando sulle corte un coltello o servendosi di un collo di bottiglia spezzato, infilato in un dito della mano sinistra. In alcune canzoni completava il suono di una parola con un glissato come in Spoonful Blues a sfondo erotico.

"I'm got to go jail about yhis spoonful,
An'all a spoon, aw that spoonful,
women goin' crazy everyday in their life 'bout a...
it's all I want, in this creation is a...
i go home .
Wanna fight,
'bout a...
doctors dyin'
Way in Hot Springs,
just 'bout a...
These women goin' crazy everyday in their life 'bout a..."

(Me ne devo andare in prigione per colpa di questa cucchiaiata / tutto per una cucchia oh, cucchiaiata, / le donne vanno pazze ogni giorno della loro vita per una... / e tutto quel che voglio al mondo è una... / vado a casa. / Voglio fare a cazzotti, / per una... / muoiono i dottori / laggiù a Hot Springs, / per una... / e le donne vanno pazze ogni giorno della loro vita per una...)  

sabato 20 settembre 2014

ROBERT CRUMB

Riuscendo miracolosamente a scansare il pericolo di finire impagliato nel museo dei sixties, l'allampanato giovanotto convinto di essere la reincarnazione di un frullato genetico dei cartoons degli anni trenta, continuando a disegnare quello che più gli piace per il solo gusto di farlo, è diventato un vero classico. Anarchico, ma classico.
Una pesante sessione con qualche strana sostanza psichedelica, a New York nel 1965, lo lasciò in uno stato confusionale per un paio di mesi. Durante quel periodo gli si materializzarono in testa tutti gli scoppiettanti personaggi della sua commedia umana, un'esplosione di immagini dissociate di cui prese diligentemente nota: Mr. Natural, Mr. Snoid, Angel Food, Le Demoni Avvoltoio, Schuman the Human etc. Fu come se l'inconscio collettivo  della nazione si fosse messo in contatto con lui tramite dei cartoni animati sgangherati, fu un'esperienza religiosa di cui uscì sano di mente grazie al trip successivo. Calato dalla costa Est a San Francisco, in piena Summer of Love, coi suoi disegni aveva scioccato la colorata folla del distretto di Haight Ashbury, l'ombelico dell' hippiedom mondiale, diventando un cult istantaneo. I suoi pupazzetti schizzati a china con un segno sferzante e potente rimangono uno dei più formidabili strumenti di iniziazione retinica degli ultimi decenni. 

lunedì 15 settembre 2014

Bakunin è il marxismo

"Questa rivoluzione marxista consisterà nell'espropriazione sia graduale che violenta dei proprietari e dei capitalisti attuali, e nell'appropriazione di tutte le terre e di tutto il capitale da parte dello Stato, il quale per poter assolvere la sua grande missione sia economica che politica, dovrà necessariamente essere molto forte e molto concentrato.
Lo Stato amministrerà la coltivazione delle terre tramite esperti da esso stipendiati, che avranno sotto di sé gruppi di lavoratori rurali, organizzati a questo scopo. Intanto, a scapito di tutte le banche esistenti, esso stabilirà un'unica banca, cui farà capo tutto il lavoro ed il commercio nazionale... sarebbe per il proletariato un regime da caserma, nel quale la massa livellata dei lavoratori e delle lavoratrici si sveglierebbe, si addormenterebbe, lavorerebbe e vivrebbe al suono del tamburo". 

martedì 9 settembre 2014

Contro il metodo

L'idea di un metodo che contenga principi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell'attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c'è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente radicata nell'epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il risultato di un sapere insufficiente o di disattenzioni che avrebbero potute essere evitate. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progresso scientifico. In effetti, uno fra i caratteri che più colpiscono delle recenti discussioni sulla storia e la filosofia della scienza è la presa di coscienza del fatto che eventi e sviluppi come l'invenzione dell'atomismo nell'antichità, la rivoluzione copernicana, l'avvento della teoria atomica moderna, il graduale emergere della teoria ondulatoria della luce si verificarono solo perché alcuni pensatori o decisero di non lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche "ovvie" o perché involontariamente le violarono.
È chiaro, quindi, che l'idea di un metodo fisso o di una teoria fissa della razionalità poggia su una visione troppo ingenua dell'uomo e del suo ambiente sociale. Per coloro che non vogliono ignorare il ricco materiale fornito dalla storia, e che non si propongono di impoverirlo per compiacere ai loro istinti più bassi, alla loro brama di sicurezza intellettuale nella forma della chiarezza, della precisone, dell'obbiettività, della verità, diventerà chiaro che c'è un solo principio che può essere difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano. È il principio: qualsiasi cosa può andar bene.  

giovedì 4 settembre 2014

DULCAMARA

Suffrutice annuale o perenne alto 30-200 centimetri; fusto legnoso inferiormente, spesso rampicante, più o meno peloso o glabro; foglie ampiamente lanceolate, non divise o con 1 o 2 lobi alla base; fiori violetti, infiorescenza in cima ombrelliforme con 10-20 fiori; frutto come bacca rossa; semi numerosi, piatti, gialli.
Fiorisce da aprile a luglio. Cresce in boschi umidi, lungo gli argini dei fiumi, in zone disboscate, terreni antropizzati e spiagge ciottolose (1-100 metri). Piuttosto comune.
La pianta si potrebbe identificare con lo stricno narcotico di Dioscoride. Nell'antichità, la corteccia della radice si beveva nel vino come sonnifero. La pianta era nota ai Germani come narcotico. Sarebbe stato anche un ingrediente dell'unguento delle streghe europee. Nel Medioevo, le bacche erano portate al collo come amuleto protettivo contro la diffamazione. Inoltre, il fusto essiccato era identificato con il nome di un nemico e appeso alla sua porta a scopo vendicativo. La pianta si usava anche per l'incantesimo della licantropia.
Nella cultura alpina nordica, vi era una malattia che si manifestava di notte nel sonno, attraverso un demone. Tale malattia poteva essere curata con la dulcamara.
Nella medicina popolare messicana, la pianta (nota come jazmincillo) è usante come calmante narcotico. Nella fitoterapia moderna, si usa per iperviscosità sanguigna, acne, eczema, dermatosi squamosa, herpes, psoriasi, asma, pertosse, polmonite, pleurite, bronchite cronica, foruncolosi, reumatismi, gotta, scrofola, ascessi, emorroidi e contusioni.