Il controllo è il risultato puntuale della concordanza fra un progetto politico, il quadro in cui esso s'iscrive e la pertinenza dei mezzi a disposizione per controllare le sue strategie. Rispetto al controllo tecnico-scientifico, che rimane anch'esso iscritto nei processi storici, è un controllo secondario.
Per inerzia questo controllo secondario ha preso la mano ad ogni progetto storico. E' divenuto progressivamente esso stesso progetto storico, producendo così l'efficacia in un sistema privo di senso...
Non controlliamo il nostro controllo.
Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati, basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca.
Visualizzazione post con etichetta Bushido. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bushido. Mostra tutti i post
venerdì 10 gennaio 2014
domenica 5 gennaio 2014
Rifiuto del lavoro
A partire dagli anni '60, un importante fenomeno di delinquenza sociale si sviluppò nell'insieme delle società occidentali in rapporto alla inaugurazione di un modello di sviluppo economico basato sulla gestione (da parte della triade stato-azienda-sindacato), di una crisi strisciante vista come mezzo di ristrutturazione permanente del mercato. In questo clima di compromesso storico le lotte operaie, per sfuggire al loro ruolo di cinghia motrice dello sviluppo, dovettero uscire dal quadro produzione-salario per affermare progetti che una rivalutazione storica della soggettività spinse verso puntuali radicalizzazioni, anche se inseriti nel quadro del sistema come nuovo mercato (qualità della vita, tempo libero, servizi, psicologizzazione dei rapporti sociali, sessuali, amorosi, ecc.).
Nel momento in cui la società si trasforma in fabbrica sociale, che il salario diventa il prezzo politico della sottomissione al lavoro, che l'inflazione diventa il costo sociale dell lotte, la crisi economica diventa una crisi del consenso sociale e si assiste alla crescita di una disposizione a rifiutare il lavoro come contropartita sociale del consumo (e del livello di vita in generale). Ciò in quanto il rifiuto del lavoro appare come il prezzo del riscatto politico o di uno sviluppo politico arbitrario, tanto più che il livello di produzione e della tecnologia sembrano negare la necessità del lavoro.
Nel momento in cui la società si trasforma in fabbrica sociale, che il salario diventa il prezzo politico della sottomissione al lavoro, che l'inflazione diventa il costo sociale dell lotte, la crisi economica diventa una crisi del consenso sociale e si assiste alla crescita di una disposizione a rifiutare il lavoro come contropartita sociale del consumo (e del livello di vita in generale). Ciò in quanto il rifiuto del lavoro appare come il prezzo del riscatto politico o di uno sviluppo politico arbitrario, tanto più che il livello di produzione e della tecnologia sembrano negare la necessità del lavoro.
Iscriviti a:
Post (Atom)

