Città di ignota ubicazione. "A Eudossia, che si estende in alto e in basso, con vicoli tortuosi, scale, angiporti, catapecchie, si conserva un tappeto in cui puoi contemplare la vera forma della città. A prima vista nulla sembra assomigliare meno a Eudossia che il disegno del tappeto, ordinato in figure simmetriche che ripetono i loro motivi lungo linee rette e circolari, intessuto di gugliate dai colori splendenti, l'alternarsi delle cui trame puoi seguire lungo tutto l'ordito. Ma se ti fermi a osservarlo con attenzione, ti persuadi che a ogni luogo del tappeto corrisponde un luogo della città e che tutte le cose contenute nella città sono comprese nel disegno, disposte secondo i loro veri rapporti, quali sfuggono al tuo occhio distratto dall'andirivieni dal brulichio dal pigia-pigia. Tutta la confusione di Eudossia, i ragli dei muli, le macchie di nerofumo, l'odore di pesce, è quanto appare nella prospettiva parziale che tu cogli; ma il tappeto prova che c'è un punto dal quale la città mostra le sue vere proporzioni, lo schema geometrico implicito in ogni suo minimo dettaglio. Perdersi a Eudossia è facile: ma quando ti concentri a fissare il tappeto riconosci la strada che cercavi in un filo cremisi o indaco o amaranto che attraverso un lungo giro ti fa entrare in un recinto color porpora che è il tuo vero punto d'arrivo. Ogni abitante di Eudossia confronta all'ordine immobile del tappeto una sua immagine della città, una sua angoscia, e ognuno può trovare nascosta tra gli arabeschi una risposta, il racconto della sua vita, le svolte del destino. Sul rapporto misterioso di due oggetti così diversi come il tappeto e la città fu interrogato un oracolo. Uno dei due oggetti — fu il responso — ha la forma che gli dèi diedero al cielo stellato e alle orbite su cui ruotano i mondi; l'altro ne è un approssimativo riflesso, come ogni opera umana. (Italo Calvino, Le città invisibili, Torino, 1972)
Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati, basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca.
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lunedì 16 maggio 2022
sabato 2 aprile 2022
PENDOLARIA
Pendolaria, villaggio situato in Inghilterra, sulla linea ferroviaria Portsmouth-Waterloo Station, dove un pendolare può trovare tutto ciò che brama. Fu realizzato da un lontano discendente dello scienziato inglese Merlino, per favorire i pendolari stanchi, particolarmente il lunedì mattina. Il pendolare dagli occhi semichiusi getta appena un'occhiata dal finestrino sporco di seconda classe, e all'improvviso il panorama diviene luminoso, quasi abbagliante. Il treno si ferma con dolcezza, senza scossoni, le porte si aprono senza rumore e per l'aria si diffonde una musichetta che ricorda i romantici film di terza visione della domenica pomeriggio. Sceso, ogni pendolare trova il proprio sogno segreto. Può essere una spiaggia di sabbia morbida dove si frangono dolcemente onde orlate di spuma; oppure una comoda poltrona accanto al caminetto, con un bicchiere di ottimo whisky, un cane giallo accoccolato e l'ultimo romanzo di Agatha Christie, con un numero infinito di pagine; o ancora il posto migliore alla finale dei campionati mondiali di calcio. Un uomo d'affari di Woking trovò un trenino elettrico lungo un miglio con un assortimento vastissimo di vagoni. Un capufficio di Surbiton trovò un piccolo giardino alla francese, già concimato e pronto per piantarvi le rose. Una commessa di Liphook trovò le rovine di un grande supermercato, da cui si levava ancora qualche fil di fumo; accanto, una bella toga bianca e un'arpa romana, a sua disposizione. I viaggiatori possono andarsene in qualsiasi momento; il treno li ricondurrà alla stazione di Waterloo senza un secondo di ritardo. (Elsepeth Ann Macey, London 1955)
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