mercoledì 27 maggio 2015

JANIGER OSCAR

Oscar "Oz" Janiger, cugino del poeta Allen Ginsberg, fu uno dei primi psichiatri a studiare il potenziale dell'LSD sulla creatività: si calcola che tra il 1954 e il 1962 abbia somministrato la sostanza a oltre 3000 volontari, tra cui gli scrittori Anais Nin e Aldous Huxley, gli attori Cary Grant e Jack Nicholson.
Assunse in prima persona la sostanza tredici volte, confessando che lo aiuto a vedere che molte, molte cose erano possibili.
L'interesse di Janiger nei confronti degli psichedelici non si limitò all'LSD, ma studiò attentamente anche la DMT (con Alan Watts e Humphreys Osmond), il potenziale allucinogeno del tabacco e il peyote (con Marlene Dobkin de Rios).
Dopo la messa fuorilegge dell'LSD (nel 1966), continuò a essere un fervente sostenitore del potenziale positivo della sostanza, ma giocoforza si vide costretto a impegnarsi in altre ricerche. Tra queste vale la pena ricordare un controverso studio sulle basi biologiche dell'omosessualità e alcune forme di depressione premestruale.
Nel 1986 cofondò la Albert Hofmann Foundation, società no-profit con lo scopo di conservare il patrimonio culturale e scientifico della ricerca psichedelica. Negli ultimi anni della sua vita (morì nel 2001), si occupò dello studio dei delfini nel loro ambiente naturale. 

martedì 19 maggio 2015

L'uomo che mi seguiva alla stazione

È notte. Mi fanno entrare in un ufficio. Una giovane donna sta scrivendo a macchina; alla sua destra in un piatto un panino. Sono affamato.
La donna continua il suo lavoro senza parlare. Un poliziotto è di guardia all’ingresso della stanza. Ho le mani legate. Con tono umile e supplichevole chiedo di poter andare in bagno. “Slegatelo e accompagnatelo” risponde. Con la porta semiaperta estraggo i documenti che tengo piegati nei boxer e li faccio a pezzi e li butto nel water e tiro lo sciacquone e mi giro lamentandomi per dei dolori alla pancia. 
“Andiamo”
Sono preoccupato ma non lo faccio vedere. Che cosa possono farmi adesso? Tutte le prove sono distrutte, di cosa possono accusarmi?
Attraverso un corridoio, sento rumori sordi e grida strozzate. Mi si gela il sangue. Il poliziotto si ferma davanti ad un ufficio, apre la porta e mi intima di entrare. La richiude alle mie spalle. Riconosco quel volto, è l’uomo che mi seguiva alla stazione.
Seduto sul bordo della scrivania, in abito marrone marcio, mi fissa: “I suoi documenti sono falsi: come ti chiami veramente? Chi sei?”
Rispondo.
“È falso! Stai mentendo la carta d’identità è stata falsificata! Dimmi chi sei?”
Disgraziatamente mi viene da ridere.
Gli schiaffi che ricevo mi fanno pentire di aver riso. Mi getto su di lui e gli assesto un pugno memorabile. Si riprende in fretta, non chiama nessuno, mi guarda con freddezza, poi estrae dalla giacca un revolver non di ordinanza che appoggia sul tavolo.
Non ricordo più quanti pugni e calci hanno colpito il mio volto ed il corpo, ferendomi senza rimedio. Provo rabbia e dolore. Dolore per la bocca che sanguina, così come le orecchie, dolore per le ossa che scricchiolano sotto i colpi. Perdo la nozione del tempo, non vedo più il mio agressore, soltanto i colpi.

(Tatto da ROMANZO IN POLVERE di Gepy Goodtime, edizioni La Paz, Caracas 1977)

martedì 12 maggio 2015

Luddismo

I luddisti, i demolitori non hanno una volontà sistematica di distruggere a prescindere dal fine di tale distruzione. Se essi attaccano le macchine non è per paura o perché non hanno nulla di meglio da fare, ma semplicemente perché le macchine che conoscono sono macchine inventate e prodotte nell’ambito di un preciso modello economico e di precise esigenze, quelle dell’impresa capitalistica. Una macchina usata al di fuori di una logica capitalistica potrebbe essere una macchina DIVERSA da quella usata da un modello produttivo capitalistico imperniato sul profitto.  È facile dedurre che la tecnologia riflette i rapporti di potere nella società, e questo logicamente significa che chi detiene  un maggior potere continua a determinare la forma e la direzione della tecnologia nel futuro prevedibile.
Oggi assistiamo alla maturazione finale di un sistema capitalistico ancora antisociale in cui libertà ed inventiva si sono cristallizzate in un monopolio del potere sancito dalla formula del progresso automatico.  Dire no all’innovazione tecnologica serve a due scopi insieme. Primo, fermare il progresso ci rammenta che siamo coinvolti in un movimento che non abbiamo avviato a cui non abbiamo mai deciso di partecipare. Secondo dire no non arresta la storia umana, quanto piuttosto mette in discussione l’attuale forma di sviluppo e cambia le regole del gioco presente.

lunedì 4 maggio 2015

LULÙ o IL VASO DI PANDORA Georg Wilhelm Pabst

Ascesa decadenza e morte di Lulù che, dopo essere riuscita a farsi sposare dal ricco Peter Schon, si fa amare dal figlio di Peter, Alwa, e gli fa uccidere l'anziano marito. Processata, riesce a fuggire con Alwa ma, senza soldi, i due amanti si trascinano tra bisce e bassifondi. In miseria, Lulù si prostituisce e la notte di Natale viene uccisa da Jack lo Sventratore.

Nonostante l'avvento del parlato, resto convinto che al cinema il testo per se stesso è ben povera cosa. Quello che conta è l'immagine. Ecco perché continuo a sostenere che creatore di un film sia molto più il regista che non l'autore dello scenario. Il cinema rimane il più potente mezzp di espressione che si sia potuto trovare. 
(Georg Wilhelm Pabst, Parigi 1937)

Lulù è immersa biologicamente nell'atmosfera plumbea del mondo industriale, dove la ripetizione infinita dei gesti permette la vita, e come scatole chiuse le case si accumulano. Il terreno su cui lei dovrebbe appoggiarsi è costituito dalla ferrea divisione del lavoro, dalla struggle for life, uomo contro uomo. La disposizione con cui Pabst presenta questo diffuso stato d'animo, questa larva gigantesca di movimenti collettivi, lascia presentire le guerre e le tirannie, esprime l'interrogativo che Lulù pone al mondo in cui vive. (Vito Pandolfi, Il cinema nella storia, Sansoni, Firenze 1959)