Visualizzazione post con etichetta teatro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta teatro. Mostra tutti i post

martedì 8 novembre 2022

CHICKEN SOUP WITH BARLEY - Arnold Wesker

Arnold Wesker nato a Londra nel 1932 è noto per i suoi contributi al Kitchen sink drama, il suo lavoro come drammaturgo è stato impulsato dal Royal Court nella ricerca di giovani talenti attraverso la produzione in anteprima di alcune delle sue prime opere, The Kitchen (1957), Roots (1958) e Their Very Own and Golden City (1966). Il dramma più rinomato e che ha lanciato alla fama il giovane autore è stato Chicken Soup with Barley scritto nel 1956 e messo in scena nel 1958 nel BelgradeTheatre a Coventry dopo il rifiuto del Royal Court a produrlo dovuto all’argomento dell’opera che poteva essere rischioso per il teatro. Dopo il successo ottenuto a Coventry lo spettacolo viene trasferito al Royal Court il 14 luglio dello stesso anno. L’opera si ambienta nella Londra del 1936 e racconta le vicende della famiglia ebrea Khan e traccia il crollo dei loro ideali in un mondo che si sta capovolgendo con l’arrivo dei fascisti sull’East End, in parallelo con la disintegrazione famigliare. I membri della famiglia sono ebrei comunisti e cercano disperatamente di mantenere le proprie convinzioni dinnanzi alla seconda guerra mondiale, lo stalinismo e la rivoluzione ungherese del 56. 

Mettere in scena dei proletari comunisti che parlavano di politica era davvero una cosa inaudita; ma il pubblico reagì favorevolmente, un po’ perché il dramma teatralmente funzionava e un po’ perché il dramma coglieva alcuni nodi centrali della realtà politica inglese.  

Chicken Soup with Barley insieme a Roots e I'm talking about Jerusalem dello stesso anno hanno configurato una trilogia che seguiva le vicende della famiglia Khan alla ricerca di una via di uscita dagli sconvolgimenti provocati dalla guerra. In Roots la sorella di Ronnie Khan decide di scappare in campagna mentre in Jerusalem si mette in scena l’esecuzione di questo progetto di vita di una giovane famiglia cercando di scappare dai valori e leggi del capitalismo. Uno degli apporti più interessanti di Wesker alla scena inglese è l’innovazione a livello linguistico che rispecchiando una ricerca di realismo dei suoi personaggi di estrazione popolare riproduce gli errori grammaticali e sintattici propri della parlata popolare. Nel 1962 Wesker fonda il Centre 42 in un ex deposito di locomotive, uno spazio di sperimentazione dedicato a stimolare nella classe operaria l’interesse per le problematiche di indole culturale e artistico, purtroppo e a prescindere del appoggio iniziale dei sindacati nel 1970 progetto è stato costretto a chiudere per una mancanza di sostenimento economico da parte degli stessi.



martedì 31 maggio 2022

LE ORIGINI DEL TEATRO LATINO

Secondo lo storiografo Tito Livio, la nascita della letteratura latina risale attorno al 240 a.C.: in quello stesso anno Livio Andronico mise in scena una propria opera, probabilmente una tragedia, su un solo soggetto e con una separazione tra le parti cantate e dialogate (richiama la struttura tradizionale del dramma greco). Non si sa cosa rappresentò e della produzione teatrale di questo periodo resta molto poco per farsi un’idea di cosa fu la tragedia latina dell’età repubblicana (la documentazione si fonda su frammenti). Dai principali tragediografi si ricava qualche indizio per supporre la presenza del coro, il cui ruolo era sicuramente diverso dal teatro greco. Si sono conservate opere superstiti di Plauto, di Terenzio, tutte commedie di ambientazione greca; per quanto riguarda le commedie di ambientazione romana restano frammenti di Titinio e Afranio (II-I secolo a.C.). Il materiale superstite permette di osservare un’assenza totale del coto nel teatro comico latino, sul piano stilistico e performativo si assiste ad una trasformazione di svariati momenti originariamente destinati alla recitazione in canti: tensione stilistica evidente nel caso del teatro plautino, il meno grecizzante e il più spettacolare, in cui l’attore è un professionista a tutti gli effetti, abile nel canto e nella danza. Il poeta drammatico arcaico non praticava un solo genere; caratteristiche che accomunano il teatro latino agli spettacoli ellenistici sono: la rilevanza dell’attore protagonista, le evoluzioni della danza e canore, la tendenza all’antologizzazione dei testi nella riproposizione spettacolare, l’attenzione alla musica e al canto solista.


martedì 1 marzo 2022

John Osborne il drammaturgo

John Osborne (1929-94) è diventato il simbolo della nuova drammaturgia inglese degli anni cinquanta legato al successo del suo primo lavoro Look Back in Anger, l’opera, ambientata in una squallida mansarda presenta un forte punto di cambio rispetto alle abitudini teatrali dell’epoca che si sviluppavano normalmente in ambienti altamente borghesi, e racconta la storia di un triangolo amoroso tra Jimmy Porter; un giovane di estrazione popolare ma intellettuale e ribelle, la sua moglie Alison; appartenente alla borghesia militare medio-alta, e la sua migliore amica Helena Charles. Il dramma appartiene al genere del Kitchen Sink Realism che utilizza il realismo sociale per mostrare scene della vita domestica. La produzione drammaturgica posteriore dell’autore rimane ancorata nei principi del realismo psicologico e anche se rimane centrale la figura del ribelle e la sua rabbia contro le convenzioni e privilegi presenti nella società, dimostra una graduale involuzione e l’impostazione di uno stile ancorato che non cercava più di sconvolgere le strutture teatrali e sociali imperanti. Innanzitutto davanti agli altri drammaturghi dell’epoca che hanno continuato con un percorso d’innovazione non solo nelle tematiche ma nelle forme di scrivere i drammi. 

La sua critica alla società borghese della fine degli anni cinquanta che aveva tanto scosso il pubblico venti anni fa, tradisce molte pieghe nostalgiche, e rivela in realtà i caratteri di una effettiva integrazione nella stessa società allora presa di mira. I suoi drammi più recenti risultano quindi privi di mordente e di spunti innovativi, malgrado il tentativo di seguire certe mode correnti.

Durante l’autunno del 1956 Osborne recita nella scandalosa produzione dell’English Stage Company dell’opera di Brecht l’Anima buona del Sezuan, in questo periodo l’autore stava scrivendo The Entertainer che è andato in scena nel 1957, l’opera in grande parte è frutto dell’entusiasmo che regnava per Brecht nel Royal Court. Il riferimento all’autore tedesco sta nell’uso di una serie di numeri di musical, realizzati dal protagonista Archie, che cercano di coincidere con l’effetto di straniamento di Brecht interrompendo lo svolgimento dell’azione scenica. «Ma contrariamente alle canzoni di Brecht, che sono intervalli nello sviluppo della vicenda dettati dalla volontà di limitare l’illusione del pubblico, i numeri di Archie restano all’interno dell’illusione.» La seguente opera Luther del 1961 presenta anche un’inspirazione del teatro brechtiano, nella storia di un ribelle combatte da solo contro la società in cui vive, però che a differenza di Brecht non tiene in considerazione le ragioni storiche, sociali e ideologiche della sua ribellione. Con il passare del tempo le sue opere dimostrano che la rabbia che aveva caratterizzato i primi lavori scompariva lentamente, in Inadmissibile Evidence del 1964 il protagonista Bill Maitland «[…] si scaglia preferibilmente contro i giovani, i progressisti, i neri, la ‘massa brutta’. Ma l’interesse del dramma non sta nelle sue rabbiose opinioni, bensì nella sua costruzione, oscillante tra naturalismo e stilizzazione.» L’ultima opera di Osborne Déjavu messa in scena nel 1992, due anni prima della morte dell’autore è un remake di Look Back in Anger dove il protagonista, Jimmy Porter è diventato un anziano che non ha mai perso la arrabbiatura davanti al mondo. Il testo rinchiude in se stesso la carriera del drammaturgo che ha dato la prima spinta alla nuova ondata di drammaturghi inglesi.

 

mercoledì 9 marzo 2016

The Living theatre

L’incontro di due artisti, attivisti, pacifisti, Judith Malina e Julian Beck a New York nel 1943, ha dato la nascita all’idea di un teatro che potesse riunirli in una azione comune. Nel 1947 pensano ad un teatro di repertorio d’avanguardia, teatro sperimentale d’opposizione al teatro istituzionalizzato della Broadway. Vogliono un teatro diverso, che sia manifestazione di vita e creano il teatro vivente, The Living Theatre, che ha la sua prima il 15 agosto 1951 dentro l’appartamento dei Beck. Anarchismo, poesia, teatro politico, pacifismo, teatro orientale, automatismo, ricerca del linguaggio, suggerivano dai primi anni le vie che il gruppo poi percorreva. Fino all’apertura del teatro The Living Theatre nella Fourteenth Street, passando dal Cherry Lane Theatre e dal magazzino The Studio (chiusi dalle autorità per motivi irrisori, ragioni secondo loro, di sicurezza), diciannove spettacoli furono rappresentati, di autori come Paul Goodman, Gertrud Stein, Brecht, Lorca, Picasso, Jarry, Eliot, Auden, Strindberg, cocteau, Racine e Pirandello.
Il primo spettacolo fu “Many Loves” di William Carlos Williams, sulle molteplici forme dell’amore; nello stesso anno, “The Connection” di Jack Gelber, sul jazz, le droghe e la liberazione, seguito da “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello, che molto ha significato nello stile del Living, l’identificazione fra vita e teatro. L’influenza del teatro della crudeltà di Antonin Artaud si fa sentire in questo periodo di denuncia della sofferenza umana: il teatro deve ricondurre la cultura alla Vita. Distruggere i muri, allargare il campo della coscienza, accentuare il carattere sacrale della Vita.
La repressione è sempre presente, Judith e Julian furono arrestati una decina di volte fino al 1963. A causa del loro spettacolo “The Brig / La Galera”sulla violenza delle istituzioni americane, il Living Theatre venne perquisito dagli agenti delle imposte con chiusura del teatro. Julian e Judith furono condannati a 60 e 30 giorni di carcere. Alla fine degli anni 60 il Living va in esilio volontario in Europa. Partecipa a Parigi al movimento del 68’, occupando il Teatro Odeon a Parigi e movimentando il Festival del Teatro ad Avignone, per la prima volta il Living parla dell’anarchia e del pacifismo apertamente sul palcoscenico e finisce lo spettacolo dicendo “Il teatro è per le strade”.
Il suo esilio europeo fra il 1964-1968 ha creato ancora di più delle nuove possibilità; internazionalizzando i suoi elementi, ha imparato ad attraversare frontiere, cultura, linguaggio. Ha viaggiato, è diventato nomade, si è trasformato in un collettivo.
Il Living theatre è costituito da un gruppo di persone, provenienti da diversi paesi, che vivono lavorano insieme come collettivo. Intendono usare il loro lavoro, l’arte di fare teatro, come un contributo alla lotta della gente per la libertà di provare la gioia di una vita senza i limiti della violenza economica, politica e sociale.

domenica 11 ottobre 2015

L'origine del dramma

L'origine del dramma (della tragedia greca come dei canovacci drammatici del Medio Oriente e dell'Europa) è stata ritrovata in alcuni rituali stagionali che sviluppavano, per sommi capi, la seguente sequenza: combattimento tra due principi antagonisti (Vita e Morte, Dio e Dragone, ecc.), passione del Dio, lamento della sua morte gioia che saluta la sua resurrezione. Se è vero che il dramma deriva da questi soggetti rituali e che si è costituito come fenomeno autonomo utilizzando gli elementi del rito stagionale, a ragione si parla quindi di origini sacre del teatro profano. Ma la differenza qualitativa fra le due categorie di fatti non è per questo meno evidente; lo scenario rituale apparteneva all'economia del sacro, esprimeva esperienze religiose, riguardava la salvezza della comunità considerata come un tutto; il dramma profano, quando si definì il suo proprio universo spirituale e il proprio sistema di valori, provocava delle esperienze di tutt'altra natura (le emozioni estetiche) e perseguiva un ideale di perfezione formale perfettamente estranea ai valori dell'esperienza religiosa. Vi è dunque una soluzione di continuità fra i due piani, anche se, lungo i secoli, il teatro si è mantenuto in una atmosfera sacra. Esiste un divario incommensurabile tra chi partecipa religiosamente al sacro mistero di una liturgia e chi ne gode da esteta la bellezza spettacolare e la musica che l'accompagna,