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domenica 15 dicembre 2019

VOLUNTEERS – Jefferson Airplane

Woodstock 1969, quando i Jefferson Airplane si presentano sul palco, Grace Slick dichiara che se fino a quel momento ci sono stati gruppi “duri”, ora c’è un nuovo genere. Poi mentre il gruppo attacca Volunteers, annuncia come super ospite il pianista Nicky Hopkins. Purtroppo questo brano scatenato e rivoluzionario sarà sfumato nel film, sicuramente per motivi di censura. La multinazionale Warner Bross non ama certo sentir cantare: 
"Guardate cosa sta accadendo fuori nella strada:
è la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Hey sto danzando giù nella strada,
è la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Non è sorprendente tutta la gente che incontro?
E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Una generazione è invecchiata
una generazione ha trovato la sua anima.
Questa generazione non ha mete da raggiungere:
raccogliete il grido.
Hey, adesso è il momento per voi e per me.
E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Su, venite, stiamo marciando verso il mare,
è la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione!
Chi vi spazzerà via?
Saremo noi. E chi siamo noi?
Siamo i volontari d’Amerika,
i volontari d’Amerika,
i volontari d’Amerika!"
Grandi dinosauri del paleolitico californiano, i Jefferson Airplane (diventati Starship con il progresso tecnologico) volano da oltre venticinque anni nei cieli di San Francisco; in gioventù erano il complesso più audace del movimento psichedelico, del radicalismo hippie, dell'utopismo ecologico. A fondare il gruppo è nel 1965 Marty Balin. Entrato in società con amici nell'acquisto di un locale, il Drinking Gourd, ha l'intuizione di rinnovarlo sulle basi del nuovo rock emergente: lo ribattezza dunque Matrix e si mette a organizzare una house hand in quel posto, cercando musicisti che accompagnino lui, cantante. In breve trova i chitarristi Paul Kantner e Jorma Kaukonen, la cantante Signe Tole Anderson, il contrabbassista Bob Harvey e il batterista Jerry Peloquin: prendono nome Jefferson Airplane e sfoggiano un repertorio modellato sul folk rock
appena nato, con echi della tradizione americana combinati con la  musica di Beatles, Byrds e Dylan. Le esibizioni al Matrix suscitano scalpore e una potente major come la Rca è pronta a ingaggiare il complesso fin dall'autunno 1965, portandolo in studio qualche mese più tardi per il long playing d'esordio Takes off 1966, molto
ingenuo e derivativo: la formazione di queste prime sessions è già  cambiata rispetto agli esordi, con il batterista Skip Spence al posto di Peloquin e bassista Jack Casady invece  di Harvey. Il 1967 è l'anno d'oro della scena di San Francisco, che vive giorni esaltanti nel nome della nuova musica ispirata da droghe. pace e amore. I Jefferson sono alla testa del nuovo movimento, con una formazione ancora una volta rivoluzionata ma finalmente stabile: non ci sono più Skip Spence e  Signe Anderson, ma il nuovo batterista Spencer Dryden e la cantante Grace Slick, già celebre nell'ambiente cittadino come leader della Great Society. Proprio la Slick, con la sua personalità e il fascino prepotente, conferisce al gruppo quel plus che faceva difetto: energia, grande presenza scenica ma anche due canzoni vincenti come Somebody To Love e White Rabbit. Scritti a suo tempo con il primo marito Jerry Slick, quei brani diventeranno la chiave di volta dei nuovi Jefferson e i pezzi forti del loro secondo long playing, Surrealistic Pillow, colonna sonora dell'estate più bella di San Francisco, quella del 1967. L'album fa uscire il complesso dal bozzolo e lo impone clamorosamente in testa alle classifiche  statunitensi: la musica ha perso la timidezza degli esordi e traccia fantastici disegni di folk rock psichedelico, come dimostrano anche i pezzi di Marty Balin, principale autore del gruppo. Il successo ottenuto dal long playing e la fama acquisita nel corso di  leggendarie esibizioni ancora al Matrix, al Fillmore Auditorium e al festival di Monterey spingono i Jefferson a insistere sulla via della
sperimentazione psichedelica e a  “cogliere l'attimo fuggente” della civiltà di San Francisco in un disco audace e free form come After Bathing At Baxter's, uscito nel novembre 1967. Quelle del disco smettono di essere semplici canzoni ma diventano lunghe suite lunatiche con spazio all'improvvisazione, come dimostra soprattutto il deliquio chitarristico di Kaukonen in Spare Chaynge e il gusto rumoristico a "collage" che deve qualcosa alle Mothers Of Invention; tra i brani, un omaggio all'adunata hippie dello Human Be-In, Saturday Afternoon, e una delle più incantevoli fiabe Slickiane, Martha. Echi di quel mondo in fermento si colgono ancora con un tono però più  tranquillo, sul successivo Crown Of Creation del 1968; alla tempesta sonora di House At Pooneil Corners fanno riscontro deliziose ballate come Lather (da una poesia di James Joyce) e Triad (vietatissima canzone sull'amore libero, di David Crosby). Con quelle opere e un'attività in concerto sempre intensa, testimoniata dal live Bless Its Pointed Little Head del 1969. Il successo non ha intaccato il loro gusto polemico e la voglia di prese di posizione radicali. Lo dimostra nell'estate 1969 un album crudo come Volunteers, violenta satira antimilitarista in linea con la protesta studentesca nei campus e con il movimento delle «pantere bianche» di Jerry Rubin.

sabato 30 gennaio 2016

Paul Kantner e i Jefferson Airplane

Gli Airplane sono il nome più prestigioso della Summer love di San Francisco, non fosse altro che per la lucidità messa in mostra in molti anni di musica. In cinque sin dagli inizi, con un trio chitarristico modellato sui Byrds e una voce femminile stupenda con l’arrivo di Grace Slick, il complesso tira dalle parti della dolcezza, della tradizione rivisitata, del grande impegno di vita e fantasia. 
Takes Off, il primo album sotto la guida di Marthy Balin che canta, suona la chitarra, compone canzoni. Ma il bello arriva alla seconda puntata, quando il 33 giri si chiama Surrealistic pillow e da quelle corde, da quei tasti, dal flauto di Grace alla voce americana di Paul Kantner viene fuori tutta la storia di San Francisco, l’ingenuità, la paranoia, il coraggio bellissimo. È la fucilazione del beat (come dice Bertoncelli), un collage di movimento e di cervello, una gran fiaba che dà ragione alla rabbia e alla dolcezza in parti eguali. I Jefferson in questo album mettono su le fondamenta per le ricerche future sia fisicamente sonore che surrealmente mentali regalando così al rock qualcosa di più di un semplice disco: una base per il coinvolgimento totale della musica nella pratica dell’esplorazione di un nuovo linguaggio.
Il Cuscino surrealistico è il primo, grande, esplicito omaggio all’uso delle droghe, al suono liberato, alla musica priva di camuffamenti e di energie soffocate, al rock come pratica di conoscenza e quindi di cultura. All’interno dell’album troviamo White rabbit (Coniglio bianco) con la sua esplosiva carica sovversiva, concentrata in meno di tre minuti nel suo inneggiare al LSD attraverso l’evidente riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie.

Coniglio Bianco 
Una pillola ti fa più largo
e una ti fa più piccolo,
e quella che ti dà tua
madre
non ti fanno proprio nulla.
Vai a domandarlo ad Alice
quando è alta dieci piedi.
E se vai a caccia di conigli
e sai che stai per cadere,
di loro che un bruco che
fumava il narghilè
ti ha chiamato.
Chiama Alice
quando era proprio piccola.
Quando gli uomini sulla
scacchiera
si alzano e ti dicono dove
andare
e tu hai appena preso
qualche specie di funghi
e la tua mente si muove
con lentezza.
Vai a domandarlo ad Alice
penso che lo sappia.
Quando la logica e la
proporzione
sono cadute fradice e morte,
e il cavaliere Bianco sta
parlando alla rovescia
e la Regina Rossa ha perso
la sua testa
Ricorda cosa disse il ghiro
Nutri la tua testa
Nutri la tua testa.