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lunedì 23 dicembre 2019

IL PENSIERO-SUONO


Non vi è dunque né materializzazione dei pensieri, né spiritualizzazione dei suoni, ma si tratta del fatto per cui il pensiero-suono implica divisioni e per cui la lingua elabora le sue unità costituendosi tra due masse amorfe. Ogni lingua crea dunque il proprio repertorio di significati articolando arbitrariamente la massa di per sé amorfa del pensiero. In questo senso il significato è linguisticamente autonomo: non esistono significati prima, al di fuori o indipendentemente dalla lingua; il significato nasce all'interno del sistema linguistico ed è un'entità tutta linguistica. 
Il ruolo caratteristico della lingua di fronte al pensiero non è creare un mezzo fisico materiale per l'espressione delle idee, ma servire da intermediario tra pensiero e suono in condizioni tali che la loro unione sbocchi necessariamente in delimitazioni reciproche di unità. Il pensiero, caotico per sua natura, è forzato a precisarsi decomponendosi.  

sabato 8 giugno 2013

PENSIERO

Inizialmente potremmo essere tentati di dire che il pensiero consiste nella formulazione di parole mentali. Potremmo quindi dividere la mente tra una regione in cui fluiscono immagini oscure, e un altra occupata dal pensiero verbale chiaro, il cui significato è determinato in accordo con criteri semplici ed evidenti. Ma di fatto non è così: Le parole non occorrono in quanto contenuto del pensiero, come se fossero proiettate su uno schermo per essere lette dal soggetto pensante. se immaginiamo di formulare un messaggio verbale diretto a noi stessi, vediamo che ciò contrasta col modo confuso in cui le parole compaiono nella nostra mente. Tanto che se potessimo sentire e vedere le parole pronunciate interiormente ci chiederemmo con stupore cosa significano.
La condizione di significato di un discorso pronunciato richiede di solito consapevolezza del gesto, e del tono, nonché del contesto, perché esso sia pienamente compreso. Ciò vale chiaramente, mutatis mutandis, anche per il discorso interiore. Il pensiero non coincide con le parole (se ve ne sono), ma le parole occorrono in un certo modo, per così dire, con una certa forza e colore.  

mercoledì 27 marzo 2013

LE PAROLE



Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali … E poi ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizioni, inventarne delle nuove, soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggior frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, pietà, sacrificio, rassegnazione, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento.