mercoledì 24 novembre 2021

LE MANI IN TASCA - Benjamin Péret

Nessuna esitazione e vedrete la linea della vita

Del pane tagliato in tutta la sua lunghezza

È una valle profonda dove scorre un fiume di latte acido

La cui corrente trasporta migliaia di ali

Che sbattono senza posa per provocare il furore delle acque

Ma no esse ridono come un fischio d’ammirazione

Indirizzato dai bassifondi di Chicago

Alla ragazza nuda che si contempla allo specchio

Che applaude fragorosamente

E un pesce volante erra intorno a lei

Criticandola

Il suo occhio destro concentra tutto il mare e il suo sale che brilla al sole

Mentre l’altro presagisce l’autunno

Ascolta i frutti maturi che cadono al suolo

Con un rumore di schiaffo immeritato

Che dirà la terra

E il tuo seno destro che figura un colpo di cannone

Sparato in onore delle anatre selvatiche

Che migrano nel tuo sangue

Mentre il tuo seno sinistro si ricorda

Del segnale di confine che per tanto tempo

Lo ha privato delle carezze del sole che sorgeva

Frusciante sotto il suo ombrello color dei due mondi

Dove si riparano bastimenti a quattro alberi

Lamenti a denti di sega sbreccata

E colpi d’occhio complici come casseforti aperte

Riempite dal soffio leggero

Degli enigmi risolti


giovedì 4 novembre 2021

EDEN - Mia Hansen-Løve

Gli anni ’90 segnano il rapido sviluppo della musica elettronica francese. Nelle eccitanti notti parigine Paul muove i suoi primi passi come Dj amante della musica house. Con il suo migliore amico crea il duo “Cheers” che trova immediatamente un fedele seguito sotterraneo. I due amici sono presto risucchiati da una breve ed euforica popolarità. Paul, accecato dalla sua passione musicale, inizia però a trascurare la sua vita quotidiana. Eden ripercorre i passi del “French touch” dal 1992 a oggi, rievocando una generazione che è stata in grado di riscrivere le regole della musica dance grazie a musicisti come i Daft Punk, Dimitri from Paris, Cassius, Alex Gopher e altri. Un film sulla musica che comincia immergendosi nel silenzio, un nuovo ritratto giovanile che nasce semmai à côté del duo musicale Daft Punk e che fa di questa sua lateralità la chiave di lettura del suo romanzo di formazione. Ritratto privato dalle continue tentazioni generazionali, con la scena House del French Touch, che la regista descrive davvero “in casa”, assieme al fratello dj Sven, uno degli ideatori del vero duo dei Cheers e delle serate Respect du Queen. In un flusso inestricabile di realtà e finzione, la Hansen-Løve si impossessa delle random access memories del fratello per una lenta, capillare immersione in questa ritualità di feste, serate, club in cui i protagonisti si trovano, si riconoscono, sentendosi per l’appunto a casa, in un viaggio che partendo dalla nascita del digitale, dalla fascinazione robotica, fa poi ritorno all’analogico, scoprendosi di nuovo “human after all”. Diviso in due capitoli, Paradise Garage (dal nome del celebre club newyorkese, culla della disco music) e Lost in Music (come la celebre hit delle Sister Sledge),
Eden è una vera e propria immersione nella realtà quotidiana lavorativa e personale dei suoi personaggi, ritratti con un certo affetto ma anche con malinconia dalla regista, che ha personalmente attraversato quel mondo, dal momento che suo fratello ne faceva parte. In questo anodino amarcord generazionale, la Hansen Løve rilegge temi e luoghi della sua adolescenza senza concedersi particolari sbavature romantiche; anzi, tutto è pervaso da un’avvolgente coltre di malinconia, che si declina in esistenze dal quotidiano poco entusiasmante, dove persino la musica non è abbracciata con particolare passione e gli amori scorrono via lasciando solo qualche rimpianto.
“Ho finito di girare Un amore di gioventù con la consapevolezza di aver reso un’idea quanto più possibile coerente. Considerare i miei primi tre film come una sorta di trilogia, mi ha fatto sentire il bisogno di andare avanti. Nello stesso periodo, mio fratello Sven, Dj per vent’anni, ha deciso di chiudere questo percorso e di cambiare stile di vita. Anche lui ha sentito l’esigenza di ripartire e cominciare a scrivere, cosa che avrebbe sempre voluto fare. Dopo aver visto Qualcosa nell’aria di Olivier Assayas, che racconta la storia della sua generazione attraverso gli anni dell’adolescenza, ho pensato: «Cosa accadrebbe se girassi un film sulla mia generazione,quella dei giovani tra il 1990 e il 2000, da una prospettiva più ampia rispetto al quella di Un amore di gioventù? Cosa verrebbe fuori?». La storia di mio fratello, la sua carriera come Dj dalla nascita dei rave e la scoperta della musica elettronica fino al successo mondiale del French Touch, una certa disillusione che l’ha spinto a cambiare la sua vita, sembrano racchiudere l’energia e le aspirazioni della mia generazione. (Mia Hansen-Løve)

Mia Hansen-Løve, dopo due cortometraggi, ha diretto il suo primo film Tout est pardonné (2007) presentato alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes e vincitore del premio Louis-Delluc come miglior esordio. Il film successivo, Il padre dei miei figli, ispirato agli ultimi giorni del produttore Humbert Balsan, è stato presentato al festival di Cannes nel 2009 nella sezione Un Certain Regard. Nel 2010 la rivista Variety ha classificato Mia Hansen-Løve tra i primi dieci registi internazionali da conoscere. Un anno dopo, ha diretto Un amore di gioventù, film che ha ottenuto un ampio successo di pubblico e l’unanime consenso della critica.



sabato 23 ottobre 2021

JENNIFER JUNIPER - Donovan

Donovan realizza lo splendido doppio album cofanetto A Gift from A Flower to A Garden, 13° in Gran Bretagna e 19° negli USA, che segna il momento più dolce della sua carriera. Anche Jennifer Juniper, pubblicato un mese dopo, possiede le saudenti melodie che ormai appartengono a questo artista: Il pezzo esce abbinato a Poor Cow, tema dominante del film omonimo. Il disco è 5° nel Regno Unito e 25° negli USA. Donovan sta ottenendo anche nel nostro paese, grazie a Mellow Yellow, spinge la casa discografica e richiedergli una versione italiana di questa canzone d’amore.
Jennifer Juniper vive sulle collina
Jennifer Juniper, sta seduta immobile
Lei sta dormendo? Non penso
Sta respirando? Si, molto piano
Cosa fai, Jennifer, amore mio?
Jennifer Juniper, cavalca una cavalla pezzata
Jennifer Juniper, lillà nei suoi capelli
Sta sognando? Si, penso di si
È carina? Si, moltissimo
Cosa fai, Jennifer, amore mio?
Sto pensando a come sarebbe se mi amasse
Sai solo dopo questa canzone felice è arrivata
E mi piace che qualcuno provi a dirti
Jennifer Juniper, capelli di lino dorato
Jennifer Juniper aspetta quello che le manca
Lei ti piace? Si, mi piace, Signore
L'ameresti? Si, l'amerei, Signore
Cosa fai, Jennifer, amore mio?
Jennifer Juniper, Jennifer Juniper, Jennifer Juniper
Jennifer Juniper vive sulle colline
Jennifer Juniper sta seduta immobile
Sta dormendo? Io non credo
Sta respirando? Si, ma molto piano
Cosa fai, Jennifer, amore mio?
Jennifer Juniper, Jennifer Juniper, Jennifer Juniper
Jennifer Juniper, Jennifer Juniper, Jennifer Juniper
Nato come anti-Dylan made in Scotland negli anni della protesta, Philip Leitch, in arte Donovan (Glasgow, 1946), deve il suo sccesso ad una celebre puntata del  programma Tv «Ready, Steady, Go!» nel gennaio 1965; dove Donovan vi appare con giubbotto di jeans e cappello alla «Help! », con una chitarra che adatta il vecchio motto di Woody  Guthrie  («quest'arma uccide i fascisti») eliminando ogni riferimento politico. Il brano che esegue, Catch The Wind, è una intimistica ballata di piccolo malessere giovanile che si accompagna ad altri Pezzi (Universal Soldier, Ballad Of A Crystal Man, The War Drags On) di generica protesta antimilitarista; ma in repertorio non c'è solo quello, anzi, prevale una linea di squisite ballate d'amore cantate con voce sussurrante, da Colours a Turquoise  a To Sing For You. I brani circolano su numerosi 45 giri e vengono raccolti dalla Pye in una coppia di album (What's Bin Did  And  What's  Been Hid  e Fairytale, entrambi 1965) che nel corso degli anni verranno rimescolati più volte, con grande disordine. Nel dicembre del 1965 Donovan si lega al manager Mickie  Most e comincia a proporre una nuova immagine di sé, abbandonando il dylanismo di facciata ed esplorando piuttosto i territori della nuova canzone «progressiva» con riferimenti alla cultura delle droghe. Un viaggio negli Stati Uniti con esibizioni in gruppo (il batterista 'Candy' John Carr e il giovane Shawn Phillips alla chitarra) rafforza i nuovi convincimenti dell'artista, che trova presto nuovo e più vasto pubblico: Sunshine Superman (in origine To Paul And John, dedicata ai Beatles) e Mellow Yellow (con arrangiamento di John Paul Jones e accompagnamento  vocale di Paul McCartney) ottengono straordinario successo in particolare negli Usa, vendendo più di un milione di copie con maliziosi ammiccamenti al mondo delle droghe dentro  una confezione di orecchiabile pop. I due hit intitolano anche due buoni  album dove Donovan spende la sua ispirazione migliore, in equilibrio fra tenerezza folk e curiosità psichedelica: Sunshine Superman (Epic 1966) contiene un classico del rock acido come Season Of  The Witch  e una bella dedica ai Jefferson Airplane (Fat  Angel),  mentre in Mellow Yellow  (Epic 1967) spiccano la ballata romantica Sand  & Foam e una dedica all'amico Bert Yansch  dei Pentangle, House Of Yansch. L'infatuazione psichedelica svanisce nel corso del 1967 e con quella anche il successo: i nuovi 45 giri, Epistle To Dippy e There's A Mountain (con un arrangiamento vagamente latino), falliscono il grande colpo nelle classifiche, mentre l'artista rinnega il trascorso amore per la droga e si dedica piuttosto alla meditazione trascendentale del Maharishi Yogi, sulle orme degli amici Beatles. Nel  febbraio del 1968 partecipa anche lui al pubblicizzato viaggio indiano di Lennon e McCartney, mentre la Epic pubblica un doppio album, A  Gift From A Flower To A Garden, dove le passate tensioni stemperano in delicate melodie intimiste, con accenti di filastrocca. Su quella strada  di felice regressione muovono i 45 giri successivi, che non ripetono più i fasti del 1966 ma trovano ancora buona  accoglienza: da  Wear Your Love Like Heaven a Jennifer Juniper, da Hurdy Gurdy Man (che intitola anche un buon album, nel 1968) a Lalena fino a To Susan On The West Coast   Waiting  e  ad Atlantis  che nel 1969 chiudono l'epoca d'oro del personaggio



lunedì 18 ottobre 2021

VOLUTTÀ - Massimo Bontempelli

Dormi, corpo, dormi

Che a difenderti ci penso io.

Mangia il sonno a mascelle piene.

Ninna, nanna, corpo mio.

Sdraiati nel fango si sta tanto bene.

Tu ci dormi come un dio.

Quest’è un mio braccio. E questo un osso.

Questo non capisco cos’è.

Questa mano dura e nera

è d’un vicino o mia di me?

Dov’è la testa?

non è la mia questa.

Eccola qui — la bocca — il naso.

Dormi, corpo, ci sei tutto.

Ah non sapevi — prima —

com’è bello grattarsi tutto

poi lasciarsi andare giù

caro corpo mio stanco e sporco

che sbragato nel fango dormi

il più bello de’ tuoi sonni.


mercoledì 13 ottobre 2021

Trash - Stephen Daldry

Sotto il cielo di Rio de Janeiro, tra cumuli di rifiuti e palafitte in bilico su acqua sporca, tre giovani amici, condannati alla miseria più oscura, minacciati dalla violenza della polizia, abituati a guadagnarsi da vivere scavando nell’immondizia, non hanno mai perso il senso dei valori di fondo, l’amicizia, la fede, la giustizia. Per questo, quando un portafoglio salterà fuori dalla discarica e un poliziotto molto pericoloso farà sapere che c’è una ricompensa per chi riesce a trovarlo, Rafael (Rickson Tevez), Gardo (Luis Eduardo) e Rato (Gabriel Weinstein) capiranno subito che la cosa più importante non è mettere le mani su quei soldi, ma risalire al proprietario, scoprire il suo segreto, ricostruire il mosaico di una storia misteriosa. 

Il regista decide di impacchettare, sotto forma di fiaba, la rivoluzione necessaria che parte dal basso, che parte dal popolo, ponendo la responsabilità utopica del cambiamento nelle mani dei tre giovani protagonisti, affiancati dalla figura di un missionario interpretato da Martin Sheen e dalla sua giovane volontaria, Rooney Mara, inconsciamente inserita nel loro piano. “Trash è un film sulla povertà e la corruzione. Un film sulla fede, la giustizia, l’amicizia e la speranza. I nostri tre protagonisti sono una fonte inesauribile di ottimismo. Hanno definito il tono, il linguaggio e il senso dell’umorismo del film stesso”. 

Tra denuncia e vitalismo, alternando scene forti, come quelle dell’arresto e della tortura del ragazzo che ha trovato il portafoglio, a inseguimenti acrobatici con i protagonisti che si muovono nei bassifondi di Rio con la magnifica leggerezza del ballerino Billy Elliot, Daldry costruisce un’odissea che da una parte rievoca la cronache più crude sui «meninos de rua», dall’altra si rifà alla tradizione magica delle novelle sudamericane: «Non credo che con il mio film contribuirò a cambiare il mondo e tantomeno che, come qualcuno mi chiede, questa storia avrà dei riflessi sulle elezioni brasiliane. Sui modi brutali delle forze dell’ordine e su certe condizioni di vita, si è molto parlato e i cineasti brasiliani hanno realizzato film e documentari». Girando Trash Daldry voleva testimoniare «il senso di moralità profondamente radicato, nonostante tutto, in questi ragazzi. Durante le riprese abbiamo cercato di costruire una struttura in cui si potessero muovere, esprimendo la loro fiducia e la loro speranza nella possibilità di trasformazione del Paese».

Stephen Daldry ha iniziato la sua carriera allo Sheffield Crucible Theatre. A Londra è stato Direttore Artistico del Gate Theatre, del Royal Court Theatre, del National Theatre del Public Theatre di New York, portando molte produzioni sia a Broadway sia nel West End. Ha diretto programmi per la BBC Radio e Tv. Ha prodotto: Billy Elliot the Musical, dieci premi Tony nel 2009; The Audience di Peter Morgan, due Olivier Awards; Skylight di David Hare, con Bill Nighy e Carey Mulligan. I suoi quattro film Billy Elliot, The Hours, The Reader- A Voce Alta, e Molto forte, incredibilmente vicino hanno ottenuto complessivamente 19 candidature e due vittorie agli Oscar.



sabato 2 ottobre 2021

Tom le cancre (Tom il somaro) – Manuel Pradal

Una classe di bambini di cinque anni si perde in una foresta dopo che la maestra perde i sensi mangiando frutti di bosco. Abbandonati, incontrano un ragazzo di 14 anni in fuga, Tom il Somaro, che vive in una quercia secolare e che stringe un patto con loro: sarà lui a ricondurli a casa, sani e salvi, solo quando sara riuscito a far dimenticare loro tutto cio che hanno imparato a scuola. Un tour nel bosco guidato da un maestro pigro e svogliato, ovvero come stupire ancora il mondo con la fantasia e l’impertinenza. Un racconto piacevolmente brillante, gioviale, pieno di fascino e umorismo, per grandi e piccini.

Manuel Pradal: “La storia di Tom il somaro ha inizio durante un workshop condotto con 15 bambini di 5 anni nel mio villaggio del sud della Francia. Molti amici si sono uniti a noi: operatori, studenti, attori, gente del posto, e abbiamo immaginato, giorno dopo giorno, una favola cinematografica piena di fantasia. Con lo stile creativo, semplice, colorato e allegro del disegno di un bambino, immaginato da Yorgos Arvanitis. Il workshop si e trasformato pian piano in un piccolo sogno filmico, ognuno ci ha visto la liberta di reinventare il cinema, come fu con l’esordio della “Lanterna Magica”, il nome della nostra associazione, con le sue piccole follie, la sua immaginazione, la sua semplice magia, senza soldi. Il grande compositore Carlo Crivelli e la sua orchestra “Citta aperta” hanno sublimato la nostra avventura e Tom il somaro e divenuto una sorta di opera per bambini, un canto ininterrotto che accompagna questa epopea infantile, che ho immaginato come in un sogno a meta tra Peter Pan e Gatto nero, gatto bianco.

Manuel Pradal((22 March 1964 – 13 May 2017), studia alla scuola nazionale di cinema a Parigi, la FEMIS. Durante il corso di studi diventa assistente di Agnes Varda. Il suo film di diploma, il lungometraggio Canti, e il secondo film nella storia della FEMIS a essere selezionato dal Festival di Cannes. Ottiene numerosi premi internazionali ai festival e la borsa di studio del Prix de Rome. Nel 1998 realizza Marie della Baia degli Angeli, selezionato nei maggiori festival tra cui Venezia, Sundance, Toronto e Rotterdam, dove vince il Tiger Award. Nel 2002 scrive e dirige Ginostra e nel 2006 A Crime, un noir selezionato a Toronto. Nel 2009 realizza La Blonde aux seins nus, ispirato al quadro omonimo di Manet. Nel 2011 anima un laboratorio di cinema con dei bambini di cinque anni, e da questa esperienza nasce Tom le cancre. 



giovedì 23 settembre 2021

LA PIOGGIA SUL FORMICAIO - Sante Notarnicola

Annaspò ancora un attimo

- non voleva morire -

ma la pioggia cadeva violenta


tutta una vita aveva

sgobbato alla tana

e quale fatica

traportare il cibo.


Un ultimo sforzo

poi si lasciò andare


ed  il tuono lontano

non permise di sentire

alcun rumore