La produzione di documenti che devono fornire lo stock e la base della memoria collettiva e il risultato di scelte e manipolazioni destinate ad imporre al futuro una visione orientata dal passato. Il documento non è innocente, esso serve ad avvertire, esso deforma quanto informa, impone un punto di vista durevole, è un documento/monumento.
Da ultimo, gli psicologi e gli psicanalisti hanno insistito, sia a proposito del ricordo, sia a proposito dell'oblio, sulle manipolazioni, consce o inconsce, esercitate sulla memoria individuale dall'interesse, dall'affettività, dall'inibizione, dalla censura.
Analogamente, la memoria collettiva ha costituito un'importante posta in gioco nella lotta per il potere condotta dalle forze sociali. Impadronirsi della memoria e dell'oblio è una delle massime preoccupazioni delle classi, dei gruppi, degli individui che hanno dominato e dominano le società storiche. Gli oblii, i silenzi della storia sono rivelatori di questi meccanismi di manipolazione della memoria collettiva.
Il potere sulla memoria ha dato origine ad aspre lotte sociali e politiche e a continui sforzi da parte dello Stato per accaparrare la memoria collettiva.
Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati, basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca.
giovedì 28 novembre 2019
martedì 19 novembre 2019
Il mondo alla rovescia (Diggers)
Nel 1649
Sulla collina di St George
Una banda di straccioni che chiamavano Zappatori
Giunse a manifestare la volontà del popolo.
Sfidarono i proprietari terrieri
Sfidarono le leggi
Erano i diseredati
Che reclamavano ciò che spettava loro.
Veniamo in pace, dicevano
Per zappare e seminare.
Veniamo a lavorare la terra insieme
E a far fiorire le lande incolte.
A questa terra divisa
Restituiremo l’integrità
Affinché possa essere
Un tesoro comune, per tutti.
Il peccato della proprietà
Noi disprezziamo.
Nessuno ha diritto di comprare e vendere
La terra per profitto personale.
Con il furto e l’assassinio
Si sono impadroniti delle terre.
Ora ovunque i muri
Si ergono al loro comando.
Fanno le leggi
Per incatenarci meglio.
I preti ci abbagliano con il paradiso
O ci condannano all’inferno.
Non adoreremo
Il Dio che servono.
Il Dio dell’avidità che nutre i ricchi
Mentre i poveri muoiono di fame.
Lavoriamo, mangiamo insieme
Non abbiamo bisogno di spade.
Non ci inchineremo ai padroni
Né pagheremo il fitto ai signori.
Siamo uomini liberi
Anche se siamo poveri.
Zappatori tutti, ribellatevi, per la gloria
Ribellatevi ora!
Dai possidenti
Giunsero gli ordini.
Mandarono i mercenari e i soldati
Per spazzare via gli Zappatori
Demolire le loro case
Distruggere il loro granturco.
Vennero dispersi,
Soltanto la visione perdura.
Poveri, fatevi coraggio.
Ricchi, fate attenzione.
La terra è stata fatta tesoro comune
Perché tutti la condividano
Tutto in comune
Un solo popolo
Veniamo in pace.
E giunse l’ordine di falciarli via tutti.
"Ho scritto questa canzone nel 1974...E' la storia della Comune dei Diggers del 1649 e della loro visione della terra come 'tesoro in comune'. È diventata una specie di inno per diversi gruppi radicali, specialmente da quando Billy Bragg la ha incisa [1985], e non è adattata da nessun'altra canzone. Il titolo è tratto dal libro di Christopher Hill sulla Rivoluzione Inglese." (Leon Rosselson)
Nonostante le affermazioni di Leon Rosselson, di questa canzone di epoca moderna, è quantomeno probabile che, almeno nello spirito, essa si ispiri o abbia reminiscenze da The Diggers’ Song (o Levellers and Diggers) composta da Gerrard Winstanley, leader del movimento egualitario dei Diggers.
Diggers (in italiano: zappatori o scavatori) è il nome con cui sono conosciuti alcuni gruppi di cristiani protestanti e ruralisti che, ai tempi della rivoluzione inglese, si unirono per lavorare le terre comuni secondo principi comunitari. In Inghilterra nacquero diverse comunità di diggers, la più nota delle quali è quella del Surrey, nata a Saint George's Hill e poi trasferita a Little Heath (entrambe le località si trovano nei pressi di Cobham), che ebbe come principale portavoce Gerrard Winstanley. Il termine Diggers, che significa "zappatori", deriva da un passo della Bibbia contenuto negli Atti degli Apostoli, in cui questi ultimi suggeriscono la pratica di un determinato stile di vita basato sulla fede in Cristo e sul comunitarismo. Cercarono inoltre di riformare l'ordine costituito con i loro principi egualitaristici e con la creazione di piccole e rurali comunità di fedeli. Insieme ai Livellatori, i Diggers furono tra i gruppi di dissenzienti inglesi durante la dittatura di Oliver Cromwell.
Sulla collina di St George
Una banda di straccioni che chiamavano Zappatori
Giunse a manifestare la volontà del popolo.
Sfidarono i proprietari terrieri
Sfidarono le leggi
Erano i diseredati
Che reclamavano ciò che spettava loro.
Veniamo in pace, dicevano
Per zappare e seminare.
Veniamo a lavorare la terra insieme
E a far fiorire le lande incolte.
A questa terra divisa
Restituiremo l’integrità
Affinché possa essere
Un tesoro comune, per tutti.
Il peccato della proprietà
Noi disprezziamo.
Nessuno ha diritto di comprare e vendere
La terra per profitto personale.
Con il furto e l’assassinio
Si sono impadroniti delle terre.
Ora ovunque i muri
Si ergono al loro comando.
Fanno le leggi
Per incatenarci meglio.
I preti ci abbagliano con il paradiso
O ci condannano all’inferno.
Non adoreremo
Il Dio che servono.
Il Dio dell’avidità che nutre i ricchi
Mentre i poveri muoiono di fame.
Lavoriamo, mangiamo insieme
Non abbiamo bisogno di spade.
Non ci inchineremo ai padroni
Né pagheremo il fitto ai signori.
Siamo uomini liberi
Anche se siamo poveri.
Zappatori tutti, ribellatevi, per la gloria
Ribellatevi ora!
Dai possidenti
Giunsero gli ordini.
Mandarono i mercenari e i soldati
Per spazzare via gli Zappatori
Demolire le loro case
Distruggere il loro granturco.
Vennero dispersi,
Soltanto la visione perdura.
Poveri, fatevi coraggio.
Ricchi, fate attenzione.
La terra è stata fatta tesoro comune
Perché tutti la condividano
Tutto in comune
Un solo popolo
Veniamo in pace.
E giunse l’ordine di falciarli via tutti.
"Ho scritto questa canzone nel 1974...E' la storia della Comune dei Diggers del 1649 e della loro visione della terra come 'tesoro in comune'. È diventata una specie di inno per diversi gruppi radicali, specialmente da quando Billy Bragg la ha incisa [1985], e non è adattata da nessun'altra canzone. Il titolo è tratto dal libro di Christopher Hill sulla Rivoluzione Inglese." (Leon Rosselson)
Nonostante le affermazioni di Leon Rosselson, di questa canzone di epoca moderna, è quantomeno probabile che, almeno nello spirito, essa si ispiri o abbia reminiscenze da The Diggers’ Song (o Levellers and Diggers) composta da Gerrard Winstanley, leader del movimento egualitario dei Diggers.
Diggers (in italiano: zappatori o scavatori) è il nome con cui sono conosciuti alcuni gruppi di cristiani protestanti e ruralisti che, ai tempi della rivoluzione inglese, si unirono per lavorare le terre comuni secondo principi comunitari. In Inghilterra nacquero diverse comunità di diggers, la più nota delle quali è quella del Surrey, nata a Saint George's Hill e poi trasferita a Little Heath (entrambe le località si trovano nei pressi di Cobham), che ebbe come principale portavoce Gerrard Winstanley. Il termine Diggers, che significa "zappatori", deriva da un passo della Bibbia contenuto negli Atti degli Apostoli, in cui questi ultimi suggeriscono la pratica di un determinato stile di vita basato sulla fede in Cristo e sul comunitarismo. Cercarono inoltre di riformare l'ordine costituito con i loro principi egualitaristici e con la creazione di piccole e rurali comunità di fedeli. Insieme ai Livellatori, i Diggers furono tra i gruppi di dissenzienti inglesi durante la dittatura di Oliver Cromwell.
giovedì 14 novembre 2019
DEAR MR: FANTASY - Traffic
Dear Mr. Fantasy"batteria solida e quadrata, riff di chitarra e armonica a ricamo, grandissima prestazione bluesy di Stevie. Una cavalcata acida di British blues divenuta simbolo del primo periodo del gruppo. Mason è magico con la chitarra.
Caro Mister Fantasia suonaci un motivo
qualcosa che ci renda felici
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza
Canta una canzone, suona la chitarra
rendila vivace
Tu sei quello che può farci ridere tutti quanti
ma facendolo ci fai scoppiare in lacrime
Per favore, non rattristarti, se fosse un'idea che ti eri fatto
Noi non abbiamo saputo nulla di te per tutti questi anni
Caro Mister Fantasia suonaci un motivo
qualcosa che ci renda felici
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza
Canta una canzone, suona la chitarra
rendila vivace
Enfant prodige del beat inglese con lo Spencer Davis Group, il tastierista e cantante Stevie Winwood non ha ancora 20 anni quando fonda i Traffic, contribuendo con brillanti idee alla nuova stagione psico-progressive della scena britannica. Con lui sono il cantante e chitarrista Dave Mason, già roadie con il Davis Group, il batterista ex Deep Feeling ed Hellions Jim Capaldi e il sassofonista e flautista Chris Wood, proveniente dai Locomotive e dai Sounds Of Blue. I quattro si uniscono nella primavera del 1967 e vanno in ritiro in una fattoria del Bethshire a registrare i Ioro primi pezzi, pubblicati dalla Island nel corso del 1967. In repertorio due 45 giri di pura psichedelia (Paper Sun e la fiabesca Hole In My Shoe), un contributo easy alla colonna sonora del film Here We Go 'Round The Mulberry Bush e un album, che esce in Gran Bretagna come Dear Mr. Fantasy e negli Stati Uniti, con un pezzo in più, come Heaven Is In Your Mind (United Artists). Lo stile un pop rock elegante, che accanto agli slanci blues tipici di Winwood conosce libere aperture strumentali con gusto jazz (Smiling Phases) e anche abbandoni romantici (No Face, No Name, No Number), pezzo forte è la trascinante Dear Mr. Fantasy, da cui trarrà spunto Paul McCanney qualche mese più tardi per la coda strumentale di Hey Jude. II gruppo compare come ospite d'onore nel "Magical Mystery Tour" dei Beatles.
Caro Mister Fantasia suonaci un motivo
qualcosa che ci renda felici
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza
Canta una canzone, suona la chitarra
rendila vivace
Tu sei quello che può farci ridere tutti quanti
ma facendolo ci fai scoppiare in lacrime
Per favore, non rattristarti, se fosse un'idea che ti eri fatto
Noi non abbiamo saputo nulla di te per tutti questi anni
Caro Mister Fantasia suonaci un motivo
qualcosa che ci renda felici
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza
Canta una canzone, suona la chitarra
rendila vivace
Enfant prodige del beat inglese con lo Spencer Davis Group, il tastierista e cantante Stevie Winwood non ha ancora 20 anni quando fonda i Traffic, contribuendo con brillanti idee alla nuova stagione psico-progressive della scena britannica. Con lui sono il cantante e chitarrista Dave Mason, già roadie con il Davis Group, il batterista ex Deep Feeling ed Hellions Jim Capaldi e il sassofonista e flautista Chris Wood, proveniente dai Locomotive e dai Sounds Of Blue. I quattro si uniscono nella primavera del 1967 e vanno in ritiro in una fattoria del Bethshire a registrare i Ioro primi pezzi, pubblicati dalla Island nel corso del 1967. In repertorio due 45 giri di pura psichedelia (Paper Sun e la fiabesca Hole In My Shoe), un contributo easy alla colonna sonora del film Here We Go 'Round The Mulberry Bush e un album, che esce in Gran Bretagna come Dear Mr. Fantasy e negli Stati Uniti, con un pezzo in più, come Heaven Is In Your Mind (United Artists). Lo stile un pop rock elegante, che accanto agli slanci blues tipici di Winwood conosce libere aperture strumentali con gusto jazz (Smiling Phases) e anche abbandoni romantici (No Face, No Name, No Number), pezzo forte è la trascinante Dear Mr. Fantasy, da cui trarrà spunto Paul McCanney qualche mese più tardi per la coda strumentale di Hey Jude. II gruppo compare come ospite d'onore nel "Magical Mystery Tour" dei Beatles.
mercoledì 6 novembre 2019
JOHNNY GUITAR di Nicholas Ray
Johnny Guitar, già galeotto e pistolero, lavora nel saloon della sua ex amante Vienna. Una grossa società che vuole impossessarsi del locale cerca di scacciarne la proprietaria, mentre la popolazione del luogo, aizzata dalla perfida e intrigante Emma, vuole addirittura linciarla, ritenendola responsabile d'una rapina. Vienna, con l'aiuto di Johnny, esce vittoriosa dalla lotta dopo aver perso il saloon in un incendio appiccato dai suoi nemici.
"Questo film ha un certo peso, sotto molti punti di vista. Siamo partiti da un romanzo di nessun valore. Yordan e io abbiamo lavorato come dannati alla sceneggiatura per cercate di dare importanza al fattore tempo. E mi sarebbe piaciuto che le nostre idee sui veri momenti che si nascondono dietro una emozione legittima fossero state espresse ancor più chiaramente".
(Nicholas Ray, citato in G. Sadoul “Il cinema”, Sansoni, Firenze 1968)
"Possiamo dire che il cowboy solitario abbia cominciato a cavalcare sulle pianure del West con il cavaliere della valle solitaria di George Stevens, John Farrow e Nicholas Ray, autori rispettivamente di Hondo e Johnny Guitar, furono i primi volgarizzatori del nuovo personaggio che doveva avere tanta fortuna negli anni successivi. Il cowboy solitario è il frutto della crisi hollywoodiana. Il western aveva bisogno di nuovi eroi ma non poteva ricorrere a quelli vecchio stile perché nuove esigenze del pubblico e nuovi criteri di produzione impedivano la rinascita dei “serial” o comunque dell'eroe fisso. Occorreva trovare un modello nel quale potessero calarsi di volta in volta i grandi divi: uno scafandro anonimo da immergere in qualsiasi avventura e situazione".
(J.L. Rieupeyraut e André Bazin, “Il Western”, Cappelli, Bologna 1957)
"Questo film ha un certo peso, sotto molti punti di vista. Siamo partiti da un romanzo di nessun valore. Yordan e io abbiamo lavorato come dannati alla sceneggiatura per cercate di dare importanza al fattore tempo. E mi sarebbe piaciuto che le nostre idee sui veri momenti che si nascondono dietro una emozione legittima fossero state espresse ancor più chiaramente".
(Nicholas Ray, citato in G. Sadoul “Il cinema”, Sansoni, Firenze 1968)
"Possiamo dire che il cowboy solitario abbia cominciato a cavalcare sulle pianure del West con il cavaliere della valle solitaria di George Stevens, John Farrow e Nicholas Ray, autori rispettivamente di Hondo e Johnny Guitar, furono i primi volgarizzatori del nuovo personaggio che doveva avere tanta fortuna negli anni successivi. Il cowboy solitario è il frutto della crisi hollywoodiana. Il western aveva bisogno di nuovi eroi ma non poteva ricorrere a quelli vecchio stile perché nuove esigenze del pubblico e nuovi criteri di produzione impedivano la rinascita dei “serial” o comunque dell'eroe fisso. Occorreva trovare un modello nel quale potessero calarsi di volta in volta i grandi divi: uno scafandro anonimo da immergere in qualsiasi avventura e situazione".
(J.L. Rieupeyraut e André Bazin, “Il Western”, Cappelli, Bologna 1957)
mercoledì 30 ottobre 2019
PETIZIONE DI UN LADRO A UN RE VICINO di Pierre François Lacenaire
Sire, di grazia, statemi a sentire:
Sire, io vengo dalla prigione
Io sono ladro, voi siete re
agiamo allo stesso modo, manco fossimo fratelli
Le persone per bene mi fanno orrore
Io ho il cuore duro e l’animo vile
Sono senza pietà, senza onore
Ah, fatemi sindaco d’una città.
Bene! Già mi ci vedo, come sindaco:
ma, sire, è ben poco io penso
L’appetito mi vien mangiando
Andiamo sire, un po’ d’indulgenza
Sono astioso come un cane ringhioso.
Ho la malizia d’un vecchio scimmione
In Francia io varrei un Gisquet
Fatemi prefetto di polizia.
Grand Dio! Altro che se sono un buon prefetto!
Ogni prigione è troppo piccola
questo mestiere pertanto non è fatto
io lo sento bene, per dar merito a me.
io so ingoiare un budget
so fare imbrogli in un registro
firmerò “Suddito vostro”
Ah, fatemi ministro!
Sire, che vostra maestà
non pigli collera
io conto sulla vostra bontà
perché la mia richiesta è temeraria
io sono ipocrita e villano
la mia dolcezza non è che una gramigna
io ho fatto….impiccare mio cugino
Sire, datemi il posto vostro!
Sire, io vengo dalla prigione
Io sono ladro, voi siete re
agiamo allo stesso modo, manco fossimo fratelli
Le persone per bene mi fanno orrore
Io ho il cuore duro e l’animo vile
Sono senza pietà, senza onore
Ah, fatemi sindaco d’una città.
Bene! Già mi ci vedo, come sindaco:
ma, sire, è ben poco io penso
L’appetito mi vien mangiando
Andiamo sire, un po’ d’indulgenza
Sono astioso come un cane ringhioso.
Ho la malizia d’un vecchio scimmione
In Francia io varrei un Gisquet
Fatemi prefetto di polizia.
Grand Dio! Altro che se sono un buon prefetto!
Ogni prigione è troppo piccola
questo mestiere pertanto non è fatto
io lo sento bene, per dar merito a me.
io so ingoiare un budget
so fare imbrogli in un registro
firmerò “Suddito vostro”
Ah, fatemi ministro!
Sire, che vostra maestà
non pigli collera
io conto sulla vostra bontà
perché la mia richiesta è temeraria
io sono ipocrita e villano
la mia dolcezza non è che una gramigna
io ho fatto….impiccare mio cugino
Sire, datemi il posto vostro!
giovedì 24 ottobre 2019
Una consapevolezza che strappa l’essere al sembrare
Il processo rivoluzionario non potrà avere mai più i tratti esclusivi della guerra civile, i tratti della Comune di Parigi o della Mackhnovicina. Ma è sempre più probabile che la produzione «in vitro» della guerra civile, lo spettacolo speciale pirotecnico e sensazionale del terrorismo teleguidato, ottenga un relativo successo, e di conseguenza un relativo coinvolgimento di una parte del proletariato rivoluzionario nella sua pratica alienata. E proprio attraverso l’esperienza vissuta di questa alienazione, apparirà sempre più chiaro il necessario passaggio alla fase ultimativa del processo: la disgregazione attivamente perseguita, la liquidazione «armata (con tutte le anni necessarie) dell’universo concreto in cui il capitale assolutamente dominante realizza la propria valorizzazione. La vera guerra civile si scatena a partire dall’interno di ogni essere: nella maturazione accelerata «di una consapevolezza che strappa l’essere al sembrare, il vero all’apparente, la realtà in processo alla rappresentazione in dissolvimento, una consapevolezza che rifiutando insieme l’essenza selvaggia della guerra e l’essenza mortifera della «civiltà» superi entrambe nell’affermazione «incivile» della propria assoluta estraneità al mondo delle apparenze, e che lo combatte per liquidarlo concretamente una volta per sempre. La lotta sarà armata, perché si seppelliscano per sempre gli strumenti di morte. Distinguere i rivoluzionari armati dai sicari della falsa guerra sembrerà talvolta difficile, ma lo sembrerà soltanto, e non alla dialettica radicale: il corpo proletario della specie si è riconosciuto istantaneamente nei fatti di Detroit, di Danzica, di Stettino, e altrettanto istantaneamente si riconoscerà nei tratti inconfondibili delle insurrezioni vitali.
martedì 15 ottobre 2019
THE HOUSE OF THE RISING SUN - The Animals
Nel 1964 la musica inglese invade gli Stati Uniti. I Beatles piazzano sei diversi 45 giri al numero 1. Sono primi anche Petr e Gordon, Manfred Mann e gli Animals con The House of The Rising Sun. È una canzone folk tradizionale di un autore sconosciuto. Eric Burdon già a 10 anni era rimasto colpito dalla versione di Josh White. Sono già nati gli Animals a Newcastle quando ascolta e apprezza una versione di Bob Dylan. Chiede allora ad Allan Price di riarrangiarla. Il risultato è sorprendente: dopo l’iniziale arpeggio di chitarra, l’organo di Price accompagna magnificamente la voce sempre più struggente di Eric. Si tratta della prima registrazione in studio, ma il brano dura più di 4 minuti. Troppo per la Columbia, che decide di far debuttare il gruppo con Baby Let Me Take You Home, 21° in classifica Poi, finalmente, la casa discografica decide per The House of The Rising Sun. È primo in patria, negli Stati Uniti e in tanti paesi nel mondo. In Italia viene incisa come "la casa del sole”, da Marcellos Ferial, Cousins, Guidone, Luigi Chiocca, Fausto Billi, Riki Maiocchi. Eric Burdon per IO anni, il periodo di crisi seguito alla morte del suo amico Jimi Hendrix, si rifiuterà di cantarla nonostante le richieste del pubblico. "Poi, una sera finito il concerto ero già nel mio camerino, la gente non andava via. Ho sentito il chitarrista che ha attaccato con l'arpeggio un boato immenso. Sono corso sul palco furioso con lui, ma sono stato rapito dall’energia, portato al microfono e, senza rendermene conto ho ricominciato a cantarla. Ho capito che sarà per sempre nella mia vita".
House Of The Rising Sun
C'è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo,
e Dio, so di essere uno di loro
mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d'azzardo
giù a New Orleans
ora l'unica cosa di cui ha bisogno un giocatore d'azzardo
è una valigia e un bagagliaio
e l'unica volta che è soddisfatto
è quando è completamente ubriaco
[Assolo d'organo]
oh mamma dì ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
passate la vostra vita nel peccato e nella miseria
nella casa del sole nascente
beh, ho un piede sulla banchinae l'altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
per mettere quella palla al piede
beh, c'è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo,
e Dio, so di essere uno di loro
House Of The Rising Sun
C'è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo,
e Dio, so di essere uno di loro
mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d'azzardo
giù a New Orleans
ora l'unica cosa di cui ha bisogno un giocatore d'azzardo
è una valigia e un bagagliaio
e l'unica volta che è soddisfatto
è quando è completamente ubriaco
[Assolo d'organo]
oh mamma dì ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
passate la vostra vita nel peccato e nella miseria
nella casa del sole nascente
beh, ho un piede sulla banchinae l'altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
per mettere quella palla al piede
beh, c'è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo,
e Dio, so di essere uno di loro
Probabilmente il più grande gruppo di R&B bianco dei primi anni Sessanta, comunque uno dei più influenti sulla scena britannica. Originari di Newcastle, gli Animals derivano da una formazione attiva già dalla fine degli anni Cinquanta, i Kansas City Five, il cui nucleo era costituito dal pianista Alan Price (County Durham, 1942), dal batterista John Steele (Gateshead, 1941) e dal cantante Eric Burdon (Newcastle, 1941), in origine trombonista. Nel 1962 Price abbandona il gruppo e va a raggiungere i rivali Kontours, dove trova il bassista Bryan 'Chas' Chandler (Newcastle, 1948); anche Burdon lascia e per un po' si muove senza fortuna a Londra. La storia riprende a Newcastle all'inizio del 1963 con un nuovo complesso, l'Alan Price Combo, dove sono il leader, Burdon, Steele e Chandler; dopo un abortito tentativo con una sezione fiati, i quattro prendono con sé il chitarrista Hilton Valentine (Worth Shields, 1943), ex Wild Cats, e si ribattezzano Animals. Ingaggiati dal manager Mike Jeffries, gli Animals si distinguono con una serie di belle esibizioni al Crawdaddy Club di Londra e al Club A Go-Go di Newcastle, accompagnando anche l'armonicista blues Sonny Boy Williamson prima di esordire su disco con la cura del produttore Mickie Most. I primi due singoli sono adattamenti di brani tradizionali americani, entrambi già ripresi da Bob Dylan (e da Josh White); ma se Baby Let Me Take You Home arriva solo al 21 posto delle charts britanniche, House Of The Rising Sun si spinge al numero 1 e impone la sigla Animals in tutta Europa e anche negli Stati Uniti.
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