lunedì 23 novembre 2020

UN POVERO VERGOGNOSO – Xavier Forneret

 
L'ha cavata 

Da una  tasca bucata, 

Sotto gli occhi l'ha messa 

L'ha guardata ben bene 

Dicendo:  «Infelice! »

L'ha soffiata 

Con  la bocca umettata; 

Aveva  quasi  paura 

Di un  tremendo pensiero 

Che  lo colse nel cuore. 

L'ha bagnata: 

Una  lacrima ghiacciata 

Che  per caso sgelò; 

La sua stanza è tarlata 

Ancor  Oli di un bazar. 

L'ha strofinata, 

Ma   non l'ha riscaldata; 

Non  sentendola  quasi 

Ché, contratta dal freddo, 

Gli  voltava la schiena. 

L'ha pesata 

Sull'aria appoggiata, 

Come  si pesa un'idea; 

Con  del filo di ferro 

L'ha poi misurata. 

L'ha sfiorata 

Con  la bocca aggrottata. 

Con  terrore improvviso 

Essa allora  gridò: 

Baciami, addio! 

L'ha baciata, 

E  poi l'ha incrociata 

Sull'orologio del corpo, 

Che  mal caricato 

suonava  cupo e sordo. 

L'ha palpata 

Con  mano ostinata 

A  farla morire.

-Si questo boccone

Nutrire mi può

L'ha tagliata 

Lavata 

Portata 

Rosolata, 

L'ha mangiata. 

Quando non era ancora grande, gli avevano detto: "Se hai fame, mangiati una mano".



lunedì 9 novembre 2020

THE BEAT GOES ON – Sonny & Cher

Nel gennaio del 1967, la coppia Sonny & Cher pubblica The Beat Goes On: numero 2 nella Billboard Hot 100, conquista posizioni alte anche nel resto del mondo, raggranellando un totale di circa 4 milioni di copie vendute. Sorretta da un groove irresistibile, la canzone è una sorta di commento su mode, fatti e cambiamenti dell'epoca dalla minigonna alla guerra in Vietnam, dai tabelloni elettronici che segnano i punteggi delle partite di baseball alle teenyboppers, le adolescenti che idolatrano le pop star. In questo brano Bono riesce a fotografare perfettamente lo spirito di quegli anni; oltretutto, "the beat goes on" è la frase incisa sulla sua tomba, nonché la canzone che Cher cantò al suo funerale.
I tamburi continuano a battere un ritmo martellante al cervello
(la de da de de, la de da de da)

Charleston era una volta la rabbia, 
la storia ha voltato pagina, 
la minigonna è la cosa attuale, 
tennybopper è il nostro re appena nato, 

e il ritmo continua, il ritmo continua
i tamburi continuano a battere un ritmo martellante al cervello
(la de da de de, la de da de da)

Il negozio di alimentari del Supermart, 
le bambine continuano a spezzare i loro cuori, 
e gli uomini ancora continuano a marciare per la guerra
elettricamente tengono un punteggio baseball

E il ritmo continua, il ritmo continua
i tamburi continuano a battere un ritmo martellante al cervello
(la de da de de, la de da de da.)

Le nonne si siedono sulle sedie a ricordare
ragazzi continuano a seguire le ragazze per ottenere un bacio
le automobili vanno sempre più veloci
Bums piange  ancora 'Ehi amico, hai un centesimo?

E il ritmo continua, il ritmo continua
i tamburi continuano a battere un ritmo martellante al cervello
(la de da de de, la de da de da)
e il ritmo continua, si il ritmo continua 
e il ritmo continua, il ritmo continua
il ritmo continua, il ritmo continuano
il ritmo va
Di origine italiana, trasferitosi a Inglewood, California, dalla natia Detroit, Salvatore Bono lascia la scuola nei primi anni '50 e comincia a impegnarsi in svariati lavori mentre scrive canzoni e cerca di introdursi nell'ambiente musicale. Nel 1957 la sua High School Dance viene incisa da Larry Williams e appare sul retro di Short Fat Fanny. In seguito al buon successo che riscuote la composizione, Bono ottiene un lavoro di produttore per la Specialty di Hollywood e registra qualche pezzo con lo pseudonimo Don Christy. Mentre continua la sua attività compositiva, passa alla Hi-Fi Records e poi forma senza successo un paio di etichette, Dak e Thrush. Nel 1963 divorzia dalla moglie, sposata nel 1954, e inizia a lavorare come assistente di Phil Spector alla Philles Records. In questo periodo scrive, assieme a Jack Nitzsche, il pezzo Needles And Pins che, all'inizio del 1964, diventa un grosso successo per i Searchers. Cherilyn Sarkasian La Pier, di origine armena e indiana Cherokee, interrompe gli studi regolari verso il 1962 per studiare recitazione a Hollywood. Per pagarsi le lezioni lavora come corista ed è a una session delle Ronettes, nel 1963, che incontra Sonny Bono. L'anno successivo i due si sposano. Sempre nel 1964 la coppia incide The Letter per la Vault, con il nome di Cesar And Cleo, e Baby Don't Go per la Reprise, come Sonny & Cher. Nel 1965 il duo passa alla Atlantic e il secondo 45 giri, I Got You Babe, sale al primo posto della hit parade in luglio. Vende circa tre milioni di copie e segna l'inizio di una grande popolarità che dura tre anni circa. 



domenica 1 novembre 2020

Il mio nome è Sean Connery

Addio Sean Connery. L’attore scozzese è morto la scorsa notte nella sua villa alle Bahamas. La scorsa estate aveva compiuto 90 anni. Nato a Fountainbridge, sobborgo di Edimburgo, il 25 agosto 1930, da genitori di modeste condizioni, Thomas Sean Connery lasciò la scuola a sedici anni e si arruolò nella Royal Navy, che dovette lasciare per colpa di un'ulcera. Fece i classici mille mestieri (bagnino, lavapiatti, muratore, guardia del corpo); poi, alto, prestante e bello com'era, trovò anche lavoro come modello e rappresentò la Scozia nel concorso di Mister Universo del 1953, malgrado la precoce calvizie iniziata a soli diciannove anni. Ma per fortuna i parrucchini esistono e Sean, che mirava in alto, dopo piccole parti in tv e al cinema (incluso un film di Tarzan) affrontò i concorsi per incoronare il futuro 007. Scelto da Albert Broccoli e Harry Saltzman, iniziò la sua carriera di agente segreto con un primo film a modesto budget, Agente 007 licenza di uccidere (1962), il cui inaspettato successo ne generò poi altri sei: tutti interpretati da lui, ambientati in universi filmici sempre più complessi, futuribili e costosi. Quando, a 32 anni, Sean Connery si candida per portare sul grande schermo l'agente 007, deve gareggiare con Cary Grant, James Mason e Richard Burton. Ma è lui il prescelto, quello che arriva per primo ad ammirare il bikini bianco di Ursula Andress ('007 - Licenza di uccidere', Terence Young, 1962), il cui inaspettato successo ne generò poi altri sei: tutti interpretati da lui, ambientati in universi filmici sempre più complessi, futuribili e costosi

 Agente 007,  licenza di uccidere (Dr. No, Gb 1962, col, 105') Terence Young.   

James Bond (Connery), agente del controspionaggio inglese, viene inviato in Giamaica a indagare sulla misteriosa scomparsa di un suo collega. Primo episodio di una serie fortunatissima per merito anche della felice scelta di Sean Connery nei panni dell'agente uscito dalla penna di Ian Fleming. Ma in questo folgorante esordio di 007 dove smaschera il dottor No, che da un'isoletta lancia raggi capaci di deviare razzi e navicelle spaziali. Catturato degli aiutanti del dottore, riesce a distruggere il suo laboratorio. Lasciarono il segno anche la sensualità della Andress che pesca in bikini bianco, gli sfondi esotici, i metodi da brivido con cui i nemici di Bond provano a eliminarlo, i bellissimi titoli di testa creati da Saul Bass. Il primo «007 ebbe un successo inaspettato, che meravigliò i suoi stessi produttori

A 007, dalla Russia con amore (From Russia with Love, Gb 1963, col, 116') Terence Young. 

Dal romanzo di Ian Fleming, secondo episodio e probabilmente il migliore della serie dedicata a James Bond. L'organizzazione criminale Spectre vuole impossessarsi di una sofisticata macchina sovietica, il Lektor. A capo c'è una donna pronta a tutto, ma Bond (Connery) sventa le trame della Spectre, un'organizzazione criminale che vuole dominare il mondo. Naturalmente a collaborare con Bond tra Istanbul, l'Orient Express e Venezia c'è una spia russa, innamorata di lui più che della propria patria. C'è Robert Shaw, l'attore dello Squalo, a contrastare 007, mentre la Bond Girl di turno è Tatiana Romanova (Bianchi). Avvincente e ironica spy-story, influenzata dal clima di disgelo anni Sessanta, con molta azione e altrettanta suspense. Inizio folgorante con Bond che esce dall'acqua, si toglie la muta e sotto ha un impeccabile smoking. Bello il duello rusticano tra le zingare.

Agente 007, missione Goldfinger (Goldfinger, Gb 1964, col, 109')  Guy Hamilton. 

Sull'onda del successo dei primi due film i produttori cominciarono a fare della fantascienza. Auric Goldfinger (Fritibe) vuole far scoppiare una bomba nucleare dentro al deposito aureo degli Stati Uniti: contaminato l'oro americano, potrà così veder aumentare a dismisura il valore del suo. Terzo 007 della serie, uno dei migliori, anche perché all'ineffabile Bond di Connery si contrappone in modo convincente il Goldfinger del bravo attore tedesco Gert Fr6be. Fa la sua apparizione la celebre Aston Martin DB4 «elaborata» con ogni tipo di diavoleria tecnologica. L'omonimo tema musicale, cantato da Shirley Bassey, divenne un hit. 

Agente 007, Thunderball — Operazione tuono (Thunderball,  Gb   1965, col, 125') Terence  Young. 

L'organizzazione internazionale del crimine ricatta la NATO con la minaccia di far esplodere due bombe atomiche nascoste nelle Bahamas. Dopo una lotta senza esclusione e peripezie subacquee di colpi 007 risale all'ideatore del progetto e lo uccide quando sta per garantirsi la salvezza. Al suo quarto episodio il ciclo mantiene ancora una certa freschezza. Statuario e infinitamente cattivo, Celi è un efficace emissario del Male.

Agente  007, Si vive solo due volte (You Only Live Twice, Gb 1967, col, 116') Lewis Gilbert. 

James Bond, che non è morto come credono persino i suoi capi; è pronto ad affrontare una nuova missione. A  turbare la pace del mondo è sempre la Spectre, che questa volta sabota a turno le navicelle spaziali americane e russe, nella speranza di portare alla guerra le due superpotenze. Per scongiurare il pericolo, 007 dovrà andare in Giappone sotto false spoglie e sgominare un'organizzazione criminale nascosta in un vulcano spento e il cui scopo è di provocare la terza guerra mondiale. Sceneggiate da Roald Dahl, le avventure di Bond cominciano qui ad aumentare la loro componente fantastica e inverosimile, destinata ad affermarsi in misura ancora maggiore negli episodi successivi. 

Agente 007, Una cascata di diamanti (Diamonds Are Forever, Gb 1971, col, 122') Guy  Hamilton.  

Un'enorme quantità di diamanti rubati viene usata per la costruzione di un satellite capace di distruggere l'armamento nucleare delle grandi  potenze. 007 scopre la  base di lancio e la distrugge con l'aiuto dell'aviazione statunitense.




mercoledì 28 ottobre 2020

La città di Afyonkarahissar

La città di Afyonkarahissar, che in turco significa per l'appunto Castellonero dell'Oppio, si stende attorno ad uno sperone d'arenaria alto una cinquantina di metri, in cima al quale si trovava il castello nero in questione, che vigilava sull'oppio di tutta la provincia che confluiva in città ogni estate. Attorno al 1800 si trattava di un'attività ordinata, metodica e accuratamente regolata, che proseguiva in questo modo da quasi ottocento anni.

Quando soffia il vento  giusto, le donne di Afyon vanno nei campi a raccogliere il succo del papavero, e il vento che soffia all'inizio dell'estate sull'altopiano anatolico, in Turchia, scuotendo dolcemente nel tardo pomeriggio gli ultimi petali di papavero rimasti, è proprio quello che ci vuole. Dopo aver inciso due linee per il lungo sulla capsula verde, la donna che pratica le incisioni tiene in mano per un momento lo stelo, e il lattice esce da solo, attraverso quei piccoli tagli, ad incontrare il soffio fresco e carezzevole della brezza. Ne viene fuori soltanto una goccia: se il vento fosse appena più forte, il succo colerebbe e andrebbe perduto, ma il vento giusto lo fa solo uscire, lo fissa sulle scanalature e comincia subito a farlo seccare. Il papavero turco non è una varietà molto produttiva, e venticinque chili per ettaro sono già un ottimo risultato. Prendendo il vento durante la notte, il succo diventa di un colore perlaceo, poi rosato, e poi quasi marrone. Il mattino dopo, quando le donne tornano a staccarlo (nella provincia di Afyon dopo la metà di giugno non c'è pericolo di rugiada), l'oppio assomiglia già molto a quello che il consumatore fumerà o mangerà. L'oppio ed i petali sono praticamente le uniche parti della pianta che le donne di Afyon non adoperano: i semi finiscono nel pane e le foglie nelle insalate, l'olio si usa per cucinare, con gli steli s'intrecciano spessi tessuti con cui si rappezzano i soffitti, e le capsule seccate e tritate diventano mangime per il bestiame. Ad Afyon soltanto gli uomini fumano oppio, e neanche tanto: la maggior parte viene confezionato dalle donne in pani regolari di poco meno d'un chilo, che vengono avvolti in foglie di papavero e lasciati quindi ad indurire all'aria aperta un paio di giorni. Poi i pani vengono liberati dalle foglie e cosparsi di un leggero strato di semi di acetosa, per impedire che si appiccichino l'uno all'altro, e infine vengono messi in ceste di vimini foderate di tela per essere trasportati a Castellonero  dell'Oppio. 


mercoledì 21 ottobre 2020

SOSPESE - Pier Felice Castrale

Sospese – le nostalgie

come gocce d’acqua

distese malinconie invernali

quasi un rubare l’affetto

la mano abbandonata

in una stanza calda

fuori risse di venti e neve.

Tornare …

senza annegare nell’illusione 

d’un sogno lungo e rapido

treni per luoghi lontani

ritardi – e ancora attese

Tornare …

distrattamente la mano

lucida

il bracciolo della poltrona

Aspettare …

(Pier Felice Castrale 7 agosto 1955 – 14 dicembre 2010) è vissuto a Torino ed è stato poeta suo malgrado: “Non fu mai mia seria intenzione fare il poeta ma è successo, semplicemente perché questo è il modo più completo d’esprimersi”


lunedì 12 ottobre 2020

AQUALUNG - Jethro Tull

La mistura esplosiva di hard-rock, folk britannico, strumenti di tradizione classica e la tendenza a una peculiare deformazione ritmica della forma-canzone, fanno di "AQUALUNG" il disco musicalmente più vario ed equilibrato della produzione della band.
Aqualung inizia con un riff distorto, scandito da attimi di geniale silenzio, poi il brano prosegue sorretta dalla voce stentorea e nasale di Anderson, capace di notevoli cambi di registro, e magistrale nell'equilibrare la melodia della chitarra con glissando e improvvise ruvidezze, mentre dipinge lo squallido quadretto urbano, con Aqualung seduto da solo nel parco: "Sitting on a park bench, eyeing little girls with bad intent". Il repentino dimezzamento del tempo a metà canzone introduce la vena acustica del gruppo e aggiunge un effetto drammatico al tormentato e ancestrale rapporto fra uomo e religione, fra dubbio, menzogne e fede impastata alla condizione dei miserabili, degli emarginati striscianti nei bassifondi della società. 
Seduto su una panchina al parco
Adocchia le bambine con cattive intenzioni.
Il naso gli cola,
Si pulisce le dita unte sui suoi abiti sudici.
Si asciuga al sole freddo,
E nel frattempo continua a guardarle.
Si sente a disagio,
E sputa pezzi della sua sfortuna.
 
Freddi raggi di sole,
Un vecchio che vaga da solo.
Passa il tempo
Nell' unico modo che conosce.
Le gambe gli fanno male
Mentre si piega a raccogliere un mozzicone,
Poi va al cesso
E si riscalda i piedi.
 
Si sente solo,
L' esercito è in giro
Salvezza alla moda
E una tazza di tè
Aqualung amico mio
Non scostarti pieno di imbarazzo
Povero diavolo non vedi che sono solo io?
 
Ti ricordi ancora
La nebbia gelata di dicembre,
Quando il ghiaccio
Attaccato alla tua barba
È dolore lancinante?
E ti conquisti i tuoi ultimi respiri a fatica
Che suonano come quelli di un palombaro,
E i fiori sbocciano
Come la pazzia a primavera
 
Freddi raggi di sole,
Un vecchio che vaga da solo.
Passa il tempo
Nell' unico modo che conosce.
Le gambe gli fanno male
Mentre si piega a raccogliere un mozzicone,
Poi va al cesso
E si riscalda i piedi.
 
Si sente solo,
L' esercito è in giro
Salvezza alla moda
E una tazza di tè
Aqualung amico mio
Non scostarti pieno di imbarazzo
Povero diavolo non vedi che sono solo io?  
 
Aqualung amico mio
Non scostarti pieno di imbarazzo
Povero diavolo non vedi che sono solo io?
 
Seduto su una panchina al parco
Adocchia le bambine con cattive intenzioni.
Il naso gli cola,
Si pulisce le dita unte sui suoi abiti sudici.
Si asciuga al sole freddo,
E nel frattempo continua a guardarle.
Si sente a disagio,
E sputa pezzi della sua sfortuna
Fra le più  longeve e influenti  formazioni inglesi, i Jethro Tull iniziano a Blackpool nel 1967. Ian Anderson e Glen Cornick provengono dai John Evan's  Smash, mentre Mick Abrahams e Clive Bunker arrivano dai McGregor's Engine di Luton. Nel novembre del 1967, dopo una parentesi come Bag Of Blues, Anderson, Abrahams e Bunker, assieme al bassista Glen Cornick, formano i Jethro Tull. Quando il nome di un agronomo inglese del '600, Jethro Tull, appare alla ribalta, c'è chi si ingegna già a trovare marchi di fabbrica come rock-blues-folk per questa musica. Una varietà di tematiche che non può non affascinare: i riff blues della chitarra di Abrahams, venature antiche ad affiorare nei punti più impensati del tessuto sonoro, tutto costruito attorno ad uno strumento tradizionalmente «povero» e snobbato, il flauto; Il leader è un estimatore di Roland  Kirk. Anderson soffia, parla, sospira, grida nel suo tubo di metallo, vestito come uno straccione: la sua presenza magnetica sembra fare di lui, più che di ogni altro, il messia di una nuova era. Il loro primo album THIS WAS si fa già notare con brani come: Beggar's  Farm, Dharma For One, We Used To Know, giganteschi calderoni di idee sorprendenti; Nothing Is Easy, A Song For Jeffrey per graffiare in modo indelebile i meandri più nascosti della nostra rabbia ed emotività. I Jethro Tull sono già Ian Anderson, magico cesellatore di atmosfere. STAND UP, il secondo album, sembra già suggerire da solo una miriade di nuovi messaggi al blues: che in Inghilterra appare solo un modo di interpretare il pentagramma. E qui la rappresentazione assume toni inusitati, sempre meno piatti e scontati: illusioni forse troppo grandi che iniziano a prendere piede, ma la certezza che la strada può essere ricca di soddisfazioni. BENEFIT segna il punto più alto della parabola del gruppo: il suono che ti avvolge  completamente e definitivamente, in una curiosa dimensione di dolcezza e di intuizioni folgoranti; la voce di Ian, maestosa e sempre efficace, a guidarti per mano con semplicità e profondità. Musica che  nasconde le emozioni più colorate in ogni respiro, costruita con una sapienza ed incisività irripetibili.  Con AQUALUNG il gruppo si eleva definitivamente al rango di superstar.

sabato 3 ottobre 2020

POLL - Chris Kraus

Alla vigilia della prima guerra mondiale la quattordicenne Oda von Siering fa ritorno a casa, a Poll, sulla costa del Baltico, regione dove faticosamente convivono tedeschi, russi ed estoni, ai confini tra Germania e Impero Russo durante l’oscuro declino di un’epoca. Il padre di Oda, Ebbo (Edgar Selge), è uno scienziato morboso e inquietante che predilige misteriosi esperimenti sulla razza e controlla la famiglia in modo crudele, in particolare la zia Milla, aristocratica perduta tra musica e tradimenti. Curiosa e ribelle, Oda finisce per prendersi cura di un anarchico estone ferito, nascondendolo agli occhi di tutti. Ma quel che sembrava un romantico gioco infantile si trasforma presto in atto di sfida capace di innescare un’incontrollabile reazione a catena, l’alba di una rivoluzione che verrà.

POLL è vagamente basato sulle memorie della poetessa berlinese (1900-1988, una prozia del regista Chris Kraus), in cui descrive la sua visita d'infanzia nella provincia russa del Mar Baltico dell'Estonia, poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. La storia mutevole di questo paese è poco conosciuta oggi: i crociati tedeschi avevano conquistato gran parte degli Stati baltici nel Medioevo, ma alla fine caddero sotto l'egemonia dell'impero zarista. All'inizio del XX secolo, il governo russo esercitò crescenti pressioni sui tedeschi baltici, che furono privati dei loro privilegi, della loro cultura e del loro dominio sugli estoni soggiogati. Nel 1939 gli ultimi tedeschi baltici furono inglobati nel "Terzo Reich".                La ragazza si trova immersa in una regione di confine: un territorio dove russi, estoni e la vecchia aristocrazia tedesca convivono in un precario equilibrio, che proprio in quel fatidico 1914 sarebbe stato cancellato per sempre. Oda rappresenta l’anomalia, che come un teorema pasoliniano fa irruzione in questo equilibrio fragile e lo spazza via con la forza della sua umanità. Oda si scontrerà con il pre-nazismo scientifico rappresentato dal padre Ebbo Von Siering (un medico e scienziato), con l’immobilismo di una società che è restia al cambiamento (“niente cambia!” urla Ebbo) e infine incontrerà Schnaps, un ribelle anarchico ferito dall’esercito russo, accudendolo e forse innamorandosene. Imparerà a conoscerlo e con lui coltiverà la sua nascente passione per la poesia: straordinaria la sequenza di Oda che inscena un vero e proprio spettacolo teatrale per la sua famiglia, parlando semplicemente dei bacilli presenti in una goccia d’acqua: scienza e arte in lei convivono e si “illuminano” a vicenda.

Chris Kraus (Germania, 1963) ha ottenuto un notevole successo con il suo primo lungometraggio Scherbentanz (Shattered Glass, 2002), insignito di due riconoscimenti del Bayerischer Filmpreis. Il suo secondo lungometraggio Vier Minuten (Four Minutes, 2006) è stato uno dei film tedeschi di maggior successo degli ultimi anni e ha vinto più di 50 premi, in Germania e all’estero. Kraus è inoltre un rinomato regista teatrale (Premio Abbiati di Reggio Emilia per l’opera Fidelio).