Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati, basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca.
Nel 1964 la musica inglese invade gli Stati Uniti. I Beatles piazzano sei diversi 45 giri al numero 1. Sono primi anche Petr e Gordon, Manfred Mann e gli Animals con The House of The Rising Sun. È una canzone folk tradizionale di un autore sconosciuto. Eric Burdon già a 10 anni era rimasto colpito dalla versione di Josh White. Sono già nati gli Animals a Newcastle quando ascolta e apprezza una versione di Bob Dylan. Chiede allora ad Allan Price di riarrangiarla. Il risultato è sorprendente: dopo l’iniziale arpeggio di chitarra, l’organo di Price accompagna magnificamente la voce sempre più struggente di Eric. Si tratta della prima registrazione in studio, ma il brano dura più di 4 minuti. Troppo per la Columbia, che decide di far debuttare il gruppo con Baby Let Me Take You Home, 21° in classifica Poi, finalmente, la casa discografica decide per The House of The Rising Sun. È primo in patria, negli Stati Uniti e in tanti paesi nel mondo. In Italia viene incisa come "la casa del sole”, da Marcellos Ferial, Cousins, Guidone, Luigi Chiocca, Fausto Billi, Riki Maiocchi. Eric Burdon per IO anni, il periodo di crisi seguito alla morte del suo amico Jimi Hendrix, si rifiuterà di cantarla nonostante le richieste del pubblico. "Poi, una sera finito il concerto ero già nel mio camerino, la gente non andava via. Ho sentito il chitarrista che ha attaccato con l'arpeggio un boato immenso. Sono corso sul palco furioso con lui, ma sono stato rapito dall’energia, portato al microfono e, senza rendermene conto ho ricominciato a cantarla. Ho capito che sarà per sempre nella mia vita".
House Of The Rising Sun C'è una casa a New Orleans la chiamano il sole nascente ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo, e Dio, so di essere uno di loro mia madre era una sarta cucì i miei blue jeans nuovi mio padre era un giocatore d'azzardo giù a New Orleans ora l'unica cosa di cui ha bisogno un giocatore d'azzardo è una valigia e un bagagliaio e l'unica volta che è soddisfatto è quando è completamente ubriaco [Assolo d'organo] oh mamma dì ai tuoi figli di non fare quello che ho fatto io passate la vostra vita nel peccato e nella miseria nella casa del sole nascente beh, ho un piede sulla banchinae l'altro piede sul treno sto tornando a New Orleans per mettere quella palla al piede beh, c'è una casa a New Orleans la chiamano il sole nascente ed è stata la rovina di più di un povero ragazzo, e Dio, so di essere uno di loro
Probabilmente il più grande gruppo di R&B bianco dei primi anni Sessanta, comunque uno dei più influenti sulla scena britannica. Originari di Newcastle, gli Animals derivano da una formazione attiva già dalla fine degli anni Cinquanta, i Kansas City Five, il cui nucleo era costituito dal pianista Alan Price (County Durham, 1942), dal batterista John Steele (Gateshead, 1941) e dal cantante Eric Burdon (Newcastle, 1941), in origine trombonista. Nel 1962 Price abbandona il gruppo e va a raggiungere i rivali Kontours, dove trova il bassista Bryan 'Chas' Chandler (Newcastle, 1948); anche Burdon lascia e per un po' si muove senza fortuna a Londra. La storia riprende a Newcastle all'inizio del 1963 con un nuovo complesso, l'Alan Price Combo, dove sono il leader, Burdon, Steele e Chandler; dopo un abortito tentativo con una sezione fiati, i quattro prendono con sé il chitarrista Hilton Valentine (Worth Shields, 1943), ex Wild Cats, e si ribattezzano Animals. Ingaggiati dal manager Mike Jeffries, gli Animals si distinguono con una serie di belle esibizioni al Crawdaddy Club di Londra e al Club A Go-Go di Newcastle, accompagnando anche l'armonicista blues Sonny Boy Williamson prima di esordire su disco con la cura del produttore Mickie Most. I primi due singoli sono adattamenti di brani tradizionali americani, entrambi già ripresi da Bob Dylan (e da Josh White); ma se Baby Let Me Take You Home arriva solo al 21 posto delle charts britanniche, House Of The Rising Sun si spinge al numero 1 e impone la sigla Animals in tutta Europa e anche negli Stati Uniti.
In un palazzo (che può essere albergo, casa di cura o altro) immenso, barocco, uno sconosciuto (“X”) fa credere a una giovane donna (“A”) di averla già incontrata tempo prima a Marienbad, o altrove. Verità? follia? errore di persona? immaginazione? Comunque sia, la donna, già legata a un altro uomo (“M”), viene irretita dalla loquela dello sconosciuto e, alla fine, dopo un ultimo tentativo di resistergli, pane con lui (ma parte davvero?) verso qualcosa di ignoto: l'amore? la poesia? la libertà? la morte?
(L'anno scorso a Marienbad) non pretende di sopprimere radicalmente ogni intrigo, ma piuttosto di servirsene con tale disinvoltura da edificare altra cosa: un racconto cinematografico. Vi si possono dunque reperire temi psicologici più o meno consacrati come la persuasione per mezzo della parola, la paura davanti all'elemento sconosciuto, la violazione come unione rituale ecc.. Infine vi si fa grande uso di elementi classici del nostro mondo mentale moderno: la ripresentazione di serie non casuali, la realtà materializzata dell'immaginario, attualismo del passato o del futuro e una combinazione dei tempi in generale. L'anno scorso a Marienbad non è il solo tentativo di questo genere. I suoi autori si sentono al contrario incoraggiati nel loro rigore dalla certezza che essi lavorano sulla strada verso la quale si avvia più o meno inconsciamente tutto il cinema contemporaneo. (Alain Resnais, “ L'Unità”, 10 gennaio 1961)
Che cosa fanno [i personaggi] quando sono altrove? Si sarebbe tentati di rispondere: nulla! Altrove, essi non esistono. Quanto al passato che il protagonista introduce di forza in questo mondo chiuso e vuoto, si ha l'impressione che egli lo inventi man mano che parla, qui e subito. Non esiste un anno scorso, e Marienbad non esiste più su alcuna carta geografica. Questo passato non ha alcuna realtà al di fuori dell'istante in cui è evocato con tanta forza. Senza dubbio il cinema è un mezzo d'espressione predestinato per questo genere di trama. La caratteristica essenziale dell’immagine è la sua presenza. Mentre la letteratura dispone di tutta una gamma di tempi grammaticali si può dire che, nell'immagine, i verbi sono sempre al presente: con ogni evidenza, ciò che si vede sullo schermo sta accadendo in quel momento. (Alain Robbe-Grillet, “L'année dernière à Marienbad”, Les editions Minuit, Parigi 1961)
Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive... Quelle come me donano l'Anima, perché un'anima da sola è come una goccia d'acqua nel deserto... Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio di cadere a loro volta... Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro... Quelle come me cercano un senso all'esistere e, quando lo trovano, tentano d'insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo... Quelle come me quando amano, amano per sempre... e quando smettono d'amare è solo perché piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita... Quelle come me inseguono un sogno... quello di essere amate per ciò che sono e non per ciò che si vorrebbe fossero... Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai, sono caduti nel dimenticatoio dell'anima... Quelle come me vorrebbero cambiare, ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo... Quelle come me urlano in silenzio, perché la loro voce non si confonda con le lacrime... Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore, perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla... Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio, non riceveranno altro che briciole... Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso, purtroppo, fondano la loro esistenza... Quelle come me passano inosservate, ma sono le uniche che ti ameranno davvero... Quelle come me sono quelle che, nell'autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto...
Oltre «mela spinosa» un nome popolare con cui viene chiamata la Datura, negli Stati Uniti è nota come «Jamestown Weed» più comunemente detta «Jimsonweed» e si riferisce soltanto alle specie orientali Datura stramonium. Il nome proviene da un incidente avvenuto nel diciassettesimo secolo, quando alcuni soldati Inglesi vennero coinvolti in una battaglia a Jamestonw, Virginia, contro una ribellione guidata dal luogotenente Bacon. Robert Beverly (circa 1673-1722), nella sua History and Present State of Virginia (1705) descrive ciò che era accaduto: “La James Town Weed (che assomiglia alla Mela Spinosa del Perù con la quale l’avevo scambiata) è considerata nel nostro mondo uno dei maggiori rinfrescanti. Poiché è una delle prime piante della stagione, viene raccolta quando è ancora giovane per farne un’Insalata bollita, la qual cosa venne fatta da alcuni soldati inviati colà per sedare la rivolta di Bacon; e parecchi di loro ne mangiarono in abbondanza, e il risultato del suo effetto fu una simpatica commedia; per parecchi giorni essi erano in preda a una specie di naturale follia. Uno di essi soffiava su una piuma facendola volteggiare per aria mentre un altro gli lanciava delle freccette con una notevole furia, e un altro ancora se ne stava completamente nudo seduto in un angolo, come una scimmia, sogghignando e facendo gran smorfie davanti a tutti; un quarto lo baciava appassionatamente dando gran manate ai compagni sorridendo beffardamente davanti a tutti, con un contegno ancora più beffardo di quello di un buffone olandese. Per via di questo loro stato vennero rinchiusi per evitare che nella loro follia si uccidessero, nonostante ciò tutte le loro azioni sembravano frutto dell’Innocenza e di bontà. Non erano molto puliti, e se non vi avessimo prestato la nostra attenzione si sarebbero rotolati nei loro escrementi. Dopo aver fatto un migliaio di giochetti infantili, e dopo undici giorni, ritornarono in sé. Non ricordavano nulla di quanto fosse loro accaduto.” I soldati affermavano di aver raccolto la Datura stramonium credendo che fosse un’erba atta a insaporire i cibi, ma è molto probabile che essi in effetti fossero stati messi al corrente del suo effetto inebriante dagli abitanti della Virginia, che usavano la Datura nei riti di iniziazione dei ragazzi.
Born to Be Wild è secondo nella classifica d’oltre oceano. Il ritmo è incessante e pulsante, la chitarra di John Kay distorta e sbriciolata: diventerà la bandiera degli Steppenwolf e di un’intera generazione. Inserito, l’anno successivo, all’inizio del film cult Easy Rder, mentre Peter Fonda e Dennis Hopper viaggiano sui chopper, sarà la perfetta colonna sonora del racconto di un duro scontro generazionale in atto negli Stati Uniti. I motociclisti lo sceglieranno come inno.
Fai correre il motore a testa bassa sull’autostrada cercando l’avventura e tutto ciò che capita sulla tua strada sì cara, fai che succeda prendi il mondo in un abbraccio d’amore fai fuoco con le tue pistole contemporaneamente ed esplodi nello spazio Mi piacciono il fumo e il lampo il rombare del metallo pesante gareggiando col vento e sentendo che sono sotto sì cara, fai che succeda prendi il mondo in un abbraccio d’amore fai fuoco con le tue pistole contemporaneamente ed esplodi in cielo come un vero figlio della natura siamo nati, nati per essere selvaggi possiamo scalare così in alto non voglio morire mai Nato per essere selvaggio Nato per essere selvaggio
Steppenwolf, leggendaria band di hard psichedelico e una delle storiche formazioni della scena californiana. Gli Steppenwolf hanno una lunga e travagliata gestazione, avviata intorno alla metà degli anni Sessanta in Canada. Lì risiede, dal 1958 John Kay, fuggito con la famiglia dalla Germania Orientale. Nel 1967 John Kay si unisce agli Sparrows, una band formata dai fratelli Jerry e Dennis Edmonton e Nick St. Nicholas, per una serie di session edite due anni più tardi sull’album John Kay & The Sparrows. Alla fine dell’anno il gruppo si trasferisce in California, via New York, e lì si tuffa nei disorsini studenteschi del Sunset Strip, a Los Angeles, guadagnandosi subito la cittadinanza ordinaria. Gli Steppenwolf nascono nel 1968 con John Kay chitarra e voce, Jerry Edmonton batteria, Goldie McJohn tastiere e Michael Monarch chitarra. Il primo 33 giri SteppenWolf sale subito al sesto posto della classifica USA, in scia agli hit di Born to be Wild e The Pusher, canzoni che diventeranno due tra i più famosi inni della generazione ribelle degli anni Sessanta.
La guerra da poco conclusa ha distrutto le famiglie di due ragazzi romani, Giuseppe e Pasquale, che vivono facendo gli “sciuscià” (cioè i lustrascarpe per i soldati americani: dall'inglese shoe-shine) nelle vie della capitale. Con i soldi così guadagnati, essi realizzano il sogno di possedere un cavallo bianco, ma vengono messi in carcere perché invischiati senza colpa in un losco affare. Nella casa di correzione la loro amicizia è compromessa dalla soggezione a un mondo dominato da adulti autoritari, infidi, egoisti: Giuseppe evade e corre a prendere il cavallo. Pasquale Io insegue e ne provoca la morte.
Erano i giorni che sapete, e ne avevo già visto abbastanza per sentirmi profondamente turbato, sconvolto: le donne che andavano in camionetta con i soldati, gli uomini e i ragazzini che si buttavano a terra per afferrare le sigarette e le caramelle. Agli adulti pensavo meno che ai bambini: e pensavo: “adesso si che i bambini ci guardano!”. Erano loro a darmi il senso, la misura della distruzione morale del paese: gli sciuscià. (Vittorio De Sica, in “Tempo” n. 50, 16 dicembre 1954)
Secondo un deputato, i nostri film dovrebbero sempre finire lietamente. ci ha consigliato di chiudere lietamente tutte le nostre storie. S'incassa di più, dice. Il deputato crede che gli scrittori e i registi italiani premeditano storie tristi a ogni costo? La vita i bella, egli grida dai banchi di Montecitorio. Quando sarà ministro mi farà arrestare perché ho concluso il soggetto di Sciuscià con una morte. Ah, vogliono uscire indisturbati dal cinema, si accontentano di simulacri e gli uomini vivi li seppelliscono con un lampo della loro mente per non udirne i lamenti. (Cesare Zavattini, in “Rinascita” n. 3, marzo 1949)
George Hilton, il cui vero nome era Jorge Hill Acosta y Lara era nato Montevideo in Uruguay 85 anni fa. Dopo gli inizi in radio, nella metà degli anni '50 si trasferisce in Argentina e appare in diversi fotoromanzi e film nazionali. . Nel 1963 era giunto in Italia seguendo l'esempio di altri attori sudamericani come Jorge Rigaud e Alberto de Mendoza, attirati dalla fiorente industria cinematografica romana. Dopo aver anglicizzato il suo nome in George, ottiene il ruolo principale in una pellicola di pirati: Il corsaro nero nell'isola del tesoro (1965) e interpreta, nello stesso anno, un emulo di 007 nel film comico Due mafiosi contro Goldginger con Franco e Ciccio. Viene lanciato nel genere western dal regista Lucio Fulci col film Le colt cantarono la morte e fu... tempo di massacro (1966), al fianco di Franco Nero ed in breve diviene un'icona nel genere. L'anno seguente partecipa infatti a ben sette produzioni del filone, alimentando la sua fama a livello internazionale ed ottenendo buon seguito soprattutto in Spagna. Diventa una delle maggiori star del cinema italiano assieme a Terence Hill, Franco Nero e Giuliano Gemma. I suo personaggi più famosi sono probabilmente quello del pistolero del west Alleluja, creato insieme al regista Giuliano Carnimeo e quello di Tresette. A partire dai primi anni '70 George Hilton, oltre ai western interpreta film di guerra, i thriller e gli horror di culto.
Le Colt cantarono e fu… tempo di massacro di Lucio Fulci
Tom Corbett, al disperato richiamo d'un vecchio amico di famiglia, Carradine, torna nel paese che lasciò fin da piccolo e trova il fratello Slim abbrutito dall'alcool, la fattoria della sua famiglia ed ogni attività commerciale nelle mani di Scott, un brutale signorotto circondato da un esercito di sicari. Appena giunto Tom tenta invano di avere spiegazioni su quel che è accaduto da Slim, che tace ostinatamente, poi da Carradine, che viene sterminato con la famiglia, e infine dalla vecchia nutrice, che è uccisa sotto i suoi occhi. Presentatosi audacemente nel ranch di Scott, nel pieno di una festa, è brutalmente percosso e frustato dal sanguinario figlio di lui, Junior. Irato per la sequela incredibile di efferatezze, Slim si scuote dalla sua apatia e si pone decisamente al fianco di Tom, rivelandogli che egli è, in realtà, figlio della prima moglie di Scott il quale, tra l'altro, ha assassinato il loro padre. L'inattesa rivelazione non distoglie Tom dai suoi propositi di vendetta. Morto Scott per mano di suo figlio Junior, i due fratellastri, uniti, compiono una totale strage degli uomini al soldo degli Scott. L'ultimo a morire sarà il sadico Junior. Il tempo degli avvoltoi di Nando Cicero
Kitosh, giovane cowboy alle dipendenze di Don Jaime Mendoza, viene fatto picchiare a sangue dal suo padrone, poiché aveva osato corteggiare sua moglie. Pieno di rancore e di odio, Kitosh lascia il ranch e inizia la vita del fuorilegge, unendosi a un famigerato bandito, Tracy il Nero. Quando Tracy propone di compiere un'azione criminosa ai danni di Don Jaime, Kitosh, desideroso di vendicarsi sul suo ex padrone, accetta senza esitare. I due rapiscono la moglie di Don Jaime e chiedono una forte somma per il riscatto. Pur di riavere sana e salva la moglie, Don Jaime accetta di sacrificare tutto il denaro di cui è in possesso e si reca personalmente a consegnarlo ai due fuorilegge. A questo punto Tracy, approfittando della buona fede di Kitosh lo disarma e si accinge ad ucciderlo, insieme a Don Jaime e alla moglie, per fuggirsene indisturbato con tutto il denaro. Kitosh affronta Tracy e benché ferito riesce ad avere la meglio sul rivale uccidendolo. Restituito a Don Jaime il denaro del riscatto, il giovane si allontana, deciso a ricostruirsi una nuova vita. Vado… l’ammazzo e torno di Enzo G. Castellari
Il convoglio ferroviario addetto al trasporto dell'oro della "Southern Bank" è attaccato dalla banda del celebre fuorilegge Monetero. Lo Straniero, un cacciatore di taglie da tempo all'inseguimento di Monetero, assiste non visto all'assalto senza intervenire e può così notare che, mentre il capobanda tiene a bada la scorta del convoglio, Pajondo, suo luogotenente, si è impadronito del bottino. Evidentemente esiste un appuntamento tra i due fuorilegge per spartirsi il ricavato del colpo. Terminata l'azione banditesca, infatti, Monetero si lancia sulle tracce di Pajondo, sempre pedinato dallo Straniero. Pajondo, inseguito dalle guardie, viene ucciso prima di poter rivelare a Monetero il nascondiglio dell'oro: unica indicazione del nascondiglio è un medaglione che Pajondo ha lasciato, prima di morire, al suo capo. Quando Monetero cade prigioniero delle guardie, lo Straniero riesce a liberarlo, ricevendo in cambio del suo aiuto la metà del medaglione. Durante la fuga, Monetero perde però la propria metà del medaglione che cade nelle mani di Clayton, un funzionario della "Southern Bank", anch'egli desideroso di impossessarsi dell'oro rubato. Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri
Marcel e Deborah sono in viaggio di nozze a Ginevra: tutto sembra andare per il meglio, ma un giorno incontrano il loro vecchio amico Philip, che attribuisce loro la colpa del suicidio della fidanzata Susan. Da quel momento in poi, i due sposini sono perseguitati da Philip, che li incalza con messaggi di vendetta. Per affrontare il terrore, Deborah inizia ad assumere barbiturici. Una sera, l'ex amico penetra nella stanza da letto e tenta di uccidere la donna nel sonno: Marcel interviene, innescando una spirale di eventi drammatici che trascinano la coppia nel baratro La battaglia di El Alamein, di Giorgio Ferroni
Nell'estate del 1942, le truppe di Rommel avanzano in Africa, costringendo alla ritirata l'ottava armata britannica. Il generale Montgomery decide di attendere il momento favorevole per la controffensiva. Giunta l'ora, gli inglesi sferrano l'attacco. Il generale Rommel, tornato alla testa dell'"Africa Korps", dopo un assurdo ordine di abbandonare il comando impartitogli da Hitler, giudica miglior partito ritirarsi, ordinando alla divisione italiana Folgore di ritardare ad ogni costo l'avanzata britannica. Il tenente Giorgio Borri posto alla difesa di un importante caposaldo, è imbevuto di retorica fascista e crede ciecamente nella guerra. L'avventatezza con cui durante un'azione del nemico ha provocato la morte di alcuni dei suoi uomini, ha generato verso di lui tra i soldati un astio profondo, appena temperato dalla simpatia che suscita invece suo fratello Claudio, maresciallo dei bersaglieri. Testa t'ammazzo, croce... sei morto. Mi chiamano Alleluja di Giuliano Carnimeo
In Messico, durante l'impero di Massimiliano, il pistolero Alleluja riceve l'incarico dal generale rivoluzionario Ramirez di impadronirsi di una borsa di gioielli che l'imperatore sta inviando negli Stati Uniti per ottenere in cambio delle armi. Alleluja si prepara ad agire non tanto per la ricompensa, quanto perché ha intenzione di tenere per sé l'oro. Sulla sua strada incontra, però, numerosi concorrenti: Krantz, un losco trafficante di armi, un sedicente principe russo, e una suora, che in realtà è un agente del servizio segreto degli Stati Uniti. Le circostanze inducono Alleluja ad allearsi con il russo e la suora per fronteggiare le iniziative di Krantz. Dopo un violento scontro con questi, Alleluja e il russo si spartiscono equamente i gioielli, mentre la suora, la cui missione consisteva nell'individuare e stroncare i canali del traffico di armi, riceve dal governo degli Stati Uniti un'importante decorazione. Tutti i colori del buio di Sergio Martino
Londra. Jane è perseguitata da incubi in cui rivive un suo violento trauma dell’infanzia. Reduce da un recente incidente automobilistico che le ha provocato un aborto, la donna è accudita dal compagno Richard ma non riesce a ritrovare un vero equilibrio. Su consiglio di sua sorella Barbara tenta la strada della psicoterapia, ma intanto uno sconosciuto dagli occhi di ghiaccio inizia a perseguitarla negli incubi e nella realtà. Dopo aver partecipato a una messa nera su consiglio di una vicina di casa, Jane si illude di aver risolto i propri problemi, ma presto incubi e ossessioni riprendono il sopravvento e a poco a poco per la donna diventa sempre più difficile distinguere realtà, sogno e delirio a occhi aperti… Lo chiamavano Tresette… giocava sempre con il morto di Giuliano Carnimeo
Tresette, fenomenale quanto pacifico pistolero, arriva a "Mela Bacata" dove viene a sapere che cercano un uomo coraggioso per trasportare un milione di dollari in oro attraverso una valle infestata dai banditi. Insieme al falso sceriffo Bamby, una sua vecchia conoscenza, accetta di trasportare lui l'oro a Dallas. Camuffando la diligenza come un carrozzone da venditore ambulante riesce sempre a sfuggire agli agguati dei banditi, anche se non sempre senza sporcarsi le mani... Torino violenta di Carlo Ausino
Delinquenti francesi e mafiosi nostrani irretiscono modelle e studentesse, le drogano, le violentano, poi, ricattandole con foto scottanti, le avviano alla prostituzione. Contro l'infame traffico combattono il commissario Moretti e un misterioso "giustiziere" notturno dalla pistola infallibile, le cui "esecuzioni" provocano una sanguinosa lotta tra il clan dei francesi e i mafiosi. In realtà, Moretti e il "giustiziere" sono la stessa persona. Quando si vedrà scoperto da un collega, il commissario tenterà di eliminare il pericoloso testimone, ma sarà lui, invece, ad essere colpito a morte.