sabato 1 giugno 2013

LA RAGIONE

"La ragione è l'utilizzazione di una grande documentazione generale con la creazione di nuove vie che prolungano la realtà al di là del presente, costruendo mentalmente dall'esperienza vissuta per conoscere il termine finale e modificare così l'azione presente per ottenere di modificare questo fine. Il sapere si divide nettamente in due parti: da una parte le conoscenze obiettive, suscettibili di dimostrazioni sensibili e che possano determinare una mutua comprensione degli umani davanti all'evidenza dei fatti; dall'altra le conoscenze soggettive, strettamente limitate al sapere individuale. Le divergenze provengono, invariabilmente, dal miscuglio o dalla sostituzione, più o meno cosciente, di una delle due conoscenze con l'altra. Quanti ragionano male o sono in malafede, operano questa sostituzione e, credendo o facendo finta di credere di essere sempre sul terreno obiettivo e impersonale, argomentano al contrario soddisfacendo abbondantemente la loro logica personale, fonte di dispute senza limiti. Le persone non possono avvicinarsi gli uni agli altri che quando si tratta di punti in comune che interessano a tutti, e la ragione non può esercitarsi che su questi punti". Questa citazione, tratta dall'Enciclopedia Anarchica, definisce benissimo il razionalismo scientifico comune a tutte le famiglie socialiste, nella loro cura di eliminare la metafisica della ragione, di cui la borghesia ha usato a suo vantaggio. 

giovedì 30 maggio 2013

L'egemonia del cemento armato

Le opere umane rispecchiano in larga misura, la cultura del tempo in cui sono realizzate.
Oggi ciò è oltremodo lampante pur limitandosi ad osservare, nello specifico, l'architettura e l'edilizia che ci circonda. che ci si ritrovi in pianura, in zone collinari o all'imbocco stesso di valli montane si è destinati ad imbattersi, sempre più spesso, in aree industriali-commerciali indistinguibili tanto si somigliano le une con le altre. Campagne, frutteti e pascoli vengono quotidianamente sostituiti da capannoni grigiastri prefabbricati che prendono forma nel giro di pochi giorni. Nel momento in cui l'area interessata viene circondata dall'onnipresente nastro arancione di plastica, le ruspe iniziano a circolare e cemento ferro e acciaio in poco tempo colonizzano un nuovo lembo di terra rendendolo improduttivo per i decenni a venire.
in tal modo, mentre le fabbriche delle metropoli, ormai dismesse ed inutilizzate da anni, si trasformano in club alla moda, il territorio extraurbano si popola di lugubri parallelepipedi in cemento armato in cui per lo più non si  produce nulla: si espone, si sostituisce e si commercializza. Al tempo stesso, le periferie di piccole e medie città, nonché di molti paesi, vengono inesorabilmente incatenate da condomini ed infrastrutture costruiti con gli stessi tempi e la stessa logica delle aree commerciali. Verosimilmente, vista la qualità dei materiali e della tecnica costruttiva, subiscono anche la medesima sorte, diventando fatiscenti nel giro di pochi anni.
Coloro che non sono completamente assuefatti dalle nocività delle metropoli sapranno cogliere un ulteriore denominatore comune nell'urbanistica e nell'architettura del nostro tempo. una sensazione sempre più diffusa e soffocante di invivibilità legata alla natura degli edifici e alla loro disposizione. Tra pochi anni, probabilmente, faremo fatica a distinguere un quartiere residenziale da una zona industriale. Annullato ogni possibile spazio destinato alla socialità, queste nuove aree sono concepite per vendere, consumare e spostarsi nelle poche direzioni obbligate, insomma sconfinati quartieri dormitorio.

lunedì 27 maggio 2013

QUESTO MONDO

Questo mondo è un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantità di energia fissa e bronzea, che non diventa né grande né più piccola, che non si consuma, ma solo si trasforma, che nella sua totalità è una grandezza invariabile, un'economia senza profitti né perdite, ma anche senza incremento, senza entrate, circondata dal nulla come dal suo limite; non svanisce né si sperpera, non è infinitamente esteso, ma inserito come un'energia determinata in uno spazio determinato, e non in uno spazio che in qualche punto sia vuoto, ma che è dappertutto pieno di forze, un gioco di forze, di onde di energia che è insieme uno e molteplice, di forze che qui si accumulano e là diminuiscono, un mare di forze che fluiscono e si agitano in se stesse, in eterna trasformazione, che scorrono in eterno a ritroso, un mondo che ritorna in anni incalcolabili, il perpetuo fluttuare delle sue forme, in evoluzione dalle più semplici alle più complesse; un mondo che da ciò che è più calmo, rigido, freddo, trapassa in ciò che è più ardente, selvaggio, contraddittorio, e poi dall'abbondanza torna di nuovo alla semplicità, dal gioco delle contraddizioni torna al gusto dell'armonia e afferma se stesso anche nell'eguaglianza delle sue vie e dei suoi anni, e benedice se stesso come ciò che deve eternamente tornare, come un divenire che non conosce né sazietà, né disgusto, né stanchezza. 

sabato 25 maggio 2013

La povertà nasce dall'abbondanza

Da una parte i ricchi se la spassano, si danno ai piaceri raffinati nei grandi ristoranti delle città, muoiono di indigestione; dall'altra i poveri soffrono la fame nelle campagne, o nei tuguri urbani e muoiono portati via dalla denutrizione o dalla carestia. In Armonia, l'abbondanza regnerà su tutto.
In Civiltà, si muore di fame pressante, in senso letterale, quando non c'è proprio nulla da mangiare; oppure di fame speculativa, in altre parole quando ci si intossica ingerendo prodotti adulterati, tossici, chimici, concepiti da commercianti disonesti per ottenere il maggior beneficio su un alimento, sul vino, spendendo il meno possibile; infine, di fame imminente, per via degli eccessi di lavoro o di fatica, all'origine di febbri, malattie, complicazioni o infermità. e tutto ciò a causa del "dispotismo del denaro". In Armonia, il più umile dei contadini mangerà quanto il suo appetito glielo permetterà.
Sotto il regno del denaro, della libera concorrenza scatenata, del libero mercato, la legge è La povertà nasce in Civiltà dalla stessa abbondanza. Fourier stabilisce una correlazione tra la ricchezza dei ricchi e la povertà dei poveri: la fortuna degli uni presuppone la povertà degli altri, l'abbondanza di denaro da una parte spiega la mancanza di denaro in un'altra. il liberale si rifiuta di esaminare la possibilità di una relazione di causalità tra questi due stati. Il socialista afferma invece l'esistenza di una relazione di causa-effetto. La capanna di terra dei contadini francesi, le loro lettiere di foglie marce infestate da insetti implicano i palazzi d'oro e di broccato, gli oggetti di lusso e i mobili raffinati dei borghesi fortunati arricchiti dalla Rivoluzione Francese. In Armonia, i più modesti operai alloggeranno in palazzi magnifici.   

mercoledì 22 maggio 2013

Surfisti sulla magia delle onde

"Alcuni indigeni si spassavano a nuotare con un legno piatto in mezzo a spaventevoli ondate. Con abilità e leggerezza con la parte anteriore di una consunta piroga, si spingevano in avanti, ad una notabile distanza di mare, vi si ponevano sopra e si facevano portare alla costa con incredibile rapidità, una scena di coraggio meraviglioso". Queste parole, scritte più di duecento anni fa dal Capitano James Cook, sono la prima testimonianza sulla gioiosa attività dei polinesiani, più tardi conosciuta come surf. Da bizzarria etnologica divenne dagli anni 30' in avanti, grazie alla caparbietà di un hawaiano messosi in testa di farla conoscere al mondo, Paoa Kahanamoku detto Duke, divenne un classico strumento della vita da spiaggia, al pari della paletta e del secchiello. Ma Duke ha speso la sua vita non per inventare un nuovo passatempo o un nuovo sport, quanto piuttosto per diffondere il verbo. Perché il surf è una vera e propria mistica. I suoi adepti, i cavalca-onde del Pacifico si sono da sempre sentiti partecipi di un culto magico. Ogni uscita in mare è vissuta come una purificazione, una preghiera, un'iniziazione. I loro discorsi non sono quelli idioti da sportivi ma vertono su argomenti esoterici. Stabilire una relazione con l'onda. Tracciare piste sul trasparente giardino del mare. Penetrare il livello di coscienza di ogni singola increspatura. Entrare in risonanza con la vibrazione del Pacifico. Cavalcare cresta come se fosse la tua mente. Non resister al flusso ma accompagnarlo. Come cavalieri alla ricerca del Santo Graal, i surfisti sono alla perenne ricerca dell'Onda Suprema. Pronti ad affrontare gli itinerari più devastanti per raggiungere i luoghi fatali per unirsi al magico schema disegnato dal ritmo delle onde. "Una scopata con Madre Natura che accorda il corpo e rafforza lo spirito". I surfisti sono tribù nomadi, semi-inselvatichite, tagliati fuori da tutto ciò che accade fuori dal loro mondo di acqua e sabbia, una confraternita stonata ed euforica coi capelli sbiancati dal salmastro. Si possono incontrare, ovunque la misteriosa tessitura delle correnti crei un giusto ritmo di onde, dove lo splendore dei raggi di sole infila le bolle della schiuma delle onde come perle in una collana, dal Brasile all'Indonesia, dall'Australia alla California. Tutti attendono l'avvento del tube l'onda che si richiude su se stessa, pronti a disegnarci sopra il loro canto. 

lunedì 20 maggio 2013

La governamentalità

Con governamentalità si intendono tre cose: 1) l'insieme costituito dalle istituzioni, procedure, analisi e riflessioni, calcoli e tattiche che permettono di esercitare questa forma molto specifica sebbene molto complessa di potere, che ha per bersaglio la popolazione, per forma principale di sapere l'economia politica, per strumenti tecnici essenziali i dispositivi di sicurezza. 2) La tendenza, che in tutto l'Occidente non ha smesso di condurre, e da molto tempo, verso la preminenza di questo tipo di potere, che si può chiamare il governo, su tutti gli altri: sovranità, disciplina ecc., il che ha condotto da una parte allo sviluppo di tutta una serie di apparati specifici di governo e dall'altra allo sviluppo di tutto un insieme di saperi. 3) Il processo o piuttosto il risultato del processo attraverso il quale lo Stato di giustizia del medioevo, diventato nel XV e XVI secolo Stato amministrativo, si è trovato a poco a poco governamentalizzato.
Lo Stato è oggi quello che è, proprio grazie a questa governamentalità, che è contemporaneamente interna ed esterna allo Stato, poiché sono le tattiche di governo che permettono di definire di volta in volta quel che compete allo Stato e quello che non gli compete, quel che è pubblico e quel che è privato, che è statale e che non lo è ecc.; dunque lo Stato nella sua sopravvivenza e nei suoi limiti, non può capirsi che a partire dalle tattiche generali di governamentalità.
Questo Stato di governo che poggia essenzialmente sulla popolazione e che si riferisce e utilizza la strumentazione del sapere economico, corrisponderebbe a una società controllata da dispositivi di sicurezza.
 

venerdì 17 maggio 2013

ZO D'AXA

Nato nel 1864, morto nel 1930. Fondatore di En-Dehors, rivista che come scrive Jean Maitron: "è talmente nichilista da andare perfino oltre l'anarchia, difendendone però le idee e gli uomini". Ecco la definizione del personaggio, data dallo stesso Zo d'Axa: "Colui che nessuno governa e che è guidato esclusivamente da una natura impulsiva, un passionale pieno di complessi, un fuorilegge, estraneo a ogni scuola, un isolato che cerca l'aldilà". Jean Maitron precisa inoltre: " L'En-Dehors di Zo d'Axa, ha totalizzato, per i primi sei mesi di pubblicazione del 1892, sette anni e quattro mesi di prigione, e 13.150 franchi di multa, ha come collaboratori: Emile Verhaeren, Saint-Pol Roux, Octave Mirbeau, Camille Mauclair, Victor Barrucand, Georges Lecomte, Lucien Descavers, Tristan Bernard, Paul Adam, Jean Ajalbert".Il vero nome di Zo d'Axa era Alphonse Galland de la PPèrouse, discendente del celebre navigatore. Sua nipote era l'attrice e cantante Bèatrice Arnac, figlia dello scrittore Marcel Arnac. Alla morte di Zo d'Axa, Emile Armand continuò a far uscire En-Dehors, fino al 1940, facendone uno degli organi dall'anarchismo individualista. 


"A leggere certi giornali in cui lavoravano i semi-assoldati della polizia e della stampa, si evidenzia che i sostegni della società temono, più della violenza, la semplice esposizione dei fatti" (Zo d'Axa).