Due primitive bambole Kachina degli indiani Hopi dell'Arizona. Si tratta di due esemplari di particolare valore che fanno parte della collezione del Museo dell'America Indiana di Nuova York. Dopo la vittoriosa conclusione della rivolta dei Pueblo e la cacciata degli spagnoli, riti e tradizioni antichi ripresero con rinnovato fervore e ogni forma di cattolicesimo fu messa al bando.
Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati, basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca.
lunedì 9 gennaio 2023
lunedì 2 gennaio 2023
LA BALLATA DI UN SOLDATO – Grigorij Cuchraj
Nei 15 anni intercorsi tra la fine della seconda guerra mondiale e l'uscita della Ballata di un soldato l'atteggiamento nei confronti della guerra era a poco a poco mutato nei paesi che erano stati coinvolti nel conflitto. Da una visione puramente eroica il cinema passò a prendere in esame gli aspetti avventurosi, sentimentali e umoristici o, più raramente, a considerare il lato etico della tragedia bellica. Nell'Unione Sovietica questa evoluzione venne artificiosamente rallentata da Stalin, il cui dogma 'qualità, non quantità' significava in pratica che solo le sceneggiature di suo gradimento potevano raggiungere gli schermi: quindi la guerra poté essere rappresentata (a parte alcune ottime eccezioni) solo come stolida ricostruzione di battaglie e di scontri militari. Nel 1953, anno della morte di Stalin, la produzione cinematografica si era ormai praticamente arenata. Il disgelo politico riportò in luce fermenti culturali rimasti lungamente repressi: vecchi registi con sceneggiature da lungo progettate e giovani diplomati della VGIK (la scuola di cinematografia moscovita) erano ansiosi di mettersi al lavoro. Il cinema sovietico fu percorso da una ventata d'aria fresca e dalla volontà di affrontare con un approccio più personale i film di tutti i generi, compresi quelli di guerra. Tra i cineasti di talento che si fecero strada in questo periodo c'era Grigorij Cuchraj, che aveva studiato alla VGIK con registi del calibro di Sergej Jutkevic e di Michail Romm. Il suo primo film, Il quarantunesimo (Sorok pervyj, 1956),vinse il premio speciale della giuria al festival internazionale di Cannes. Remake del famoso film muto di Jakov Protazanov, era imperniato sul dissidio interiore di una giovane partigiana che durante la guerra civile s'innamora di un soldato bianco. Due anni più tardi, Michail Kalatozov affascinò il mondo intero con Quando volano le cicogne (Letjat Zuravli, 1958). Restando nel contesto di un'accattivante storia d'amore in tempo di guerra, il regista si servì molto più audacemente che nel Quarantunesimo del tema dell'amore che si scontra con la guerra e spazzò via una quantità di vecchi tabù toccando episodi di vigliaccheria, di corruzione e di diserzione. Il film si aggiudicò molti premi internazionali e rappresentò una svolta nella cinematografia di guerra. Con La ballata di un soldato, il suo secondo film, il più elegiaco Cuchraj seguì la strada aperta in modo così brillante da Kalatozov. Realizzato nei teatri di posa di Mosca e in esterni a Vladimir, La ballata di un soldato si apre con una sequenza terrificante e tecnicamente brillante in cui Alesa, il giovane soldato che combatte in prima linea, viene inseguito dai carri armati. E l'unica scena di battaglia del film: da questo momento il soggetto sarà sviluppato in una serie di episodi collegati al viaggio di Alésa e avrà come tema gli effetti della guerra sulla vita degli individui. Alésa diventa un eroe più per caso che per intenzione. Giovane di campagna, di buoni sentimenti, egli chiede una licenza, al posto della medaglia che gli è offerta in premio, poiché vuole tornare al paese a salutare la madre e a riparare il tetto di casa. Durante il suo lungo e movimentato viaggio attraverso la Russia devastata dalla guerra, fra tragedie, infedeltà, lealtà, speranze, delusioni e amore, egli riesce a conservare una sorta d'ingenua innocenza, in ciò simile più ai personaggi delle leggende russe che a un vero soldato di una vera guerra. La gente che egli incontra sulle strade e sui treni è riccamente caratterizzata, e il film è pieno di minute e preziose osservazioni che illustrano come le debolezze e le preoccupazioni di ogni giorno vengono ingigantite dalla guerra. I vari episodi che concorrono a dar corpo alla storia sono ispirati alle esperienze dello stesso Grigorij Cuchraj (che combattendo con i paracadutisti era rimasto ferito ben cinque volte) e del suo cosceneggiatore Valentin Ezov, che aveva combattuto in Marina. Gli interpreti principali - a quell'epoca entrambi studenti - sono perfetti. Vladimir Ivagev, scelto tra più di settanta attori per la parte di Alèsa, studiava recitazione alla VGIK, mentre Sanna Prochorenko, che interpreta Sura, era allieva del Teatro dell'arte di Mosca. Il film è al tempo stesso comico e commovente, specialmente nelle scene delle accoglienze e dei commiati sulle banchine delle stazioni ferroviarie (caratteristica, questa, ricorrente nel cinema sovietico, e forse risalente alla 'Anna Karenina' di Tolstoj). I mutamenti d'atmosfera sono sottolineati dalla splendida fotografia di paesaggi mossi, affollati di autocarri e di treni stracarichi, e un'ulteriore vena di pathos nasce dalla consapevolezza che forse Alèsa non sopravvivrà alla guerra. La semplicità e la trasparenza della Ballata di un soldato conquistarono il pubblico sia in patria sia all'estero e il film fu uno degli ultimi e migliori esempi della tendenza al 'realismo romantico' della cinematografia di guerra sovietica degli Anni Cinquanta, annunciando quella più aspra e approfondita ricognizione del tema della guerra che si sarebbe sviluppata nel decennio seguente.
sabato 31 dicembre 2022
Banchetto di Erode
Filippo Lippi: un particolare del Banchetto di Erode affrescato nella Cappella Maggiore del Duomo di Prato. Delle figure a sinistra della Salomè danzante, aggiunte a secco, resta ben poco; è un altro esempio di come l'intonaco liscio, il migliore per la buona conservazione dell'affresco, fosse meno adatto di quello granuloso per farvi aderire i colori a secco.
domenica 25 dicembre 2022
CALNOGOR
Capitale di ATVATABAR. Cinquecento miglia all'interno. La si può raggiungere dalla città di KIORAM per mezzo di una ferrovia sacra, o con una nave aerea. Tutti gli edifici sono di un bel marmo bianco. Il palazzo del re e il corpo legislativo, chiamato Borodemy, si trovano tutt'e due a Calnogor, come anche il Pantheon o Bormidophia, il più grande edificio della città. Il palazzo di re Aldemegry Bhoolmakar è un alto edificio conico di venti piani, dove ogni piano è circondato da una fila di finestre decorate con pilastri. Colossali leoni d'oro stanno alle torri d'entrata, con gli artigli formati da corregge d'oro che corrono giù lungo le pareti e sono poi inchiodate alle pietre inferiori, dando l'impressione di tenere insieme l'intera struttura sottostante. L'architettura è una combinazione di stili indù, egizio, greco e gotico. Il palazzo è circondato da uno spazioso cortile chiuso come un chiostro. Una vasca d'acqua corre tutt'intorno alla corte, e le pareti sono decorate con leoni, elefanti, serpenti, aquile, struzzi meccanici chiamati bockhockids, giovani e fanciulle, tutti scolpiti nella pietra. Il Pantheon o Bormidophia è luogo di culto, e dimora di Lady Lyone, dea suprema di Atvatabar. Esso contiene l'oggetto più straordinario di tutta Atvatabar; il trono della dea, che consiste in un cono d'oro massiccio, avente press'a poco la forma di un cuore, alto circa cento piedi. Il trono è diviso in tre parti, corrispondenti alle varie caste di dèi e simbolizzanti la scienza, l'arte, la spiritualità. La sezione inferiore, o Pantheon scientifico, quaranta piedi d'altezza e settantadue di diametro, sormontata dai calchi in gesso dei corpi dei maggiori inventori di Atvatabar, è decorata con bassorilievi illustranti le loro invenzioni più significative. La sezione mediana è dedicata all'arte e ai suoi attributi. Ha un'altezza di ventiquattro piedi e un diametro di sessanta, ed è divisa in due sezioni: quella superiore rappresenta gli dèi della poesia, della pittura, della musica eccetera, e quella inferiore le qualità dell'anima sviluppate dall'arte, come l'immaginazione, l'emozione, la tenerezza. La parte finale, alta trentasei piedi, con un diametro di trenta piedi, contiene il vero e proprio seggio e altre tre divisioni: magia e astrologia; stregoneria, profezia e arti similari; teosofia, elettrobiologia e altre scienze. Lady Lyone è visibile seduta su un seggio di velluto verde aloe che gira lentamente su una base di supporto – una foresta di magnolie, querce, olmi e altri alberi simili; durante le ore di apertura la dea viene presentata a un vasto pubblico di turisti e di veri credenti. (William R. Bradshaw, The Goddess of Atvatabar, being the History of the Discovery of the Interior World and Conquest of Atvatabar, New York, 1892)
lunedì 19 dicembre 2022
I bastoni di preghiera
Nello svolgimento delle cerimonie religiose dei Pueblo - ma anche degli Apache e dei Navajo – grande importanza avevano i "bastoni di preghiera". Si trattava in pratica di frammenti piatti di legno, con una forma ben definita, ai quali venivano appese penne di uccelli. Tali frammenti, chiamati patios, erano in genere dipinti di verde o di blu, ed avevano la lunghezza di una mano con le dita allargate. I "bastoni di preghiera" venivano fabbricati con gande cura e tutte le parti scartate, come trucioli di legno, pezzetti di fibra e parti di penne, erano distrutte. I bastoni servivano a cercare di ottenere il favore degli esseri superiori. Nella foto vediamo gli Hopi, con i loro bastoni di preghiera, durante la rituale danza del flauto (foto del 1905).
lunedì 12 dicembre 2022
SABOTAGE – Alfred Hitchcock
In seguito a un attentato, Londra resta al buio. L'autore dell'atto di sabotaggio è Verloc, un individuo dall'aspetto apparentemente bonario, che dirige una piccola sala cinematografica, a copertura della sua attività segreta. Verloc vive con la giovane moglie, Sylvia, e il fratellino di questa. Un giovane detective, Ted, fingendosi un fruttivendolo, sorveglia il cinema e, nel frattempo, non manca di fare la corte alla moglie di Verloc. Ben presto Verloc si accorge di essere spiato. Ma il sabotatore riceve l'ordine di compiere un nuovo attentato: questa volta l'obiettivo consiste nel piazzare una bomba nella metropolitana. Verloc confeziona il pacco contenente l'ordigno a tempo, e consegna il tutto all'ignaro fratellino di Sylvia perché lo recapiti dall'altra parte della città. Nel percorso del lungo tragitto, il ragazzo si attarda: la bomba esplode su di un bus. Il ragazzo resta ucciso. La donna, che già sospettava di Verloc, conosciuta la verità, uccide, pugnalandolo, il marito. La polizia arriva sul luogo del delitto per arrestare il sabotatore, ma la provvidenziale esplosione del cinema, opera di altri sabotatori, cancella le tracce dell'assassinio. Sylvia può rifarsi una vita insieme a Ted.
Sabotaggio è una libera trasposizione de L'agente segreto di Joseph Conrad, questa pellicola appartiene al cosiddetto periodo inglese (1936-1939) quando il Maestro lavorava negli studi di Londra. La storia è molto ben congegnata, i personaggi sono ambigui e tenebrosi quanto basta per rendere l'atmosfera del film amara e imprevedibile. Sicuramente Oskar Homolka è l'attore che meglio si cala nel ruolo assegnatogli dal regista, interpretando un cattivo che si mimetizza fra la folla, fingendosi un cittadino qualunque, rispettabile e flemmatico, uno che potrebbe essere il tuo vicino di casa e di cui non sospetteresti mai niente di strano... per queste sue caratteristiche ogni suo gesto, anche il più insignificante, crea nell'animo dello spettatore, una tensione continua. Sebbene Hitchcock non fosse entusiasta di questo film, ne va riconosciuta l'importanza quantomeno sul piano dei limiti cinematografici che riesce a infrangere. Nello specifico, si parla di un cinismo nei confronti dei personaggi che raramente (o addirittura mai) si era visto fino a quel momento su pellicola: fra le altre cose in questa storia c'è un uomo che uccide un bambino facendolo saltare in aria, una moglie che accoltella un marito a sangue freddo e l'occultamento, nel finale, di un cadavere con conseguente rimozione della verità, con tanto di benestare della polizia. Insomma, il regista lo riteneva un disastro proprio per le ragioni che, in realtà, ne fanno un'opera in un certo modo rivoluzionaria e destabilizzante: da questo punto in avanti, per la drammatizzazione cinematografica si aprono nuove frontiere della crudeltà.
"La differenza tra "suspense" e "sorpresa" è molto semplice. (...) Noi stiamo parlando; c'è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutto ad un tratto... boom! Esplode la bomba. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva d'interesse. Ora veniamo alla suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa (...) sa che l'ordigno esploderà all'una e sa che è l'una meno un quarto (...); la stessa conversazione insignificante diventa tutta ad un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. (...) Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico 15 secondi di sorpresa... Nel secondo caso gli offriamo 15 minuti di suspense! Una scena di suspense, tuttavia, ha di solito un esito positivo per l'eroe: la bomba non esplode oppure lui si salva. Lo spettatore vive un'eccitante tensione nell'intima fiducia che tutto si concluderà bene: ed è proprio questo che non succede in Sabotaggio". (Alfred Hitchcock)
lunedì 5 dicembre 2022
LE FINESTRE - Costantinos Kavafis
In queste buie stanze dove passo
giornate soffocanti, io brancolo
in cerca di finestre. - Una se ne aprisse,
a mia consolazione - . Ma non ci sono finestre
o sarò io che non le so trovare.
Meglio così, forse. Può darsi
che la luce mi porti altro tormento.
E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.
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