mercoledì 21 ottobre 2020

SOSPESE - Pier Felice Castrale

Sospese – le nostalgie

come gocce d’acqua

distese malinconie invernali

quasi un rubare l’affetto

la mano abbandonata

in una stanza calda

fuori risse di venti e neve.

Tornare …

senza annegare nell’illusione 

d’un sogno lungo e rapido

treni per luoghi lontani

ritardi – e ancora attese

Tornare …

distrattamente la mano

lucida

il bracciolo della poltrona

Aspettare …

(Pier Felice Castrale 7 agosto 1955 – 14 dicembre 2010) è vissuto a Torino ed è stato poeta suo malgrado: “Non fu mai mia seria intenzione fare il poeta ma è successo, semplicemente perché questo è il modo più completo d’esprimersi”


lunedì 12 ottobre 2020

AQUALUNG - Jethro Tull

La mistura esplosiva di hard-rock, folk britannico, strumenti di tradizione classica e la tendenza a una peculiare deformazione ritmica della forma-canzone, fanno di "AQUALUNG" il disco musicalmente più vario ed equilibrato della produzione della band.
Aqualung inizia con un riff distorto, scandito da attimi di geniale silenzio, poi il brano prosegue sorretta dalla voce stentorea e nasale di Anderson, capace di notevoli cambi di registro, e magistrale nell'equilibrare la melodia della chitarra con glissando e improvvise ruvidezze, mentre dipinge lo squallido quadretto urbano, con Aqualung seduto da solo nel parco: "Sitting on a park bench, eyeing little girls with bad intent". Il repentino dimezzamento del tempo a metà canzone introduce la vena acustica del gruppo e aggiunge un effetto drammatico al tormentato e ancestrale rapporto fra uomo e religione, fra dubbio, menzogne e fede impastata alla condizione dei miserabili, degli emarginati striscianti nei bassifondi della società. 
Seduto su una panchina al parco
Adocchia le bambine con cattive intenzioni.
Il naso gli cola,
Si pulisce le dita unte sui suoi abiti sudici.
Si asciuga al sole freddo,
E nel frattempo continua a guardarle.
Si sente a disagio,
E sputa pezzi della sua sfortuna.
 
Freddi raggi di sole,
Un vecchio che vaga da solo.
Passa il tempo
Nell' unico modo che conosce.
Le gambe gli fanno male
Mentre si piega a raccogliere un mozzicone,
Poi va al cesso
E si riscalda i piedi.
 
Si sente solo,
L' esercito è in giro
Salvezza alla moda
E una tazza di tè
Aqualung amico mio
Non scostarti pieno di imbarazzo
Povero diavolo non vedi che sono solo io?
 
Ti ricordi ancora
La nebbia gelata di dicembre,
Quando il ghiaccio
Attaccato alla tua barba
È dolore lancinante?
E ti conquisti i tuoi ultimi respiri a fatica
Che suonano come quelli di un palombaro,
E i fiori sbocciano
Come la pazzia a primavera
 
Freddi raggi di sole,
Un vecchio che vaga da solo.
Passa il tempo
Nell' unico modo che conosce.
Le gambe gli fanno male
Mentre si piega a raccogliere un mozzicone,
Poi va al cesso
E si riscalda i piedi.
 
Si sente solo,
L' esercito è in giro
Salvezza alla moda
E una tazza di tè
Aqualung amico mio
Non scostarti pieno di imbarazzo
Povero diavolo non vedi che sono solo io?  
 
Aqualung amico mio
Non scostarti pieno di imbarazzo
Povero diavolo non vedi che sono solo io?
 
Seduto su una panchina al parco
Adocchia le bambine con cattive intenzioni.
Il naso gli cola,
Si pulisce le dita unte sui suoi abiti sudici.
Si asciuga al sole freddo,
E nel frattempo continua a guardarle.
Si sente a disagio,
E sputa pezzi della sua sfortuna
Fra le più  longeve e influenti  formazioni inglesi, i Jethro Tull iniziano a Blackpool nel 1967. Ian Anderson e Glen Cornick provengono dai John Evan's  Smash, mentre Mick Abrahams e Clive Bunker arrivano dai McGregor's Engine di Luton. Nel novembre del 1967, dopo una parentesi come Bag Of Blues, Anderson, Abrahams e Bunker, assieme al bassista Glen Cornick, formano i Jethro Tull. Quando il nome di un agronomo inglese del '600, Jethro Tull, appare alla ribalta, c'è chi si ingegna già a trovare marchi di fabbrica come rock-blues-folk per questa musica. Una varietà di tematiche che non può non affascinare: i riff blues della chitarra di Abrahams, venature antiche ad affiorare nei punti più impensati del tessuto sonoro, tutto costruito attorno ad uno strumento tradizionalmente «povero» e snobbato, il flauto; Il leader è un estimatore di Roland  Kirk. Anderson soffia, parla, sospira, grida nel suo tubo di metallo, vestito come uno straccione: la sua presenza magnetica sembra fare di lui, più che di ogni altro, il messia di una nuova era. Il loro primo album THIS WAS si fa già notare con brani come: Beggar's  Farm, Dharma For One, We Used To Know, giganteschi calderoni di idee sorprendenti; Nothing Is Easy, A Song For Jeffrey per graffiare in modo indelebile i meandri più nascosti della nostra rabbia ed emotività. I Jethro Tull sono già Ian Anderson, magico cesellatore di atmosfere. STAND UP, il secondo album, sembra già suggerire da solo una miriade di nuovi messaggi al blues: che in Inghilterra appare solo un modo di interpretare il pentagramma. E qui la rappresentazione assume toni inusitati, sempre meno piatti e scontati: illusioni forse troppo grandi che iniziano a prendere piede, ma la certezza che la strada può essere ricca di soddisfazioni. BENEFIT segna il punto più alto della parabola del gruppo: il suono che ti avvolge  completamente e definitivamente, in una curiosa dimensione di dolcezza e di intuizioni folgoranti; la voce di Ian, maestosa e sempre efficace, a guidarti per mano con semplicità e profondità. Musica che  nasconde le emozioni più colorate in ogni respiro, costruita con una sapienza ed incisività irripetibili.  Con AQUALUNG il gruppo si eleva definitivamente al rango di superstar.

sabato 3 ottobre 2020

POLL - Chris Kraus

Alla vigilia della prima guerra mondiale la quattordicenne Oda von Siering fa ritorno a casa, a Poll, sulla costa del Baltico, regione dove faticosamente convivono tedeschi, russi ed estoni, ai confini tra Germania e Impero Russo durante l’oscuro declino di un’epoca. Il padre di Oda, Ebbo (Edgar Selge), è uno scienziato morboso e inquietante che predilige misteriosi esperimenti sulla razza e controlla la famiglia in modo crudele, in particolare la zia Milla, aristocratica perduta tra musica e tradimenti. Curiosa e ribelle, Oda finisce per prendersi cura di un anarchico estone ferito, nascondendolo agli occhi di tutti. Ma quel che sembrava un romantico gioco infantile si trasforma presto in atto di sfida capace di innescare un’incontrollabile reazione a catena, l’alba di una rivoluzione che verrà.

POLL è vagamente basato sulle memorie della poetessa berlinese (1900-1988, una prozia del regista Chris Kraus), in cui descrive la sua visita d'infanzia nella provincia russa del Mar Baltico dell'Estonia, poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. La storia mutevole di questo paese è poco conosciuta oggi: i crociati tedeschi avevano conquistato gran parte degli Stati baltici nel Medioevo, ma alla fine caddero sotto l'egemonia dell'impero zarista. All'inizio del XX secolo, il governo russo esercitò crescenti pressioni sui tedeschi baltici, che furono privati dei loro privilegi, della loro cultura e del loro dominio sugli estoni soggiogati. Nel 1939 gli ultimi tedeschi baltici furono inglobati nel "Terzo Reich".                La ragazza si trova immersa in una regione di confine: un territorio dove russi, estoni e la vecchia aristocrazia tedesca convivono in un precario equilibrio, che proprio in quel fatidico 1914 sarebbe stato cancellato per sempre. Oda rappresenta l’anomalia, che come un teorema pasoliniano fa irruzione in questo equilibrio fragile e lo spazza via con la forza della sua umanità. Oda si scontrerà con il pre-nazismo scientifico rappresentato dal padre Ebbo Von Siering (un medico e scienziato), con l’immobilismo di una società che è restia al cambiamento (“niente cambia!” urla Ebbo) e infine incontrerà Schnaps, un ribelle anarchico ferito dall’esercito russo, accudendolo e forse innamorandosene. Imparerà a conoscerlo e con lui coltiverà la sua nascente passione per la poesia: straordinaria la sequenza di Oda che inscena un vero e proprio spettacolo teatrale per la sua famiglia, parlando semplicemente dei bacilli presenti in una goccia d’acqua: scienza e arte in lei convivono e si “illuminano” a vicenda.

Chris Kraus (Germania, 1963) ha ottenuto un notevole successo con il suo primo lungometraggio Scherbentanz (Shattered Glass, 2002), insignito di due riconoscimenti del Bayerischer Filmpreis. Il suo secondo lungometraggio Vier Minuten (Four Minutes, 2006) è stato uno dei film tedeschi di maggior successo degli ultimi anni e ha vinto più di 50 premi, in Germania e all’estero. Kraus è inoltre un rinomato regista teatrale (Premio Abbiati di Reggio Emilia per l’opera Fidelio). 


sabato 26 settembre 2020

Juliette Gréco

Settant'anni di musica, figura emblematica dell'esistenzialismo, una giovinezza marcata dall'impegno politico fin da quando giovanissima venne arrestata e picchiata dalla Gestapo nella Francia occupata dai nazisti, mentre insieme alla sorella Charlotte cercavano la madre deportata.

"Mi batterò fino alla fine per la felicità; contro il terrore, il terrorismo intellettuale, l’indifferenza e la perdita dell’unico tesoro che dobbiamo preservare ad ogni costo: la libertà. La libertà di stare al mondo come desideriamo, di pensare, di ridere, di dare, di scambiare e di amare senza vincoli tutto ciò e tutti coloro che amiamo. Cantare è la mia arma, il mio modo di difendere la libertà. Credo nell’importanza delle parole, nel loro potere. Scegliere un testo e cantarlo è un atto di responsabilità; scelgo di mettermi al servizio dei testi, di interpretarli, di cantarli per renderli più accessibili. Le parole sono autonome, io faccio del mio meglio per aiutarle a entrare nella vita vera. Un giorno, a Parigi, ho sentito Si tu t’imagines fischiettata da un operaio che lavora su un ponteggio. Mi sono venute le lacrime agli occhi. È stata la ricompensa più bella. La poesia era là, scesa in strada. Non era una prerogativa dei ricchi, dei colti, di quelli che hanno studiato. Ero riuscita a trasmettere un po’ di poesia e a renderla più vicina, accessibile a tutti. Non ho mai avuto timore di presentare idee forti, testi rivoluzionari, pungenti o provocatori, sensuali, maliziosi, erotici o persino sessuali. Ogni genere di censura mi disturba. Interpretando quelle opere, rivendico il diritto alla libera espressione. Il palcoscenico è una tribuna che mi viene concessa, e me ne servo. Ringrazio, ma me ne servo. Non sono innocente." (Juliette Gréco)




 

sabato 19 settembre 2020

Vi è un piacere nei boschi inesplorati- George Gordon Byron

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

e un’estasi nelle spiagge deserte,

vi è una compagnia che nessuno può turbare

presso il mare profondo,

e una musica nel suo ruggito;

non amo meno l’uomo ma di più la natura

dopo questi colloqui dove fuggo

da quel che sono o prima sono stato

per confondermi con l’universo e lì sentire

ciò che mai posso esprimere

né del tutto celare.

George Gordon Byron (1788-1824) fu il più influente tra i poeti romantici inglesi. La sua poesia, infatti, creò una moda, diffusasi rapidamente in tutta l'Europa, che fu considerata la quintessenza del romanticismo. Era una poesia che si proponeva di esprimere "il male del secolo", l'inquietudine, l'irrequietezza, la malinconia e lo spirito di ribellione contro qualsiasi ordine precostituito


sabato 12 settembre 2020

PRESENCE OF THE LORD - Blind Faith

Eric Clapton dopo lo scioglimento dei Cream, è nei Blind Faith con Steve Winwood che suona anche con Hendrix, unisce armoniosamente l’organo alla chitarra di Eric che, quando si libera ha un effetto esplosivo, come nello splendido assolo di questa Precence of The Lord. 
È un brano scritto interamente da Clapton, da cui emerge il suo cammino spirituale iniziato anche grazie al suo amico George Harrison.
Ho finalmente trovato un modo di vivere proprio come non ho mai potuto fare prima.
So che non ho molto da dare, ma posso aprire qualsiasi porta.
Tutti conoscono il segreto, tutti sanno il punteggio.
ho finalmente trovato un modo per vivere nel colore del Signore.

ho finalmente trovato un posto dove vivere, proprio come ho mai potuto prima.
E io so che non ho molto da dare, ma presto saprò aprire qualsiasi porta.
tutti conoscono il segreto, tutti sanno il punteggio.
ho finalmente trovato un posto dove vivere in presenza del Signore.
alla presenza del Signore

ho finalmente trovato un modo per vivere, proprio come ho mai potuto prima.
E so che non ho molto da dare, ma posso aprire qualsiasi porta.
tutti conoscono il segreto, ho detto tutti sanno il punteggio.
ho finalmente trovato un modo per vivere nel colore del Signore.
nel colore del Signore.
Un solo disco prodotto dal supergruppo che comprendeva Eric Clapton, Ginger Baker, Ric Grech e Steve Winwood,  Blind Faith (numero 1 sia in UK che in USA) fuse con successo il blues rock meravigliosamente pomposo dell’ex gruppo di Clapton e Baker, i Cream, e il rock più intimo dei Traffic di Winwood, in un ibrido che nei momenti migliori scintillava di luce purissima.
Super perché metteva insieme i cocci dei Cream (Eric Clapton chitarra, Ginger Baker batteria) con quelli dei Traffic (Steve Winwood voce, organo, piano elettrico e chitarra), completati con l'ottimo Rich Grech (basso e violino) dai Family. La figura centrale del progetto è comunque Winwood: sue tre composizioni su sei, con il resto diviso fra una cover di Buddy Holly, un numero firmato da Baker che è in sostanza un lungo assolo di batteria ed infine un unico contributo di Clapton.
La parabola di questa band fu brevissima, solo una manciata di mesi, a causa dei dissidi interni scaturiti dalle forti personalità dei componenti (d’altronde la vita dei supergruppi non è mai stata troppo longeva). I Blind Faith produssero un solo omonimo disco nell’agosto del 1969 che ebbe un successo straordinario ed è considerato come una delle migliori dischi rock di tutti i tempi. Basti pensare che il loro primo concerto fu tenuto il 7 giugno 1969 all’Hyde Park di Londra di fronte a 150.000 persone e che l’album vendette circa 500.000 copie in un mese arrivando al primo posto sia negli U.S.A che in Inghilterra!
La copertina originale del disco ritrae un’undicenne nuda (Mariora Goschen) con in mano un superjet di metallo, ma fu censurata in alcuni paesi, tra i quali l’Italia, per i suoi riferimenti ritenuti esplicitamente erotici. In realtà le intenzioni del grafico Bob Seidemann erano altre: il superjet rappresenterebbe, infatti, il frutto dell’albero della conoscenza, mentre la bambina quello dell’albero della vita.








venerdì 4 settembre 2020

ZUI AI (love for life) - Gu Changwei

 

In un piccolo villaggio cinese, un traffico illecito di sangue ha diffuso l’AIDS nella comunità. La famiglia Zhao è al centro della vicenda: Qi Quan, il figlio maggiore, è stato il primo a indurre i vicini a donare il sangue con la promessa di denaro veloce. Il nonno, disposto a tutto pur di rimediare al danno causato dalla sua famiglia, trasforma la scuola locale in una casa di cura per i malati. Fra i pazienti c’è il suo secondo figlio De Yi (Aaron Kwok), che affronta la morte imminente con rabbia e incoscienza. De Yi incontra la bellissima Qin Qin (Zhang Ziyi), moglie del cugino, recente vittima del virus. I due sono attratti l’uno dall’altra, condividendo l’amarezza e la paura del loro destino. Pur senza aspettative per il futuro, diventano amanti ma si accorgono presto di essere davvero innamorati l’uno dell’altra. Il sogno di vivere la loro relazione in modo legittimo e libero viene compromesso quando i compaesani li scoprono: con il tempo che scivola via, devono decidere se arrendersi o dare una possibilità alla felicità prima che sia troppo tardi.

Gu Changwei (Cina, 1957) ha studiato alla Beijing Film Academy e fa parte della rinomata “Quinta generazione” che ha rivoluzionato il cinema cinese. Ha cominciato la carriera come direttore della fotografia, collaborando con Chen Kaige e Zhang Yimou in film come Háizi Wáng (King of the Children), Hong gao Liang (Sorgo rosso), e il capolavoro del 1993 Ba Wang bie ji (Addio mia concubina). Nel 2005 ha diretto il suo primo film, Kong que (Peacock), che ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino. Nel 2007 ha realizzato Li Chun (And the Spring Comes) presentato al Festival Internazionale del Film di Roma.

Love For Life (in cinese Zui Ai, letteralmente "Il Più Amato") è un bel dramma che si ispira al libro Ding Shuang Meng, che a sua volta attinge appieno da un periodo piuttosto buio della storia della Cina, i primi anni del 1990. In questo periodo, nelle zone rurali nella provincia dell'Henan, la terribile piaga dell'AIDS si sparse grazie ad un traffico illecito di sangue, che uccise migliaia e migliaia di poveri contadini (nella seconda metà del 1990 il numero di infetti ammontava ad almeno 100.000). Il governo non si accorse subito del problema, e quando se ne accorse, preferì coprire il problema mantenendo un assoluto silenzio. Nonostante ciò, il film è stato approvato dalle autorità cinesi, famose per la loro severa censura, che colpisce moltissimi prodotti cinematografici del paese.

Gu Changwei, cresciuto alla scuola di Zang Yimou, porta sullo schermo un dramma romantico dal sapore orientale, ambientato all’inizio degli anni ’90 e pienamente calato in quell’atmosfera socio culturale della Cina di quegli anni. Il regista si fa scudo di due volti molto noti: Aaron Kwok è De Yi, e la bellissima Zang Ziyi è la splendida protagonista Qin Qin, elegante e vivace, è consapevole del suo imminente destino, ma che non rinuncia alla vita e all’amore. Il regista, utilizza uno stile apparentemente frontale sia quando posa lo sguardo all'interno delle dinamiche della micro-società creatasi nella scuola lazzaretto sia nel seguire il rapporto d'amore tra i due malati di AIDS con la dettagliata descrizione delle difficoltà affrontate dai due protagonisti per vedersi riconoscere la legittimità del loro legame. L'asciuttezza del cineasta lascia poi il passo a momenti di straziante disperazione con dettagli che male si amalgamano nell'incerta partitura di questo requiem in rosso (oltre ad essere il colore del sangue, dunque del virus e della morte, è anche quello degli agognati certificati di matrimonio) su un tema capitale della contemporaneità. Dopo aver deciso di continuare a vivere, De Yi e Qin Qin scelgono, nonostante tutto, una strana forma di momentanea felicità, un amore per la vita totale, mentre, da parte sua, il cattivo e affarista Qi Quan rimane immobile in una sgradevole e troppo schematica cecità morale