sabato 24 giugno 2017

Il federalismo Pluralista

Il federalismo pluralista si definisce da una parte come critica di tutte le dottrine stataliste, uniciste, assolutistiche, in quanto utopistiche e reazionarie, e dall’altra come metodo regolativo, più che costitutivo, dei rapporti socio-economici. Esso infatti deve garantire, con la sua dimensione aperta, l’eguale possibilità di espressione di ogni individuo o gruppo, in armonia con le proprio esigenze geografiche e le proprie tradizioni storiche. Il sistema federativo deve essere insomma il risultato degli equilibri da ricercarsi nel rapporto fra gruppi e individui, fra unità e molteplicità, fra società globale e raggruppamenti particolari, fra coesione e libertà. Tuttavia ciò che costituisce l’essenza è il carattere del contratto federativo, è che in un tale sistema i contraenti si riservino più diritto, autorità e proprietà di quanto non ne abbandonino. Il federalismo libertario riassume per intero la rivoluzione politica ed economica perché il principio federativo è l’applicazione sulla più alta scala dei principi di mutualità, di divisione del lavoro, di solidarietà economica. Per sorreggere questo disegno fondamentalmente libertario ed egualitario, Proudhon ha concepito il mutualismo economico, il solo in grado di rendere operante tale impianto strutturale. Il mutualismo in senso economico è un socialismo pluralista decentralizzato, fondato sull’autogestione dei produttori della proprietà federalizzata degli strumenti di produzione.    

domenica 11 giugno 2017

Municipalismo o Comunitarismo

Il municipalismo libertario non esclude il potere, un potere concreto, non semplicemente quella forma alla moda di "potere di autocontrollo", che sovente altro non è che uno stato di esaltazione emotiva . Si tratta di una ripresa e un'estensione della tesi aristotelica secondo la quale gli essere umani sono costituiti per vivere come "animali politici". Il municipalismo libertario è una comunità strutturata, che possiede una sua costituzione e una sua legislazione, fondate su basi razionali e democratiche.. Sono il municipio e la confederazione di municipi che, affronta problemi e questioni con il dialogo, non solo è in grado di sostituire lo Stato, ma anche di svolgere le funzioni socialmente necessarie di cui lo Stato si è appropriato a spese del potere degli individui.
Il municipalismo libertario è  quindi decisamente un'espressione politica antistatale che vuole la democrazia, il rapporto diretto, faccia a faccia, il dialogo, il confronto. è soprattutto attento alle questioni fondamentali del potere.
Con il termine comunitarismo si intendono quei movimenti e quelle ideologie che aspirano a trasformare la società creando cosiddette alternative nel campo economico e dell'esistenza personale, come le cooperative alimentari, le scuole, le tipografie, i centri comunitari, le aziende agricole di quartiere, gli squat e così via. Col termine comunitarismo si intende una forma di produzione e di scambio che risulta attraente non solo perché richiama un senso d'amicizia e di collettivo, ma anche perché è sotto il "controllo operaio".
Il comunitarismo non cerca di creare un centro di potere che serva ad abbattere un giorno il capitalismo, ma cerca di mettersi in concorrenza, di svalutarlo, di sopravvivergli, di fungere da barriera morale all'avidità e alla malvagità dell'economia borghese.

martedì 6 giugno 2017

LA STRADA di Federico Fellini

Gelsomina, ragazza povera, viene affidata dalla madre a uno zingaro, il brutale Zampanò. Fra i due ogni comunicazione è impossibile,  e Gelsomina ne soffre e vorrebbe andarsene, ma il Matto, un funambolo, la convince che tutti gli uomini servono a qualcosa. Un giorno Zampanò uccide il Matto e Gelsomina impazzisce. Zampanò allora la abbandona. Qualche anno più tardi viene a sapere, quasi per caso, che è morta; su una spiaggia deserta, guarda verso il cielo e piange.

Secondo me, LA STRADA intende realizzare l'esperienza che molto giustamente un filosofo, Emmanuel Monnier, ha detto essere la più importante e originaria per aprire a qualsiasi prospettiva sociale: L'esperienza comunitaria fra un uomo e un altro. Il nostro male, di noi uomini moderni, è la solitudine. C'è invece, a mio avviso, tra persona e persona, il modo di rompere questa solitudine, di far passare come "messaggio" tra l'una e l'altra. Ma il film ha anche delle aspirazioni semplicemente umane e affettive. Si domanda che funzione possa esercitare la donna in un rapporto tra le "persone" e che importanza abbia l'affettività femminile (diciamo pure la poesia della donna) nel richiamo comunitario alla spiritualità e all'amore.
(Federico Fellini, in "Il Contemporaneo"n.15, 9 aprile 1955)

La continuità tra il Fellini disegnatore-umorista e il Fellini cineasta è data dal personaggio di Giulietta Masina e da tutta la speciale "zona Masina" della sua opera, cioè da una poeticità rarefatta che ingloba la schematizzazione figurativa delle vignette umoristiche, e si estende - attraverso le piazze paesane della Strada - al mondo del circo, alla malinconia dei clown, uno dei motivi più insistiti della tastiera felliniana, e più legati a un gusto stilistico retrodatato, cioè corrispondente a una visualizzazione infantile, disincantata, pre-cinematografica d'un modo "altro".
(Italo Calvino, in Federico Fellini, "Quattro film", Einaudi, Torino 1974)


martedì 30 maggio 2017

TAM-TAM,TAM-TAM-TU di Martial Sinda

Silenzio.
Sempre silenzio.
Non parliamo più.
Non danziamo più.
Non gridiamo più.
Perché non siamo liberi.
Perché non siamo piu' liberi in casa nostra.
O Africa d'un tempo!

O Africa domata!
O Africa, Africa nostra.
Tam-Tam,Tam-Tam-Tu
senza sosta, per sempre.

Africa, paese delle tristezze!
Africa,paese senza danze, senza canzoni!
Africa,paese di pianti e lamenti...

Tam-Tam, Tam-Tam-Tu
Senza sosta,
suonati per sempre ,
per rianimare tutta l'Africa,
Per risvegliare quest'Africa addormentata,
fino alla creazione d'un'Africa Nuova,
ma sempre Nera.

lunedì 22 maggio 2017

Le strutture statali creano oppressione

Le strutture statali creano oppressione, sono contrarie alla natura dell'uomo che non può fare a meno di vivere insieme agli altri suoi simili, essendo un essere sociale. Bakunin mira alla costituzione del comune popolare, in cui ogni cittadino sia libero di esprimere se stesso e le proprie qualità, contribuendo al libero progresso della collettività.
Sono questi i principi che l'anarchico russo ha sottolineato nel 1866 a Ginevra, in occasione del Congresso Internazionale dei lavoratori: "Distruggere l'influenza di ogni dispotismo in Europa, mediante l'applicazione del diritto di ogni popolo, grande o piccolo, debole o potente, civile o non civile, di disporre di se stesso e di organizzare spontaneamente, dal basso in alto attraverso la via di una completa libertà, al di fuori d'ogni influenza e d'ogni pretesa politica o diplomatica, indipendentemente da ogni forma di stato, imposta dall'alto in basso, da un'autorità qualunque, sia collettiva, sia individuale, sia indigena, sia straniera, e non accettando per basi e per leggi che i principi della democrazia socialista, della giustizia e solidarietà internazionale". Quindi abolizione dello Stato e di ogni forma di autorità, critica al socialismo di Stato, ripensamento del processo di industrializzazione e valorizzazione delle forze sociali da sempre emarginate, liberazione dell'uomo. La polizia, le carceri, l'esercito, la magistratura sono i nemici dell'individuo poiché è attraverso essi che la borghesia capitalista si impone sul proletariato.
Lo Stato, scrive Bakunin, è "sinonimo di costrizione, di dominazione attraverso la forza, camuffata se possibile, ma, al bisogno, brutale e nuda.”

lunedì 15 maggio 2017

L'OROLOGIO

Nell’esatto momento in cui la rivoluzione industriale ha richiesto una maggiore sincronizzazione del lavoro, nasce l’esigenza dell’orologio. Il piccolo congegno che regola i nuovi ritmi della vita industriale rappresenta allo stesso tempo uno dei bisogni più urgenti tra quelli indotti dal capitalismo per stimolare il proprio progresso.
Così scopriamo, il senso del tempo nel suo condizionamento tecnologico e con il calcolo del tempo, il mezzo di sfruttamento del lavoro. Con la divisione del lavoro, la sorveglianza della manodopera, le multe, le campane e gli orologi, gli incentivi in denaro, le prediche e l’istruzione, la soppressione delle feste e degli svaghi, vengono plasmate le nuove abitudini di lavoro e viene imposta la nuova disciplina del tempo. E allorché viene imposta la nuova “disciplina del tempo”, gli operai iniziano a combattere non contro il tempo, ma intorno ad esso. La prima generazione di operai di fabbrica viene istruita dai padroni sul valore del tempo; la seconda generazione forma le commissioni per la riduzione d’orario nell’ambito del movimento delle dieci ore; la terza generazione sciopera per lo straordinario come tempo retribuito in modo maggiorato del 50 per cento. Gli operai hanno accettato le categorie dei propri padroni e hanno imparato a lottare all’interno di esse. Hanno appreso la lezione: “il tempo è denaro”.

sabato 6 maggio 2017

La sortie des usines Lumiere

"L'uscita delle officine dello stabilimento Lumière a Montplasir. Uomini, donne, ragazzi si affrettano per andare a pranzo, chi a piedi, chi in bicicletta. Scomparsi gli operai, anche i padroni escono in carrozza per andare a mangiare. E' la vita intensa colta sul fatto. La proiezione ha avuto del resto l'onore di un bis." 
(Resoconto della presentazione del film al congresso di fotografia di Lione: 10 giugno 1895)

I soggetti che ho scelto per i miei film provano che volevo soltanto riprodurre la vita.
(Louis Lumière, citato in Sadoul, Storia Generale del Cinema, Einaudi, Torino 1967)

Louis Lumière ebbe la geniale intuizione di filmare e proiettare come spettacolo ciò che spettacolo non è: la vita prosaica, i passanti che pensano ai loro fatti. Ciò che attirò le prime folle non fu un'uscita dalla fabbrica, un treno che entra in stazione (sarebbe stato sufficiente andare alla stazione o alla fabbrica) ma una immagine del treno, una immagine dell'uscita dalla fabbrica. Non era per il reale, ma per l'immagine del reale che si faceva ressa alle porte del Salon Indien.
(Edgar Morin, in "Il cinema o dell'immaginario", Silva, Milano 1962)

Se il cinema nasce dalla fotografia, potremo riscontrare anche in esso tendenze realistiche e tendenze creative. Non fu certo un puro caso se le due tendenze si manifestarono una accanto all'altra immediatamente dopo la nascita del mezzo. Nel tentativo di abbracciare sin dall'inizio l'intera gamma delle esperienze cinematografiche, ogni tendenza fece di tutto per esaurire le proprie possibilità. I capiscuola furono Lumière, rigorosamente realista, e Méliès, che dava libero corso alla sua fantasia.
(Siegfried Kracauer, "Film: ritorno alla realtà fisica", Il Saggiatore, Milano 1963)