I raccoglitori-cacciatori sono i bambini della terra. La percorrono raccogliendo ovunque ciò che essa offre. non sono dei conquistatori che la mettono a sacco e soccombono nei deserti propagati dalla loro rapacità. Nessun maestro, nessun prete o guerriero si leva tra loro per appropriarsi dei beni raccolti.
Dalla manna terrestre deriva una soddisfazione immediata in cibo, abbigliamento, abitazioni, capacità tecniche; una soddisfazione che non passa nè per il denaro, nè per lo scambio, nè per la tirannia di un capo, ma la cui presenza inalterata determina analogicamente uno stile di relazione comunitaria, una maniera di essere, un linguaggio al contempo razionale ed emozionale, un insieme di segni scolpiti ed impressi che solo la mania di attribuire abusivamente agli dei ciò che appartiene agli uomini ha potuto qualificare come religioni.
Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati, basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca.
venerdì 12 aprile 2013
mercoledì 10 aprile 2013
FUTURISMI
Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
martedì 9 aprile 2013
Il proletariato come soggetto e come rappresentazione
La rivolta dei giovani contro il modo di vivere loro imposto è in realtà soltanto il segno precursore di una sovversione più vasta che ingloberà l'insieme di coloro che sperimentano sempre maggiormente l'impossibilità di vivere, il preludio alla prossima epoca rivoluzionaria.
domenica 7 aprile 2013
I BEAT
Negli stati uniti degli anni Cinquanta, nei giorni più gloriosi della Guerra fredda televisiva, apparve un gruppo di individui liberi che crearono meme controculturali altamente comunicabili, destinati a cambiare la storia. I beat rappresentarono la visione statica e la libertà personale che si ribellavano a ogni sistema burocratico dalla mentalità chiusa. si vedevano come cittadini del mondo; si incontravano con poeti russi per denunciare la Guerra fredda, praticavano lo Yoga orientale, sperimentavano come da secoli fanno gli artisti: cibi, droghe e pratiche sessuali atti a favorire l'apertura mentale. più importante di tutto, con le loro menti che si rivolgevano come antenne paraboliche da satellite verso altre culture, avevano il senso storico di ciò che facevano. si vedevano come eredi di quella lunga tradizione di individualismo intelettuale e artistico che trascende le barriere nazionali.
Ciò che ha dato ai beat un'efficacia maggiore di quella di qualsiasi altro gruppo di dissidenti artisti della storia umana è stato il tempismo. la tecnologia elettronica consentiva ai loro meme bohémien, alle loro immagini e suoni di radiotelediffondersi quasi alla velocità della luce in tutto il mondo. Così come le fabbriche di sapone usavano radio e TV per vendere i propri prodotti, così i beat usavano i media elettronici per far pubblicità alle proprie idee. La cultura hippie degli anni Sessanta e gli attuali movimenti libertari dell'Europa Occidentale hanno un debito nei confronti dei dissidenti libertari della controcultura degli anni Cinquanta.
Ciò che ha dato ai beat un'efficacia maggiore di quella di qualsiasi altro gruppo di dissidenti artisti della storia umana è stato il tempismo. la tecnologia elettronica consentiva ai loro meme bohémien, alle loro immagini e suoni di radiotelediffondersi quasi alla velocità della luce in tutto il mondo. Così come le fabbriche di sapone usavano radio e TV per vendere i propri prodotti, così i beat usavano i media elettronici per far pubblicità alle proprie idee. La cultura hippie degli anni Sessanta e gli attuali movimenti libertari dell'Europa Occidentale hanno un debito nei confronti dei dissidenti libertari della controcultura degli anni Cinquanta.
venerdì 5 aprile 2013
IL DESIDERIO NELL'ARTE
Sta per nascere una nuova libertà, una libertà che permetterà alle persone di soddisfare i loro desideri creativi. Come risultato di questo processo, la professione dell’artista cesserà di occupare una posizione di privilegio; è per questo che alcuni artisti contemporanei vi si oppongono. Nella fase di transizione, la creazione artistica si ritrova in guerra con la cultura esistente, e contemporaneamente annuncia una cultura a venire. Con questa dualità, l’arte assume un ruolo rivoluzionario nella società.
Parlare del desiderio significa parlare dell’ignoto, del desiderio di libertà. la libertà della nostra vita sociale, che noi assumiamo come nostro principale impegno, aprirà le porte di un nuovo mondo. È impossibile conoscere un desiderio senza soddisfarlo, e la soddisfazione del desiderio è la rivoluzione. La cultura odierna, essendo individualistica, ha sostituito la creazione con la “produzione artistica”, ed ha prodotto soltanto segni di una tragica impotenza. Creare è sempre scoprire ciò che non si conosce. È il nostro desiderio è fare la rivoluzione.
mercoledì 3 aprile 2013
Città della sovversione
e tutta la gente restò fredda.
Nel frattempo dall'altra parte nella città della sovversione qualcuno scrive sul muro "fotti il governo" eroe della pittura spray, qualcuno vuole abbattere lo stato, crocifiggere i dogmi religiosi, le carneficine rituali, nessuno mentiva gli standards viventi erano morali che morivano; uno stato controllava il suicidio di massa.
La razza morente della città della sovversione strisciava nell'underground, la polizia di stato semplicemente li lasciava lì, chiudeva i buchi e li asfissiava laggiù, dieci anni dopo loro emergevano menti mutate così piene di odio cercavano ancora di cambiare il sistema; questa volta tutto intorno era troppo tardi.
Non era stato lasciato un sistema da cambiare, la gente occupò tutta la terra i sovversivi diventarono i politici e finalmente ebbero la parte più in alto.
Nel frattempo dall'altra parte nella città della sovversione qualcuno scrive sul muro "fotti il governo" eroe della pittura spray, ma nella città da sovvertire. il suo ruolo sovverte.
martedì 2 aprile 2013
IL CENTRO
Il centro è un principio organizzatore della realtà che nell’ambito sociale presiede alla dimensione gerarchica. Il centro è dunque la sintesi del dominio e come ogni dominio si nutre nell’ambito che sovrasta. In questo senso il centro non è totalmente estraneo alla periferia. Ed è così che la lotta contro il centro produce due effetti perversi. Crea un altro centro e si pone come elemento di contestazione, ciò di cui il dominio ha bisogno per perfezionarsi.
Il dogma del centro non è appannaggio soltanto del pensiero statale e gerarchico, ma permea anche molti movimenti di emancipazione. La centralità operaia è una variante di questo dogma. Parallelamente la critica del centro non è, di per sé, apologia del disordine.
Il mito del centro, della sua imparzialità, della sua equidistanza, sta crollando sotto i colpi della sovversione matematica. E le vie dell’ordine stanno cedendo il posto a quelle del caos. Si aprono nuovi impensabili spazi. Autodeterminazione e anarchia ridisegnano la politica finora definita dalla centralità statale.
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